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CAMION FERMI E TRATTORI AGLI SVINCOLI IN CALABRIA: CINQUE GIORNI DI PROTESTA CONTRO IL CARO GASOLIO

Il fermo proclamato da Fedralog Calabria è iniziato venerdì 16 ottobre e proseguirà fino a martedì 20. Presìdi in tutte le province, rallentamenti tra Lamezia Terme e Sant’Onofrio e tensioni sulla circolazione. Al centro della mobilitazione, i costi del trasporto e le difficoltà economiche delle imprese

di REDAZIONE 

 – PRESERRE (CZ) –  16 OTTOBRE 2026 –  La Calabria si confronta con una nuova fase di proteste che coinvolge autotrasportatori, agricoltori e pescatori, uniti dalle contestazioni contro il rincaro dei carburanti e l’aumento delle spese necessarie per lavorare. Dalla mezzanotte di venerdì 16 ottobre è entrato in vigore il fermo regionale proclamato da Fedralog Calabria, con una durata prevista di cinque giorni, fino a martedì 20 ottobre.

Le prime ore sono trascorse tra camion in sosta, trattori posizionati nei pressi degli svincoli e presìdi organizzati anche durante la notte. Alla mobilitazione hanno partecipato lavoratori e cittadini, comprese alcune famiglie e studenti. Con il passare delle ore, la presenza dei mezzi pesanti ha iniziato a incidere sulla circolazione in diversi punti della regione, soprattutto in prossimità delle infrastrutture logistiche e delle principali vie di collegamento.

Non si tratta, almeno nelle prime fasi, di un blocco generalizzato della viabilità calabrese. In alcune aree, tuttavia, il restringimento delle carreggiate e le difficoltà di accesso agli impianti di distribuzione delle merci hanno provocato rallentamenti. La situazione resta legata all’estensione dei presìdi e alle modalità con cui verrà attuato il fermo nei prossimi giorni.

Da Falerna a Gioia Tauro, la protesta coinvolge tutte le province

Uno dei principali punti di raccolta è Falerna, nel Catanzarese, dove camionisti e agricoltori si erano riuniti già nella serata di giovedì, nei pressi dello svincolo dell’autostrada A2. La protesta è proseguita durante la notte, con la partecipazione di cittadini e persone legate alle attività agricole e al comparto dei trasporti.

Nel Vibonese, i presìdi interessano Sant’Onofrio, Vazzano e Vibo Marina, dove la presenza dei manifestanti riguarda anche l’area dei depositi petroliferi. A Vazzano, alcuni autotrasportatori si sono organizzati per rimanere sul posto a lungo, predisponendo spazi per la preparazione dei pasti. A Sant’Onofrio, invece, il presidio ha richiesto un intervento diretto delle autorità di pubblica sicurezza.

Nel Lametino, l’attenzione si concentra sull’area di Sant’Eufemia, nei pressi dell’aeroporto internazionale di Lamezia Terme, oltre che sui collegamenti utilizzati dai mezzi diretti ai centri di distribuzione. Altri punti di mobilitazione sono stati segnalati a Vena di Maida, Caraffa e San Floro.

La protesta interessa anche Gioia Tauro, sede di uno dei principali poli portuali del Mediterraneo, mentre nel Reggino è previsto un presidio a Grotteria Mare. Nel Cosentino sono coinvolte diverse aree di collegamento, tra cui Frascineto, Sibari, Villapiana, Montalto Uffugo, San Lucido e Guardia Piemontese, oltre ad alcuni tratti della Statale 18. Nel Crotonese, infine, la mobilitazione si concentra nella zona di Passovecchio.

La distribuzione dei presìdi lungo la rete stradale regionale rende particolarmente delicata la gestione del traffico, con le forze dell’ordine impegnate a vigilare sui punti di maggiore affluenza e a mantenere percorribili le arterie interessate.

