BADOLATO, DOVE L’UTOPIA È DIVENTATA STORIA: LA RIVOLUZIONE GENTILE CHE HA SFIDATO LO SPOPOLAMENTO
Dal “paese in vendita” del 1986 all’accoglienza dei profughi curdi nel 1997, la Calabria si racconta come terra di utopie concrete: un laboratorio di solidarietà e rinascita che ha anticipato il Modello Riace e interrogato il mondo sul futuro delle comunità
di REDAZIONE
– BADOLATO (CZ) – 20 OTTOBRE 2026 – “Utopia” è parola greca che significa “non luogo” oppure “cosa impossibile da realizzare”. Di solito viene usata come simbolo di aspirazione ad una società più giusta o comunque migliore che però difficilmente può trovare riscontro nella realtà, la quale è dominata da troppe forti passioni, ingiustizie e imperialismi vari spesso insormontabili. Tuttavia, a volte, nella Storia umana è avvenuto il miracolo.
Come, ad esempio, a Locri, quando, addirittura nel sesto secolo avanti Cristo, il legislatore di quella Polis o Città-Stato, Zaleuco (nato nel 663 a. C.) riuscì ad abolire la schiavitù per legge. Un risultato ritenuto, appunto, una vera e propria “utopia” però realizzata. Non a caso bisognerà attendere 2500 anni perché la schiavitù fosse poi abolita in Russia (1861) e negli Stati Uniti (1865) mentre in altri Paesi ancora esiste anche se ufficialmente è stata vietata.
Da allora la Calabria (specie per tale miracoloso evento e per altre aspirazioni o utopie realizzate prima e dopo)è ritenuta storicamente “la Terra delle utopie”. Per restare nella stessa Locride, ricordiamo l’utopia della “Città del Sole” di Tommaso Campanella di Stilo (1568-1639) mai realizzata e comunque sempre tenuta presente nelle aspirazioni dei popoli.

A pochi chilometri di distanza, nel 1944 è nato il filosofo rivoluzionario Armando Verdiglione, in quella stessa Caulonia (RC) dove il 6 marzo 1945 è stata proclamata la “Repubblica” durata pochi giorni ma rimasta esempio dell’irrinunciabile e campanelliana “Città del Sole” (sognata in quelle parti del mondo ancora oscurantiste).
A ben pensarci, sempre a proposito di utopie più o meno sospirate, tentate o realizzate, a pochi km, nella medesima zona geografica, il 07 ottobre 1986 la comunità di Badolato (CZ) è stata la prima (almeno nell’area euro-mediterranea) a ribellarsi ufficialmente e in modo quasi istituzionale con l’originale e clamorosa vicenda del “paese in vendita” lanciata dal giornalista Domenico Lanciano contro lo spopolamento che fa morire i paesi e le ruralità dopo millenni di storia e di gloriosa civiltà.
Poi, undici anni dopo, per volere del sindaco Gerardo Mannello, la stessa Badolato ha aperto numerose case (svuotate dall’emigrazione) a centinaia di profughi curdi sbarcati dalla nave Ararat il 26 dicembre 1997 creando così il “Modello Badolato” ovvero un assoluto precedente umanitario che ha fatto scalpore in tutto il mondo come avanguardia di accoglienza, ma sempre come continuità di quella tradizione di ospitalità che in Calabria dura da oltre 4mila anni.

Così è avvenuto, appena un anno dopo e più sistematicamente, pure a Riace (RC) un paese spopolato della Locride a pochi chilometri di distanza, ad opera di Domenico Lucano (detto Mimmo, nato nel 1958), il quale ancora oggi è impegnato (pure come sindaco ed eurodeputato) a portare avanti l’accoglienza ai migranti, iniziata nel luglio 1998, perfezionando con il “Modello Riace” l’esperienza iniziata a Badolato, con grande e maggiore clamore mediatico globale. Lo stesso Lucano scrive ripetutamente di “utopia realizzata” (ripetibile altrove) nel suo libro “Il fuorilegge” (Feltrinelli 2020 – pagine 190).
Tutto ciò potrebbe apparire cosa eccezionale, ma non per la Calabria dove le utopie storiche attuali o già realizzate sono di casa e normalissime, perché sempre presenti nel suo DNA, nella sua natura umana e sociale.
Infatti da quando si ha notizia attraverso numerosi storici antichi come Aristotele (384-322 a.C.) in Calabria non è mai esistita la schiavitù, importata dalla colonizzazione dei Greci nell’ottavo secolo prima di quel Gesù Cristo, che nella sua epocale predicazione ha utilizzato valori già presenti nel regno di Italo (3500 anni fa), il quale (oltre a dare nome all’Italia) ha inventato e realizzato la “democrazia etica” (altra grande utopia storica realizzata, pure con i sissizi, il carisma e le sagge leggi) che purtroppo poi Atene ha molto subdolamente trasformato in cinica e implacabile “democrazia mercantile” e Roma in spietato imperialismo militare, quali entrambi abbiamo ancora oggi e sono spesso causa di grandi ingiustizie planetarie, nefasti comportamenti sociali, di atroci guerre e addirittura genocidi che mettono a rischio persino l’esistenza dell’intero pianeta e della stessa umanità.

















