“BUCO” DA 846MILA EURO A CHIARAVALLE CENTRALE, FOTI: «DEBITI NEGATI E VALORI TRADITI»
Il consigliere comunale di opposizione chiede: “Dove sono finiti gli ideali del sindaco Donato, di trasparenza e rigore amministrativo?”
di REDAZIONE
– CHIARAVALLE CENTRALE (CZ) – 17 OTTOBRE 2025 – Si allarga la frattura politica in seno al Comune di Chiaravalle. La minoranza consiliare, con le voci di Giuseppe Rauti, Vito Maida e Claudio Foti, ieri ha puntato il dito contro l’amministrazione guidata dal sindaco Domenico Donato, denunciando un “buco” nei conti comunali che, tra debiti fuori bilancio e passività certificate, supera gli 846.000 euro solo per le forniture di energia elettrica e gas.
Secondo la denuncia dei tre consiglieri, la situazione finanziaria dell’ente sarebbe ormai “sull’orlo della crisi” e le recenti mosse della Giunta rappresenterebbero non una soluzione, ma un tentativo di prendere tempo. Gli stessi uffici comunali, spiegano, avrebbero riconosciuto ufficialmente i debiti come “certi, liquidi ed esigibili”, ma nonostante ciò, la maggioranza avrebbe scelto di impugnare in tribunale gli atti, affidando a legali esterni la difesa del Comune attraverso le delibere n. 57 del 3 giugno e n. 99 del 18 settembre 2025.
Una scelta definita dalla minoranza come “una manovra dilatoria” che, invece di risolvere il problema, rischia di aggravare il peso economico sulle casse comunali. Tra gli importi contestati figurano oltre 283mila euro rivendicati da BFF Bank e un decreto ingiuntivo del Tribunale di Catanzaro da 633mila euro.
“È un paradosso amministrativo – affermano i consiglieri – perché l’ente, dopo aver ammesso il debito nei propri atti, si è opposto a sé stesso in tribunale. Una contraddizione che mina la credibilità istituzionale e che rischia di compromettere ulteriormente i conti pubblici. Si spendono ventunomila euro per incarichi legali con l’unico scopo di rinviare il problema, mentre i fornitori attendono il pagamento di servizi già erogati”.
Oggi è il consigliere comunale ed ex assessore Claudio Foti ad affondare ancora il colpo: “C’è un aspetto ancora più grave, che tocca l’essenza stessa della coerenza politica e dell’onestà intellettuale. Questo sindaco rivendica un’appartenenza politica e partitica che si fonda su ideali di legalità, trasparenza, rigore amministrativo e rispetto delle regole. Sono questi i valori che quella filosofia di pensiero ha sempre proclamato, i principi che dovrebbero guidare ogni azione di chi ne porta i simboli e ne indossa i colori. Eppure, di fronte ai fatti che abbiamo documentato, ci chiediamo: sindaco Donato, dove sono finiti quegli ideali? Dove si trovano quei comportamenti? Quali tracce rimangono di quelle azioni che dovrebbero distinguere chi appartiene a quella tradizione politica?”.
Foti, dunque, non si limita alla denuncia amministrativa ma chiama in causa direttamente il profilo etico dell’azione di governo: “Quando le azioni contraddicono clamorosamente i valori proclamati, quando il comportamento amministrativo diventa l’antitesi degli ideali politici professati, non si tratta più di semplici errori gestionali: si tratta di un tradimento. Un tradimento verso i cittadini, certamente, ma anche verso quella comunità politica che crede in determinati principi e che si trova rappresentata da chi quei principi li calpesta quotidianamente”.
Le sue parole si fanno ancora più nette nel richiamo alla responsabilità politica e alla trasparenza: “Chi governa senza trasparenza governa contro il popolo. Questa verità antica risuona oggi con forza inedita nella nostra comunità. E aggiungiamo: chi tradisce gli ideali della propria appartenenza politica dovrebbe avere la dignità di fare un passo indietro, di consegnare la tessera di partito che ha disonorato con le proprie scelte, di dimettersi e andare a casa prima che il danno alla credibilità delle istituzioni diventi irreparabile. Perché quando un sindaco infanga i valori che dice di rappresentare, non danneggia solo se stesso, ma l’intera comunità politica a cui appartiene, alimentando quella sfiducia nelle istituzioni che è il veleno più pericoloso per la democrazia”.
Le accuse della minoranza sono dunque pesantissime e rimbalzano dentro e fuori il palazzo comunale, alimentando un clima politico sempre più incandescente. Sullo sfondo resta la questione più concreta e allarmante: un debito che cresce, fornitori in attesa, e una macchina amministrativa che appare paralizzata tra cavilli legali e silenzi.
“Il Comune non è la casa di pochi – conclude il consigliere – ma la casa di tutti. E nessuno ha il diritto di metterla a rischio con scelte irresponsabili. La verità sui conti deve emergere, fino in fondo”.

