Sant’Onofrio, il questore interviene per ripristinare il transito

Tra gli episodi più significativi delle prime ore del fermo c’è quanto avvenuto allo svincolo autostradale di Sant’Onofrio, nel Vibonese. Il questore di Vibo Valentia, Rodolfo Ruperti, è intervenuto dopo che la protesta aveva iniziato a coinvolgere anche il passaggio delle automobili, oltre a quello dei veicoli commerciali.

Il confronto con Angelo Derenzo, indicato come referente provinciale di Fedralog, si è svolto in un clima di tensione. Derenzo aveva annunciato un’interruzione temporanea della circolazione; il questore ha chiesto il ripristino del transito, richiamando i manifestanti alle possibili conseguenze penali dei blocchi stradali.

In seguito all’intervento, la maggior parte dei trattori è stata allontanata dalla carreggiata. I camion autorizzati a sostare hanno potuto mantenere la propria posizione a condizione di non ostacolare il passaggio degli altri veicoli. La circolazione è stata quindi ripristinata, mentre il presidio è proseguito.

L’episodio evidenzia la questione che accompagnerà l’intera mobilitazione: la necessità di consentire lo svolgimento della protesta senza impedire la circolazione degli altri utenti della strada. Per le giornate successive, l’equilibrio tra manifestazione, sicurezza e continuità dei collegamenti rimane uno degli aspetti centrali.

Lamezia e Gizzeria, i primi rallentamenti nelle aree della logistica

I primi disagi più evidenti si sono verificati nel territorio lametino, dove la concentrazione dei mezzi pesanti interessa anche le attività di spedizione e movimentazione delle merci.

A Gizzeria, diversi camion si sono fermati lungo la strada diretta verso Mortilla e l’area logistica della GLS. La loro disposizione ha ridotto lo spazio disponibile per gli altri veicoli, rendendo più difficoltoso il transito senza determinare, secondo il quadro descritto nelle prime ore, una chiusura totale della strada.

Rallentamenti sono stati segnalati anche nei pressi della rotatoria di Sant’Eufemia, nella zona aeroportuale di Lamezia Terme, dove numerosi mezzi pesanti hanno occupato gli spazi laterali della carreggiata.

Le possibili conseguenze riguardano soprattutto la distribuzione delle merci. Se il fermo dovesse incidere in maniera consistente sui flussi di trasporto, potrebbero risentirne le consegne ai supermercati, i rifornimenti alle attività commerciali e la movimentazione dei prodotti agricoli. Al momento, però, non risultano accertate interruzioni generalizzate delle forniture alimentari: l’effettiva portata dei disagi dipenderà dalla partecipazione delle imprese alla protesta e dalla sua durata.

Carburante, pedaggi e manutenzione: le ragioni economiche del fermo

Alla base della mobilitazione non c’è soltanto il prezzo del gasolio. Gli autotrasportatori denunciano una crescita complessiva dei costi che, a loro giudizio, rende sempre più difficile mantenere in attività le imprese.

Carburante, pedaggi autostradali, assicurazioni, manutenzione dei mezzi, salari, contributi e rate dei veicoli costituiscono una parte rilevante delle spese operative. A questo quadro si aggiunge il problema delle tariffe riconosciute dai committenti, che secondo le contestazioni del settore non sempre compenserebbero gli aumenti registrati nei costi di esercizio.

Nella comunicazione con cui ha confermato il fermo, Fedralog Calabria ha denunciato una progressiva riduzione della liquidità disponibile per numerose imprese, sostenendo che le risposte ottenute dalle istituzioni non siano state sufficienti a risolvere le criticità segnalate.

Le richieste comprendono interventi economici sul costo del gasolio, strumenti di sostegno alle aziende e un confronto continuativo con le istituzioni. La protesta è arrivata dopo un incontro alla Cittadella regionale con l’assessore Antonio Montuoro e dopo precedenti iniziative davanti alla sede della Regione.

La questione centrale riguarda la sostenibilità del trasporto su gomma, un comparto essenziale per collegare le attività produttive ai mercati e garantire la distribuzione dei beni sul territorio. Le rivendicazioni degli operatori, tuttavia, devono ancora tradursi in misure capaci di incidere concretamente sulle spese denunciate dalle imprese.

