ARCHEOMAFIE NEL SUD: MAXI-INCHIESTA SCUOTE LA CALABRIA. NEL MIRINO ABCHE IL SITO DI ROCCELLETTA DI BORGIA: TRAFFICO INTERNAZIONALE DI REPERTI
Dalla Calabria alla Germania, passando per Londra: un sistema ramificato avrebbe saccheggiato siti archeologici e immesso sul mercato estero beni di valore storico inestimabile. Cinquantacinque le misure cautelari richieste
di REDAZIONE
– PRESERRE (CZ) – 24 NOVEMBRE 2025 – La Calabria finisce al cuore di un’indagine monumentale sulla commercializzazione illecita di beni archeologici, con il sito di Roccelletta di Borgia tra gli epicentri di un presunto traffico internazionale. L’inchiesta della Procura di Catania – che coinvolge 74 indagati – traccia il profilo di due strutture criminali specializzate nel saccheggio sistematico di aree storiche del Sud, con un raggio d’azione esteso all’Europa.
Per 55 indagati sono state richieste misure cautelari: 12 carcerazioni, 35 arresti domiciliari e 8 obblighi di firma. Gli interrogatori sono fissati tra il 25 e il 29 novembre davanti al gip Simona Ragazzi.
Roccelletta di Borgia: un sito violato
Tra i oltre venti siti archeologici colpiti, spicca il parco di Roccelletta di Borgia, nel Catanzarese. Secondo gli inquirenti, tombaroli e scavatori clandestini avrebbero individuato aree ricche di reperti, estraendoli in modo organizzato e sistematico. I materiali, sottratti al patrimonio culturale nazionale, sarebbero poi confluiti in una filiera consolidata che gestiva ogni passaggio: dallo scavo alla vendita.
Il viaggio dei reperti: da Borgia a Monaco e Londra
Il tracciamento degli oggetti trafugati rivela un mercato internazionale molto attivo. In Germania, una casa d’aste di Monaco di Baviera avrebbe battuto nel 2021 46 monete antiche del V-III secolo a.C. per oltre 42 mila euro. Parte del lotto è stata sequestrata dalla magistratura tedesca su ordine europeo della Procura etnea.
Un altro filone porta a Londra, dove tra 2021 e 2022 sarebbero state vendute 39 monete siciliane di epoca greca per un valore complessivo di 150 mila sterline. Gli investigatori ipotizzano che simili operazioni non fossero isolate: emergono ulteriori vendite, anche in Italia, rese possibili da falsi certificati di provenienza. Alcuni reperti avrebbero raggiunto valori fino a 20 mila euro.
Un mosaico criminale da 292 episodi
L’impianto accusatorio poggia su un’informativa del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, un dossier di oltre 1.700 pagine che ricostruisce scavi clandestini, transazioni, contatti con case d’asta e intermediari. Alla fine, la Procura contesta 292 episodi, tra scavi abusivi, ricettazione, esportazione illecita e traffico di beni culturali.
Un affresco investigativo che conferma la persistenza di un mercato parallelo e redditizio, capace di depredare il sottosuolo del Meridione e rifornire collezionisti e aste internazionali.

















