L’inchiesta Ostro-Amaranto vede un nuovo sviluppo per l’ex assessore e l’ex presidente del Consiglio comunale
di REDAZIONE
– BADOLATO (CZ) – 17 LUGLIO 2025 – Tornano in libertà l’ex assessore del comune di Badolato Andrea Bressi e Maicol Paparo, all’epoca dei fatti, rispettivamente assessore e presidente del Consiglio comunale, destinatari di una misura cautelare agli arresti domiciliari per voto di scambio politico- mafioso nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Catanzaro “Ostro-Amaranto”, che ha portato all’arresto di 29 indagati, disposti dal gip distrettuale Sara Merlini, decapitando i vertici dell’amministrazione di Badolato ritenuta dagli inquirenti asservita al volere di Antonio Paparo, l’imprenditore considerato espressione della cosca Gallace di Guardavalle.
La decisione della Cassazione
La sesta sezione della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso degli avvocati Salvatore Staiano e Vincenzo Maiolo Staiano per Bressi, annullando senza rinvio la misura cautelare in atto, mentre per Maicol Paparo, codifeso dagli avvocati Salvatore Staiano, Vincenzo Maiolo Staiano e Vincenzo Varano ha annullato senza rinvio il capo di accusa relativo al voto di scambio politico mafioso, mentre ha rispedito gli atti a Catanzaro per un nuovo Riesame sul capo di incolpazione afferente la procurata inosservanza di pena, agevolato la latitanza, in concorso con altri indagati, del boss Cosimo Damiano Gallace. I giudici di Piazza Cavour hanno invece rigettato i ricorsi per Gregorio Paparo e Gregorio Grande, che restano ai domiciliari.
Cade sul piano cautelare lo scambio elettorale politico-mafioso
Crolla, almeno sul piano cautelare, lo scambio elettorale politico mafioso, reato per il quale il gip su richiesta della Dda aveva disposto gli arresti domiciliari e sulla base del quale la Prefettura ha disposto il commissariamento del Comune per infiltrazioni mafiose. Dopo gli annullamenti secchi dell’ex sindaco di Badolato Giuseppe Nicola Parretta e degli ex assessori Giuseppe Fiorenza e della moglie Antonella Giannini, adesso arrivano gli annullamenti anche di Bressi e di Maicol Paparo.
Le ipotesi di accusa
Secondo le ipotesi di accusa, Bressi e Maicol Paparo, in concorso con il sindaco Giuseppe Nicola Parretta e degli ex assessori Fiorenza e Giannini, previo accordo tra di loro avrebbero organizzato riunioni in occasione delle elezioni amministrative del Comune di Badolato, indette per il 3 e il 4 ottobre 2021, per far vincere i loro prescelti: Giuseppe Nicola Parretta, sindaco con la lista “Vivi Badolato”, Ernesto Maria Menniti con la lista civetta “Uniti per Badolato”, Antonella Giannini, Maicol Paparo e Andrea Bressi quali consiglieri comunali, avvalendosi della forza di intimidazione derivante dalla vicinanza al sodalizio mafioso dei Gallace.
Nomine e incarichi
Giuseppe Nicola Parretta è stato poi eletto sindaco con la lista Vivi per Badolato con 1007 voti, mentre Ernesto Maria Menniti con la lista Uniti per Badolato ha ottenuto 86 preferenze, nominato assessore e vicesindaco. Micol Paparo, figlio di Antonio Paparo, è stato eletto consigliere con il più alto numero di preferenze 170 voti ed stato nominato assessore con delega in materia di Bilancio, Tributi, Attuazione programmatica, Sistemi informatici, mentre Andrea Bressi, candidato eletto alla carica di consigliere comunale nella lista Vivi Badolato è stato nominato assessore, così come Antonella Giannini malgrado i pochi voti ottenuti, 29 con la lista vincitrice, su imposizione di Paparo è stata nominata da Parretta assessore esterno con delega alla Scuola e alla Pubblica istruzione.
La Cassazione con un annullamento secco aveva già fatto crollare il coinvolgimento di Parretta in un patto di tipo politico mafioso, così come i giudici di Piazza Cavour avevano già deciso l’esclusione del 416 ter per Fiorenza e Giannini, motivandola nero su bianco: il presunto accordo tra i coniugi e Antonio Paparo, ritenuto vicino alla cosca Gallace, non è penalmente rilevante. Non emerge alcuna promessa di voti in cambio di utilità, condizione essenziale per configurare lo scambio elettorale politico-mafioso. I ventinove voti ricevuti da Antonella Giannini, candidata nella lista “Uniti per Badolato”, furono “mero riempitivo per la presentazione formale della lista”, non frutto di intimidazioni o accordi illeciti. “L’intervento fu finalizzato solo a garantire la legalita legalità delle elezioni”, e lo stesso dicasi per il marito