Il presidente di Asd Saturno difende Foti e accusa la maggioranza: vuole imporre il bavaglio all’opposizione
di REDAZIONE
– CHIARAVALLE CENTRALE (CZ) – 14 GIUGNO 2026 – Lo scontro sul Consiglio comunale dell’11 giugno, convocato per la discussione del rendiconto di gestione 2025, continua a far discutere. Dopo la denuncia del consigliere di minoranza Claudio Foti — che ha parlato di tempi contingentati, di un documento di osservazioni che non ha potuto né leggere né allegare agli atti e del richiamo dei Carabinieri in aula — a prendere posizione è ora Saverio Barbieri, dell’ASD Saturno.
“Democrazia non è silenzio”, esordisce Barbieri. “La maggioranza mistifica la realtà per nascondere un fallimento politico senza fine. Liquidare il ruolo di controllo della minoranza è un misero e prevedibile atteggiamento di chi oramai sa di essere arrivato al fine corsa ed è rimasto senza argomenti politici, e quindi si rifugia nel moralismo di facciata e nell’autoritarismo burocratico”.
Il giudizio sull’amministrazione è netto: “È un capolavoro di ipocrisia, utile solo a coprire una verità scomoda: a Chiaravalle Centrale si vuole imporre il bavaglio a chiunque osi fare domande scomode. Bisogna ristabilire la realtà dei fatti, smontando una narrazione tossica e profondamente falsa”.
Il primo nodo, per Barbieri, è proprio quello dei tempi che la maggioranza ha rivendicato come applicazione delle regole. “Per almeno dieci anni e oltre i consigli comunali si sono svolti ignorando i rigidi vincoli temporali per favorire il dibattito”, osserva. “Guarda caso, la necessità di applicare il contingentamento al millesimo di secondo sorge solo oggi, non per garantire l’ordine, ma per impedire la replica politica e tecnica della minoranza. Applicare le norme a geometrie variabili, usandole solo quando fa comodo per silenziare il dissenso, non è legalità: è arroganza del potere, disprezzo verso i cittadini, atteggiamento politicamente miserabile con annessa bassezza morale”.
Da qui la lettura dell’abbandono dell’aula da parte di Foti, che la maggioranza ha bollato come una “fuga”: “Al consigliere Foti è stata negata la possibilità di argomentare sia sul piano politico che su quello tecnico. Quando la presidenza dell’assise, in questo caso il Sindaco, perde la sua terzietà e si trasforma nel braccio armato della maggioranza, viene meno il principio di rappresentanza democratica: quindi il fatto diventa oggettivo. Abbandonare l’aula non è stata una fuga, ma un atto di protesta legittimo e necessario contro la trasformazione del Consiglio nell’ennesimo monologo del sindaco”.
Barbieri respinge poi con forza il lessico usato dalla maggioranza. “Definire l’azione di un consigliere comunale “eversione” o “libertinaggio” è un linguaggio violento e intimidatorio da bassi fondi, che qualifica chi lo usa. Chiedere trasparenza sugli atti, fare accesso ai documenti, pretendere che gli uffici rispondano e criticare l’operato della Giunta sono i doveri costitutivi della minoranza. Se la maggioranza vive il controllo ispettivo come un “blocco degli uffici”, significa che ha una visione distorta e padronale delle istituzioni”.
La conclusione punta dritta sul movente politico dello scontro. “La verità è un’altra: la maggioranza è nervosa e soprattutto rancorosa. Rimasta priva di risposte concrete sui problemi reali che affliggono il Paese e i cittadini, sceglie di buttare la palla in tribuna, personalizzando lo scontro politico e attaccando frontalmente il consigliere Foti per non dover rispondere del proprio operato”.
“La legalità e l’ordine — chiude Barbieri — non si misurano con il cronometro in mano per tappare la bocca agli avversari, ma con la capacità di accettare il confronto democratico, anche quando è duro e intransigente. Noi continueremo a fare il nostro dovere, dentro e fuori dall’aula, con buona pace di chi confonde il Consiglio Comunale con un consiglio di amministrazione privato”.