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BADOLATO, 40 ANNI DOPO: IL “PAESE IN VENDITA” È ANCORA IN ATTESA DI SALVEZZA

Dal grido d’allarme del 7 ottobre 1986 allo spopolamento di oggi: borghi, campagne e memorie delle generazioni che ci hanno preceduto si svuotano lentamente. La storia di Badolato diventa il simbolo di un’Italia minore che rischia di trasformarsi in archeologia del futuro

di REDAZIONE 

– BADOLATO (CZ) –  3 OTTOBRE 2026 – Ieri, 2 ottobre 2026, in Italia si è celebrata  la “giornata dei nonni”. E’ spontaneo estendere tale celebrazione ai nonni intesi come le generazioni che ci hanno preceduto e dalle quali abbiamo ereditato, tra tanto altro, i nostri paesi, le nostre città e le ruralità dove (fino a 60 anni fa) non c’era un solo metro senza essere coltivato e ben curato. E’ altresì spontaneo constatare che tutto il loro sudore sta andando in rovina, poiché paesi, città e campagne si stanno svuotando e rischiano di rovinare definitivamente e di depreziarsi come se una guerra invisibile li sgretola piano piano, rendendoli inutile archeologia.

Primo nell’area euro-mediterranea, l’allarme spopolamento è partito con grande clamore mediatico e a livello internazionale da Badolato il 07 ottobre 1986 con l’ormai famoso ma troppo doloroso SOS del “paese in vendita” per non morire.

La comunità di Badolato è stata la prima a misurarsi con la desertificazione urbana, territoriale e rurale, poi imitata da altri; e in questi giorni riflette sul fatto che non è cambiato praticamente proprio nulla. Anzi, si continua ad emigrare. Dopo la sconvolgente disunità d’Italia, dal 1870 ad oggi sono ormai ben sei generazioni di badolatesi (di italiani e anche di europei) che emigrano; ed una settima non avrà altra scelta. Bisnonni, nonni, nipoti, pronipoti. Mentre altre generazioni di migranti premono inesorabilmente ai nostri confini. La fame non ammette respingimenti. Chi mai produce nel mondo una tale devastazione?…

Si è parlato di questo e di altro assai attinente nell’edizione 2026 del festival cinematografico “Ciak, si beve” a Badolato borgo, il 19e il 20 settembre, pure per ricordare quei 40 anni che, in pratica, sono passati inutilmente, se è vero come è vero che tale paese nel censimento del 1951 contava 4842 abitanti, nel 1986 (anno del “paese in vendita”) circa 800 e che adesso ci dormono soltanto 149 persone, compresi i richiedenti asilo. Ieri un giornale ha ben titolato: “Badolato … 40 anni di solitudine!”.

Lo scultore badolatese Gianni Verdiglione, pure per ricordare l’allarme spopolamento lanciato molto dolorosamente da questo borgo giusto 40 anni fa, ha murato, in luogo ben visibile a tutti, una delle sue duecento pietre parlanti e narranti un popolo, dedicandola, appunto, al “paese in vendita”.

E l’Università delle Generazioni invita tutti, specialmente i calabresi e scuole, a visitare questo paese fantasma non soltanto per la sua arte, ma pure per capire quale e quanta altra morte spetta (eutanasia assistita ma senza alcuna pietà) ai 5mila piccoli comuni della dorsale alpina ed appenninica (solo in Italia) e a migliaia altri in Europa in una indotta e mortale osteoporosi. Una Italia e un’Europa così non ci servono. Urge altra visione ed un’etica davvero salvifica per tutti.