Distributori in difficoltà, il rischio di ulteriori problemi nei rifornimenti

Alla protesta si aggiungono le difficoltà di approvvigionamento segnalate nei giorni precedenti in diverse stazioni di servizio calabresi. Alcuni distributori sarebbero rimasti senza gasolio, mentre in altri impianti si sarebbero formate code per effettuare il rifornimento.

Il quadro comprende criticità riconducibili a più fattori. Da una parte ci sono le mobilitazioni che hanno interessato l’area dei depositi petroliferi di Vibo Marina; dall’altra, i problemi di fornitura collegati alle proteste presso la raffineria Eni di Taranto.

Si tratta di situazioni distinte, che potrebbero però sommarsi agli effetti del fermo degli autotrasportatori. Una riduzione dei trasporti, infatti, rischia di complicare non soltanto la consegna delle merci, ma anche la distribuzione dei carburanti agli impianti di vendita.

L’eventuale protrarsi delle difficoltà potrebbe avere conseguenze sulle attività economiche e sugli spostamenti quotidiani. Per valutare l’entità del problema sarà necessario verificare l’evoluzione delle forniture e distinguere le carenze effettivamente registrate dalle preoccupazioni legate a possibili disservizi futuri.

Agricoltori e pescatori, una mobilitazione che coinvolge altri settori

Il fermo degli autotrasportatori si inserisce in una protesta più ampia, sviluppatasi nelle settimane precedenti tra il mondo agricolo e quello della pesca. In diversi centri calabresi, tra cui Rosarno, Pizzo, Firmo e San Marco Argentano, gli agricoltori hanno organizzato presìdi con i trattori e iniziative nei pressi degli svincoli e degli impianti petroliferi.

Le rivendicazioni del comparto agricolo riguardano soprattutto il costo del gasolio utilizzato per le lavorazioni, l’aumento delle spese di produzione e i prezzi di vendita dei prodotti, ritenuti da alcuni operatori insufficienti a coprire i costi sostenuti.

Anche i pescatori segnalano difficoltà legate al carburante necessario per le imbarcazioni e alla sostenibilità economica delle uscite in mare. Per attività differenti, il problema indicato è simile: l’aumento delle spese rischia di ridurre ulteriormente i margini delle imprese.

La Regione ha annunciato misure di ristoro per le aziende agricole, ma le iniziative di sostegno non hanno determinato l’interruzione della mobilitazione. Il coinvolgimento progressivo di più categorie produttive ha quindi ampliato la protesta, che ora interessa contemporaneamente trasporti, agricoltura e pesca.

Fermo fino al 20 ottobre, il confronto nazionale è previsto per il 27

Il programma annunciato da Fedralog Calabria prevede che il fermo prosegua fino a martedì 20 ottobre, con presìdi destinati a continuare anche durante la notte. L’organizzazione ha richiamato gli aderenti alla necessità di mantenere una condotta pacifica e ordinata, rispettando le disposizioni delle autorità e la tutela dei servizi essenziali.

Un ulteriore passaggio è previsto a livello nazionale: il governo ha fissato per il 27 ottobre un incontro al ministero dei Trasporti dedicato al confronto sulle questioni sollevate dal settore. La data cade una settimana dopo la conclusione programmata della mobilitazione regionale.

Nel frattempo, l’attenzione resta concentrata sull’andamento dei presìdi, sulle condizioni della circolazione e sulla regolarità dei rifornimenti. Sarà necessario verificare quanti operatori aderiranno effettivamente al fermo, quali collegamenti subiranno rallentamenti e se si produrranno conseguenze concrete sulla distribuzione di carburante e merci.

Per ora, il quadro è quello di una protesta diffusa sul territorio regionale, accompagnata da disagi localizzati e da richieste economiche rivolte alle istituzioni. Gli sviluppi dei prossimi giorni chiariranno l’impatto effettivo della mobilitazione sulla viabilità e sulle attività produttive calabresi.