DA ASSISI IN SPAGNA, IL NOME DI FABRIZIO ATTRAVERSA L’EUROPA: VENT’ANNI DOPO LA SCOMPARSA, LA BATTAGLIA DI UNA MADRE DIVENTA RETE INTERNAZIONALE
A Córdoba l’unica associazione italiana invitata all’incontro europeo sulle persone scomparse: la testimonianza di mamma Caterina Migliazza, originaria di Girifalco, ma da una vita in Piemonte
di REDAZIONE
– PRESERRE (CZ) – 6 MARZO 2026 – C’è un nome che da oltre vent’anni continua a essere pronunciato ad alta voce. È quello di Fabrizio Catalano, scomparso a 19 anni il 21 luglio 2005 ad Assisi, dove si trovava per partecipare a un corso di musicoterapia. Da allora di lui non esistono più notizie certe.
Quel nome oggi attraversa i confini italiani e arriva fino alla Spagna. L’Associazione Cercando Fabrizio e… partecipa infatti a Córdoba all’incontro nazionale “En su nombre. Creación compartida para afrontar la ausencia”, promosso dalla Fundación Quién Sabe Dónde Global (QSDGlobal) e in programma fino al 7 marzo.
A rappresentare l’associazione sarà la presidente Caterina Migliazza, madre di Fabrizio, originaria di Girifalco, nel Catabzarese, ma da una vita in Piemonte, che porterà l’esperienza maturata in oltre vent’anni di impegno pubblico, iniziative e battaglie civili sul tema delle persone scomparse.
L’unica realtà italiana invitata all’incontro
L’evento spagnolo è organizzato in occasione del 9 marzo, giornata dedicata alle persone scomparse, e riunisce familiari, esperti, rappresentanti istituzionali e operatori del settore provenienti da diversi territori.
Tre giornate dedicate a dialogo, condivisione delle esperienze e confronto sugli strumenti di tutela e sostegno alle famiglie.
In questo contesto assume un valore particolare la presenza dell’Associazione Cercando Fabrizio e…, unica realtà italiana invitata a portare la propria testimonianza.
Un riconoscimento al lavoro costruito negli anni da Caterina Migliazza, che ha trasformato una tragedia personale in un percorso pubblico di memoria, sensibilizzazione e ricerca della verità, creando nel tempo relazioni e momenti di confronto anche oltre i confini nazionali.
“Trasformare il dolore in consapevolezza collettiva”
Per Migliazza, la partecipazione all’incontro di Córdoba rappresenta molto più di una semplice presenza simbolica.
«Essere a Córdoba significa mettere in relazione il nostro percorso con quello di tante altre famiglie che, in Paesi diversi, vivono la stessa assenza», spiega la presidente dell’associazione.
«Portiamo con noi il nome di Fabrizio e un cammino lungo oltre vent’anni, fatto di ricerca della verità, iniziative pubbliche e impegno costante per tenere viva l’attenzione sul tema delle persone scomparse».
Poi aggiunge: «Parlare nel loro nome non è solo un gesto simbolico: è una responsabilità. Significa trasformare il dolore in consapevolezza collettiva, chiedere strumenti più efficaci, percorsi chiari e una collaborazione reale tra associazioni, istituzioni e forze dell’ordine».
E conclude: «I numeri raccontano la dimensione del fenomeno, ma dietro ogni dato ci sono famiglie che continuano ad aspettare. È per loro che continuiamo a esserci».
I numeri delle persone scomparse in Italia
Il fenomeno delle persone scomparse resta una delle emergenze più complesse da affrontare.
Secondo l’ultima relazione del Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse Saverio Ordine, dal 1974 – anno di avvio della banca dati del CED Interforze del Ministero dell’Interno – al 30 aprile 2025 risultano ancora 101.853 denunce attive relative a persone italiane e straniere non ancora rintracciate.
A questo dato si aggiungono 882 cadaveri non identificati, numeri che restituiscono la dimensione e la complessità del fenomeno.
Il fenomeno in Europa
La situazione non riguarda solo l’Italia.
In Spagna, secondo i dati delle organizzazioni che si occupano del fenomeno, oltre 20.000 nuove famiglie ogni anno si trovano ad affrontare la scomparsa di un proprio caro.
Un quadro che rende evidente la necessità di reti internazionali di collaborazione, capaci di condividere esperienze, criticità e buone pratiche tra associazioni, istituzioni e forze investigative.
Ed è proprio questa la direzione indicata dall’incontro di Córdoba: trasformare storie individuali in una voce collettiva europea, perché dietro ogni scomparsa non ci sia solo silenzio, ma una comunità che continua a cercare.

















