CRISI IDRICA A CHIARAVALLE CENTRALE, LE BORDATE DI FOTI: «DUE ANNI DI SPRECHI E IMPROVVISAZIONE. LA CITTÀ ASPETTA ANCORA RISPOSTE»
Il consigliere comunale denuncia una gestione senza progetto della rete e chiede un piano immediato per evitare il collasso estivo: “Si mettano da parte orgoglio e presunzione”
di REDAZIONE
– CHIARAVALLE CENTRALE (CZ) – 4 GIUGNO 2026 – “L’estate non è ancora iniziata, siamo soltanto a giugno, ma Chiaravalle Centrale è già alle prese con una nuova emergenza idrica”. Una situazione che, secondo il consigliere comunale Claudio Foti, “non può più essere derubricata a fatalità, né spiegata con la siccità o con circostanze imprevedibili”. Per Foti, il problema ha radici precise: scelte sbagliate, gestione improvvisata, mancata programmazione e incapacità di ascoltare chi, da tempo, aveva indicato possibili soluzioni.
“Stavolta nessuno può permettersi di fingere sorpresa” – dichiara Foti – richiamando quelli che definisce “ventiquattro mesi di allarmi inascoltati, di proposte cestinate e di una rete idrica che si sgretola sotto i piedi della città mentre qualcuno, in Municipio, guarda dall’altra parte”.
Il consigliere parla di un “disco rotto”, di un copione che si ripete identico: stessi problemi, stesse perdite, stessi interventi tampone, stesso denaro pubblico impiegato senza arrivare a una soluzione strutturale. “L’anno scorso, a quest’ora, eravamo qui a parlare degli stessi problemi” – evidenzia Foti – “stessa rete, stesse perdite, stessi interventi improvvisati. Quest’anno è persino peggio, perché siamo solo a giugno e già da mesi si contano cantieri aperti uno dopo l’altro, spesso sulla stessa condotta, a distanza di settimane”.
Secondo il consigliere, il punto centrale è la mancanza di una conoscenza reale della rete idrica cittadina. “Una rete che non si conosce, gestita da chi non sa dove mettere le mani, non può che cedere ogni volta nello stesso punto” – afferma Foti – descrivendo una situazione fatta di “toppe su toppe”, buche riasfaltate e poi riaperte, risorse pubbliche consumate senza risultati duraturi.
“Diciamolo con chiarezza: la rete idrica di questa città è stata affidata a chi non ne ha le competenze” – prosegue il consigliere comunale – precisando che non si tratta, a suo dire, di un giudizio politico, ma della realtà che emergerebbe ogni giorno dai cantieri aperti “senza progetto, senza conoscere le criticità strutturali della condotta, senza priorità e senza un cronoprogramma che abbia senso”.
Per Foti, non si può parlare di manutenzione, ma di “improvvisazione istituzionalizzata”. “Si scava qui, si tappa là” – dichiara – “si interviene sull’effetto senza mai toccare la causa. Quando la toppa cede, e cede sempre, si ricomincia da capo, con nuovi costi, nuovi disagi e nuovo denaro pubblico disperso nel nulla”.
Al centro della denuncia c’è anche una proposta che il consigliere sostiene di avere avanzato da anni: un intervento strutturale sulla rete idrica, coinvolgendo gli ex operai comunali, persone che – secondo Foti – conoscono davvero la mappa materiale e storica delle condotte cittadine.
“Quello che brucia di più è che una via d’uscita c’era. E c’è ancora” – sottolinea Foti – “da anni chiedo un intervento strutturale sulla rete, da realizzare con il supporto di chi quella rete la conosce davvero: gli ex operai comunali. Uomini che per decenni hanno camminato su ogni metro di tubatura, che sanno dove si trova ogni raccordo, ogni punto critico, ogni tratto fragile”.
Una memoria tecnica che, secondo il consigliere, sarebbe stata ignorata. “Nessuno li ha chiamati. Nessuno ha voluto ascoltare” – evidenzia Foti – denunciando una gestione frammentata “tra troppi soggetti”, privi, a suo giudizio, della conoscenza e dell’esperienza necessarie. Il risultato, secondo la sua ricostruzione, sarebbe sotto gli occhi di tutti: “due anni di sprechi, zero soluzioni, una rete sempre più malata”.
Foti chiama in causa anche il peso dell’orgoglio politico. “Forse accettare un consiglio dall’opposizione costa troppo in termini di orgoglio” – dichiara – “ma quell’orgoglio oggi sta contribuendo a portare questa città a toccare il fondo”.
Tra gli esempi citati dal consigliere c’è anche il caso del cimitero comunale, rimasto per mesi senza acqua. “Per ripristinare un servizio minimo in un luogo di rispetto e di memoria, si dice siano dovuti intervenire i Vigili del Fuoco. Non una squadra tecnica comunale. I pompieri” – afferma Foti – invitando a soffermarsi su un’immagine che, a suo dire, “dice tutto sull’abisso in cui è precipitata la gestione ordinaria della città”.
Il consigliere richiama poi altre zone interessate dai disagi e dagli interventi: via Don Diego, via Felicetta, piazza Dante, via Mario Ceravolo. “Interventi eseguiti, risorse impegnate, ancora da contabilizzare correttamente a quanto risulta, e la carenza idrica che persiste” – evidenzia – “lavori fatti, soldi spesi, problema intatto. Questo si chiama fallimento amministrativo”.
La preoccupazione maggiore riguarda adesso l’avvicinarsi dell’estate. Con il caldo e l’aumento dei consumi, la rete idrica rischia di essere sottoposta a una pressione ancora maggiore. “Lo sappiamo noi e lo sanno anche loro” – dichiara Foti – “eppure non c’è traccia di un piano, di una strategia, di uno straccio di progettualità che vada oltre il rattoppo del giorno”.
Il consigliere fa riferimento anche a voci relative a un possibile incarico a una società esterna per censire la rete, studiarne le fragilità e avviarne l’ingegnerizzazione. Una scelta che Foti non boccia in sé, ma che considera tardiva. “Ben venga, se si fa davvero” – afferma – “ma arriva con sette anni di ritardo. Sette anni fa quella proposta era già sul tavolo. Qualcuno scelse di bocciarla. Oggi la si ripesca, tardi, con tutti i costi e i tempi che ne conseguono”.
E tuttavia, secondo Foti, uno studio tecnico non basta a risolvere l’emergenza dell’estate ormai alle porte. Per questo il consigliere chiede un piano operativo immediato, articolato in tre punti.
Il primo: “azzerare le figure attualmente coinvolte nella gestione della rete, che hanno dimostrato di non essere all’altezza del compito”. Il secondo: individuare risorse economiche e predisporre un progetto mirato che metta al centro gli ex operai comunali, “persone che conoscono ogni centimetro di quella rete, che hanno lavorato al freddo e al caldo, nelle feste e nei rientri d’urgenza dalle ferie, senza risparmiarsi mai”. A loro, secondo Foti, andrebbe assegnato “un ruolo di responsabilità effettiva, senza interferenza alcuna”. Il terzo punto prevede l’affiancamento di imprese specializzate del settore, così da tradurre la memoria tecnica in interventi concreti.
“È un tentativo, non una certezza” – conclude Foti – “ma è l’unico tentativo serio che questa città può ancora permettersi. Si mettano da parte l’orgoglio e la presunzione. Si agisca per il bene della comunità, prima che sia troppo tardi”.

















