BENEDIZIONE DEI BAMBINELLI: A VALLEFIORITA LA LUCE VINCE IL DESERTO
Don Salvatore Gallelli nella terza domenica d’Avvento: “Dio trasforma i nostri deserti in giardini, ma il vero presepe è la coerenza di vita che il Signore attende da noi”
di REDAZIONE
– VALLEFIORITA (CZ) – 15 DICEMBRE 2025 – La Terza Domenica d’Avvento è stata celebrata nella parrocchia di San Sergio e Soci di Vallefiorita con un rito particolarmente toccante che ha posto al centro i simboli più intimi del Natale. Don Salvatore Gallelli, parroco della comunità, ha benedetto il presepe artigianale allestito in chiesa e, soprattutto, i Bambinelli Gesù portati dai bambini e dalle loro famiglie, destinati ad essere collocati nei presepi domestici.
L’omelia: trasformare il deserto in giardino
Nel corso dell’omelia, il messaggio di speranza del sacerdote ha risuonato con forza, richiamando il tema della rigenerazione e della presenza divina. Don Gallelli ha più volte sottolineato: “Dio trasforma i nostri deserti in giardini.” Un monito a guardare oltre le difficoltà, verso la fioritura promessa dalla fede.
Il presepe come testimonianza di vita
Il momento culminante della celebrazione è stato introdotto da una “Breve Esortazione” che ha inquadrato il significato profondo del rito della benedizione, andando oltre la semplice tradizione.

“Il presepe parla alla nostra vita,” recita l’esortazione, ispirata anche dalla Lettera Apostolica Admirabile Signum di Papa Francesco. “Dovunque e in qualsiasi forma, il presepe racconta l’amore di Dio, il Dio che si è fatto bambino per dirci quanto è vicino ad ogni essere umano, in qualunque condizione si trovi.”
Il rito, dunque, non è solo una formalità, ma un profondo atto di fede: “Quanta emozione dovrebbe accompagnarci mentre a Natale collochiamo nella grotta, tra Maria e Giuseppe, la statuina di Gesù Bambino.”
Non dimenticare il messaggio: coerenza
Il focus si è poi spostato dalla statuetta alla sua implicazione spirituale e pratica nella vita quotidiana dei fedeli. “Le statuette del Bambino Gesù, che avete portato con voi, ci ricordano quest’amore di Dio,” continua l’esortazione. Ma, aggiunge un cruciale monito alla comunità: “Mentre invochiamo la benedizione del Signore su queste statuine, non dimentichiamo che è soprattutto da noi che il Signore attende una coerente testimonianza di vita.” L’invito finale di Don Gallelli echeggia l’importanza del silenzio e della riflessione personale in questo periodo d’attesa: “Tutti pregano per qualche momento in silenzio.” Un momento per interiorizzare il messaggio e preparare non solo la casa, ma l’anima, all’arrivo del Natale.

















