DEFLAGRA “IL CASO CONVENTO” A CHIARAVALLE CENTRALE, L’OPPOSIZIONE DURA: «PROPAGANDA SPICCIOLA DI DONATO. LA MISURA È COLMA»
Riesplode lo scontro politico sul progetto “Polo culturale”. I consiglieri comunali di minoranza Vito Maida, Claudio Foti e Giuseple Rauti esprimono “sdegno e profonda preoccupazione per l’ennesimo, grave uso promozionale dei social da parte del sindaco”
di REDAZIONE
– CHIARAVALLE CENTRALE (CZ) – 2 DICEMBRE 2025 – A far deflagrare il caso a Chiaravalle, questa volta, non è un atto amministrativo, un progetto culturale o un nuovo servizio alla comunità, bensì un post social del sindaco Domenico Donato, accompagnato da foto di bambini impegnati in un laboratorio ludico.
Un’iniziativa lodevole in sé, organizzata da associazioni e non dal Comune, ma trasformata dal primo cittadino nel simbolo della “rinascita culturale” del Convento. Un salto narrativo che la minoranza definisce “surreale”: “Dal Polo culturale finanziato con 400 mila euro di fondi FSC, pensato per la digitalizzazione dei manoscritti, le reti bibliotecarie e l’attivazione di un Centro documentale, si è finiti con il sindaco che parla a vanvera di voci, entusiasmo e partecipazione”.
Ed è proprio questo cortocircuito — tra ciò che il progetto prevede e ciò che il sindaco racconta — a scatenare la reazione durissima dei consiglieri di minoranza.
I consiglieri comunali di minoranza Vito Maida, Claudio Foti e Giuseple Rauti esprimono “sdegno e profonda preoccupazione per l’ennesimo, grave uso propagandistico dei social da parte del sindaco di Chiaravalle Centrale, che, attraverso un post autocelebrativo sul Convento dei Cappuccini, continua ad offendere l’intelligenza dei cittadini, a svilire il ruolo delle istituzioni e a stravolgere il senso di un progetto finanziato con fondi pubblici vincolati”.
Nel suo messaggio il sindaco descrive un Convento “pulsante di cultura e comunità”, arrivando ad accusare di “rancore”, “rivalità politica” e “ricerca di scoop personale” chiunque osi sollevare dubbi e chiedere verità e trasparenza. “Parole gravissime – per l’opposizione – che non colpiscono solo la minoranza consiliare, ma il diritto di ogni cittadino a porre domande legittime sull’utilizzo delle risorse pubbliche e sul rispetto delle finalità per cui queste sono state assegnate.
È bene ricordare – e il sindaco finge scientemente di dimenticarlo – che il progetto del Polo culturale all’interno del Convento dei Padri Cappuccini è stato finanziato con risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC), uno strumento nazionale destinato a ridurre gli squilibri economici e sociali e a sostenere interventi strategici, materiali e immateriali, con finalità precise e vincolate”.
Non si tratta, quindi, di una struttura “di proprietà politica del sindaco, da usare a proprio piacimento per eventi spot, fotografie ad effetto o attività estemporanee, ma di un bene pubblico che deve rispondere ad un progetto definito, approvato e finanziato con risorse che provengono dalla collettività”.
La minoranza consiliare denuncia da tempo “la mancata attivazione reale del Polo culturale, la non apertura strutturata al pubblico, la totale assenza di una programmazione museale e bibliotecaria coerente con la scheda progetto trasmessa alla Regione Calabria ai fini del finanziamento FSC. Nella migliore delle ipotesi, si è assistito a un uso saltuario, disorganico, privo di visione complessiva: qualche presentazione di libro, qualche iniziativa occasionale, qualche foto di bambini che giocano negli spazi, trasformata poi in propaganda social. Tutto questo non è attivare un Polo culturale. È, al contrario, il modo più superficiale e pericoloso di gestire un investimento pubblico”.
“Ricordiamo – continuano – che, secondo un consolidato orientamento della Corte dei Conti, un’opera pubblica realizzata con fondi vincolati e poi non adeguatamente attivata, gestita e valorizzata può integrare una situazione di potenziale danno erariale: perché si traduce in uno spreco di risorse pubbliche; perché vanifica le finalità per cui il finanziamento è stato concesso; perché espone l’Ente al rischio concreto di revoca del contributo e alla possibile restituzione delle somme erogate. Lasciare di fatto non attivato e non pienamente fruibile un Polo culturale realizzato con fondi FSC assegnati per uno specifico obiettivo significa tradire la strategia regionale, disattendere gli impegni assunti, esporre il Comune a una gravissima situazione di rischio finanziario e contabile”.
Di fronte a questo quadro, la minoranza ritiene “gravissimo che il sindaco scelga di rispondere non con atti, dati e programmazione, ma con post autocelebrativi, insinuazioni personali e accuse di polemiche strumentali. Un atteggiamento istituzionalmente inaccettabile, che tenta maldestramente di confondere le idee, capovolgere i ruoli e presentare come nemici del Convento proprio coloro che chiedono rispetto del progetto, dei fondi e della legalità. È altrettanto sconcertante il silenzio delle altre istituzioni che, ad oggi, non sono ancora intervenute con la necessaria fermezza”.
Per queste ragioni la minoranza annuncia che “rimetterà alla Guardia di Finanza e alla Procura regionale della Corte dei Conti ogni documentazione utile, affinché siano effettuate tutte le verifiche del caso sull’utilizzo della struttura, sulla coerenza con il progetto finanziato, sulle eventuali responsabilità amministrative e contabili”.
“Non accettiamo – scrivono i consiglieri – che un’opera finanziata con risorse pubbliche, pensata come motore di sviluppo culturale e turistico, venga ridotta a palcoscenico per la propaganda social del sindaco Donato”.
E ancora: “Per noi la risposta più bella non sono le foto su Facebook, ma l’apertura reale del Polo culturale, una programmazione trasparente, la valorizzazione degli spazi museali e la certezza che ogni euro pubblico sia stato speso correttamente”.
La conclusione è netta: “La misura è colma. Se necessario, chi confonde il bene comune con la propria vetrina personale deve fare un passo indietro”.
Alla luce di questo durissimo comunicato, l’immagine condivisa dal sindaco appare ancora più simbolica: “Mentre la struttura attende un piano di gestione, atti ufficiali, amministrazione competente e attivazione conforme al progetto FSC, la narrazione politica si regge su un laboratorio organizzato da associazioni private”.
Un paradosso che la minoranza sintetizza così, con amara ironia: Altro che Polo culturale: con 400 mila euro si doveva costruire cultura, e invece adesso si costruiscono solo le favole di Donato”.

















