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DA SOVERATO A LEPANTO: L’ARCHITETTURA DIPLOMATICA DELLA CHIESA CHE, CON SANGUE CALABRESE, ISPIRÒ LA VITTORIA


La riapertura della chiesa del Rosario si trasforma in un epico viaggio nel 1571, svelando l’astuzia del cardinale Sirleto e l’eloquenza di frate Arturo

di REDAZIONE 

 –  SOVERATO (CZ) – 9 OTTOBRE 2025 – La comunità di Soverato si prepara a vivere un momento di notevole pathos emotivo e profonda fede. Sabato prossimo, alle ore 19, avrà luogo la solenne cerimonia che riconsegnerà alla comunità la restaurata chiesa del Rosario.  L’attesa riapertura sarà arricchita da un evento culturale di eccezionale interesse: la lettura teatrale intitolata “La vittoria del Rosario”, curata dal Professor Ulderico Nisticò. La performance non è una semplice rievocazione, ma un’analisi acuta e fedele della realtà storica, sebbene interpretata con taglio poetico, che eleva la cerimonia oltre il mero atto di culto.

Intrighi e strategie: la vittoria nascosta dietro la diplomazia

Il cuore della lettura teatrale è l’analisi dell’acume politico che condusse alla celebre Battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571. Il lavoro del Prof. Nisticò evidenzia in particolare la grande accortezza diplomatica della Chiesa e del Papa (San Pio V, il Ghisleri).

Cruciali furono le figure calabresi. L’azione del Pontefice fu sostenuta dalla straordinaria cultura e dall’abilità strategica del Cardinale Guglielmo Sirleto, nativo di Guardavalle, e dalla capacità oratoria del frate Lattanzio Arturo da Cropani, appartenente all’Ordine dei Francescani Osservanti. Furono questi uomini a muoversi con destrezza tra i sottili contrasti all’interno della stessa Lega Santa, in particolare tra gli interessi divergenti di Venezia e le ambizioni di Filippo II di Spagna.

Il Trionfo del Rosario: Da auxilium christianorum a Madonna della vittoria

Le complesse operazioni diplomatiche condussero infine a far prevalere la volontà del Ghisleri, unificando la coalizione. La flotta italospagnola poté così attaccare e debellare quella ottomana a Lepanto, segnando una svolta epocale per l’Europa.

Il testo teatrale si conclude con l’atto di fede del Papa: in onore dello storico successo, il Pontefice consacrò la Madonna con il titolo di Auxilium Christianorum—carissimo in seguito a don Bosco e alla comunità salesiana—e, subito dopo la battaglia, quello di Madonna della Vittoria. Tuttavia, Ghisleri, in quanto domenicano, preferì infine il titolo di Madonna del Rosario, un appellativo che si è diffuso profondamente nella religiosità popolare e che ancora oggi anima attive confraternite, e che dà il nome proprio alla chiesa che Soverato si appresta a riabbracciare.

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