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CARBURANTE AEREO, ALLARME CONTENUTO A REGGIO CALABRIA: LIMITE TEMPORANEO PER EVITARE LO SVUOTAMENTO DEI DEPOSITI

Il tetto ai rifornimenti imposto via Notam nasce come misura precauzionale. Sacal rassicura sull’immediato, ma avverte: da maggio possibili tensioni su costi e operatività

di REDAZIONE

 –  REGGIO CALABRIA –  7 APRILE 2026 –  Il Notam che ha fissato un tetto di 3.000 litri di carburante per aeromobile nello scalo di Reggio Calabria non è stato introdotto per gestire un’emergenza locale immediata, ma come strumento di tutela preventiva. A chiarirlo è Marco Franchini, amministratore unico di Sacal, la società che gestisce gli aeroporti calabresi.

Secondo Franchini, il provvedimento ha avuto l’obiettivo di evitare un afflusso anomalo di velivoli intenzionati a rifornirsi nello scalo calabrese, in un contesto in cui altri aeroporti italiani — come Bologna, Venezia, Treviso e Linate — registravano criticità nella disponibilità di carburante.

La fragilità dei piccoli depositi

Al centro della decisione c’è la limitata capacità di stoccaggio dell’aeroporto reggino, pari a circa 230 mila litri. Una quantità che impone una gestione prudente, soprattutto nei momenti di tensione sulla filiera energetica.

Franchini ha spiegato che la limitazione è stata necessaria per garantire la continuità operativa: mantenere scorte sufficienti per alcuni giorni considerati strategici, assicurando il rifornimento regolare alle compagnie già operative sullo scalo.

Una crisi che supera i confini locali

Il tema, però, si inserisce in un quadro molto più ampio. La difficoltà di approvvigionamento del jet fuel non riguarda solo la Calabria, ma investe l’intero sistema del trasporto aereo.

Franchini sottolinea come anche le grandi compagnie — citando tra le altre Ryanair e Ita Airways — dispongano di strumenti contrattuali come il fuel hedging, pensati per stabilizzare i costi. Tuttavia, questi meccanismi non possono compensare eventuali interruzioni fisiche della catena di approvvigionamento, legate anche alle rotte globali del petrolio, come quelle che attraversano lo Stretto di Hormuz.

Costi in aumento e possibili effetti sui voli

Sul breve periodo, Sacal esclude criticità per il mese di aprile. Ma lo scenario potrebbe cambiare rapidamente. Franchini evidenzia il rischio che, già da maggio, si possano verificare ripercussioni più marcate, a partire dall’aumento del prezzo del carburante, che risulta già raddoppiato rispetto ai livelli precedenti.

Le conseguenze, secondo il manager, potrebbero riflettersi sia sui prezzi dei biglietti, sia sulle scelte operative delle compagnie. In un contesto di risorse limitate, i vettori potrebbero infatti essere spinti a privilegiare le rotte più redditizie o strategiche, riducendo frequenze o collegamenti meno performanti.

L’incertezza sulla stagione turistica

L’analisi si estende anche alle prospettive del traffico aereo nei prossimi mesi. Più che alla stagione estiva, Franchini guarda con cautela già alla primavera, evidenziando come l’attuale situazione possa generare una crisi a catena lungo tutta la filiera del trasporto aereo.

Non si tratta solo di un impatto sui passeggeri, ma di un effetto sistemico che coinvolge operatori, logistica e attività economiche collegate.

La richiesta di una risposta europea

Di fronte a uno scenario globale, la risposta — secondo Sacal — non può essere locale. Franchini richiama la necessità di una strategia coordinata a livello europeo, capace di garantire stabilità e protezione sia alle imprese sia ai cittadini.

L’obiettivo è evitare che l’incertezza sui rifornimenti e sui costi energetici si traduca in un fattore di instabilità strutturale per il settore.

 Stato attuale e prospettive

Al momento, la situazione negli aeroporti calabresi viene definita sotto controllo. Tuttavia, l’evoluzione della crisi energetica e delle catene di approvvigionamento resta un elemento di attenzione costante, con possibili effetti nel medio periodo su operatività e tariffe.