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AREA URBANA CATANZARO-LAMEZIA TERME, UN BALUARDO DI INCLUSIONE CON IL TERZO SETTORE


Iniziativa al Centro di aggregazione giovanile di via Fontana Vecchia

di REDAZIONE

– CATANZARO – 31 MAGGIO 2024 –  Un incontro sull’area urbana Catanzaro-Lamezia Terme si è tenuto al Centro di aggregazione giovanile di Catanzaro, in via Fontana Vecchia.

Presenti all’evento aperto a tutti e in particolare al mondo del Terzo settore, il segretario del nuovo CDU Mario Tassone, già viceministro delle infrastrutture e dei trasporti, il componente del direttivo del Movimento per l’area urbana Catanzaro – Lamezia Terme Guglielmo Merazzi Presidente del Centro Servizi al Volontario Csv,  il coordinatore Pierino Amato, Isolina Mantelli del Centro Calabrese di Solidarietà ETS, il Presidente della  Cooperativa Zarapoti Ampelio Anfosso.

In apertura dei lavori il Presidente Guglielmo Merazzi si è dichiarato soddisfatto per la numerosa e qualificata partecipazione all’evento.

Merazzi è quindi andato direttamente al punto cruciale: “è indispensabile unire Catanzaro e Lamezia Terme in un asse unico, perché da soli non si va avanti. Bando ai campanilismi nei quali ognuno pensasse solo a coltivare il proprio orticello.

Così – ha precisato Guglielmo Merazzi – non c’è futuro.

Merazzi ha quindi illustrato, facendo esempi concreti, tutti i vantaggi dell’ area Catanzaro – Lamezia per il territorio interessato ma anche per l’intera Calabria”.

Secondo Mario Tassone si tratta di “uno strumento per poter allargare, per poter essere un momento di riferimento per tutta un’area regionale.

Altrimenti tenderemmo alle piccole storie di ogni giorno che non hanno portato né ricchezze interiori né soprattutto soluzioni ai problemi che noi avevamo.

C’è una legge del terzo settore, venuta fuori attraverso una serie di sofferenze e di rivisitazioni, e c’è  ancora un’area di imperfezione rispetto agli obiettivi che si erano prefigurati sia le forze sociali, sia i soggetti del terzo settore, sia le forze della cultura.

Perché il terzo settore è un fatto culturale.

E  questa nostra area è soprattutto un fatto culturale: non avrebbe significato mettere su questo dato e  questo aspetto, che è stato messo su da Pierino Amato che non finirò mai di ringraziare con grande  affetto perché mi ha coinvolto, per fare un elenco delle cose che non sono state fatte nel passato,  delle insufficienze del presente, delle lacune che si sono manifestate via via nel tempo e delle zone  d’ombra che ancora permangono”.

Tassone, nel suo intervento appassionato com’è nel suo stile, ha fatto cenno alle parole di Guglielmo Merazzi: “ad esempio, da 50 anni l’università è priva di collegamento stabile su ferro, e ciò non può ancora essere prorogato.

Si discute di piani urbanistici, di piano regolatore, ma se ci avessimo pensato prima non pensate che l’università sarebbe cresciuta meglio?

40 anni fa ero giovane e m’incuriosiva il porto a Lido, avevo grande entusiasmo parlandone col sindaco del tempo e pensavo che saremmo andati avanti rapidissimamente.

Ancora non lo abbiamo, ma ci sarebbe stato un mutamento economico e cittadino se lo avessimo fatto. La città avrebbe capito intanto di essere una città di mare, cosa che non avviene sempre”.

Definendo l’intervento di Merazzi “pregevole”, Tassone si è riferito all’esempio relativo al porto, come quello di una costruzione di un’opera pubblica in una zona nella quale non doveva sorgere e al  suo tentativo, in qualità di viceministro, di far cambiare la zona di costruzione, che però ci  si era fissati che dovesse sorgere per forza lì dove si trova.

Proprio per la “cultura del campanile, della zona e del territorio, priva di una cultura complessiva e  generale che possa far prevalere e dare una visione d’insieme e non una visione particolare”.

“Il tutto – ha aggiunto l’ex viceministro Mario Tassone – si inserisce in un momento di depressione.

Quando  non c’è più un parlamento, quando non ci sono più i movimenti sindacali, quando non ci sono le  associazioni di categoria che nel tempo hanno portato avanti delle battaglie di civiltà e di conquista,  il terzo settore oggi che cos’è?

Soltanto una sussidiarietà?

Dove non può arrivare lo Stato arriva il terzo settore?

E’ vantaggioso per lo Stato, la sussidiarietà di un servizio strumentale, dove i diritti e  gli interessi permangono altrove.

Il terzo settore è un fatto culturale e se non  c’è un fatto culturale noi saremo condizionati dal tecnicismo e dai tecnici, che imporranno le proprie visioni personali, e le scelte saranno fatte in base a visioni personali e tecnicistiche.

E si perde  ovviamente quello che è l’elemento umano, la volontà umana di portare avanti un progetto.

Bisogna riprendere il gusto della partecipazione del coinvolgimento, della solidarietà fondamentali principi che ispirano tutto il mondo del terzo Settore.

Questo incontro viene fatto non al servizio di qualche interesse superiore ma perché ci sia un futuro per questa città, per quest’area e per questa regione.

Ci poniamo  questi interrogativi perché le vicende nazionali ci impongono molti interrogativi, almeno per  lasciare un minimo di testimonianza ed un tracciato, perché altrimenti i tracciati che ci sono oggi  confondono le idee e non danno sicurezze né speranze”.

Isolina Mantelli sul Centro calabrese di solidarietà ha detto che “non si vince da soli, non si va da soli da nessuna parte, e l’idea è che forse è arrivato il momento che Catanzaro e Lamezia diventino un asse unico e condividano gli obiettivi.

Questo significa migliorare, attraverso un numero maggiore di persone e di strutture, non un unico  territorio in competizione con l’altro, ma costruire un territorio condiviso”.

Ampelio Anfosso ha rimarcato la necessità di “avere la forza e la voglia di stare insieme, ed è quello che facciamo noi del terzo settore, dell’associazionismo.

Le nostre esperienze non nascono oggi, abbiamo 30 anni di attività.

Ma non tutti vogliono creare rete.

Molti creano solo il proprio orticello, benché da soli, secondo il mio punto di vista, non si va da nessuna parte.

Io ho esperienza col Valentino beach club, uno stabilimento balneare che abbatte le barriere architettoniche.

È una risorsa della città, di Catanzaro e Lamezia, non solo della cooperativa Zarapoti.

Penso sia questo il modo giusto di ragionare: pensare all’interesse collettivo”.

Va avanti quindi – da parte sua ha puntualizzato Pierino Amato – “l’attività del Movimento per l’area urbana Catanzaro – Lamezia Terme, proseguendo nel percorso di coinvolgimento dell’intera comunità di riferimento, per diffondere la cultura della crescita sociale civile oltre che economica.

Innumerevoli le adesioni al Movimento, ha tenuto a ribadire Pierino Amato.

Il fondatore e presidente del Premio Mar Jonio, Luigi Stanizzi, già in occasione delle osservazioni e approfondite proposte al Piano strutturale comunale da parte del Terzo settore, ha evidenziato il ruolo fondamentale delle associazioni di volontariato, nel dare concrete speranze di futuro alle persone più in difficoltà che popolano il nostro territorio”.

“L’area urbana Catanzaro-Lamezia Terme – si avvia a concludere il presidente Merazzi – se seriamente realizzata creerebbe davvero l’unione Jonio-Tirreno, nel punto più stretto d’Italia, dal punto di vista economico, sociale e culturale e allo scopo è necessario mobilitare tutte le componenti sociali per promuovere coesione, inclusione e benessere delle comunità coinvolte.

È solo se si sta uniti, infatti – chiude il componente del direttivo del Movimento per l’area urbana Catanzaro – Lamezia Terme e Presidente del CSV Guglielmo Merazzi – che sarà possibile conseguire obiettivi di tale vasta portata e rilevanza.

In questa visione il movimento è impegnato a mettere insieme il mondo del sociale, quello istituzionale e quello imprenditoriale quale elemento indispensabile per la realizzazione di progetti innovativi e di forte impulso al cambiamento.

Il Terzo Settore si pone come baluardo in favore dell’inclusione sociale”.

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