AI ACT, AL VIA UNA NUOVA FASE PER IMPRESE, PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI E SCUOLE (VIDEO)
Più trasparenza, controlli e responsabilità nell’uso dell’intelligenza artificiale. Francesco Pungitore: “L’Europa deve affiancare alla regolazione una vera strategia tecnologica e industriale”
di REDAZIONE
– PRESERRE (CZ) – 3 AGOSTO 2026 – Dal 2 agosto 2026 l’AI Act è entrato in una delle fasi più importanti della sua applicazione. Il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, entrato in vigore nel 2024, introduce progressivamente un insieme di obblighi destinati a incidere sul lavoro di imprese, pubbliche amministrazioni, professionisti, scuole e organizzazioni che sviluppano o utilizzano sistemi di IA.
Al centro delle nuove disposizioni vi sono soprattutto la trasparenza, la tracciabilità degli impieghi e la responsabilità umana. Gli utenti devono poter comprendere quando stanno interagendo con un sistema di intelligenza artificiale e, nei casi previsti, quando un contenuto è stato generato o manipolato artificialmente. Particolare attenzione viene riservata ai deepfake, ai contenuti sintetici, ai sistemi di riconoscimento delle emozioni e ai testi prodotti dall’IA per informare il pubblico su questioni di interesse generale.
L’applicazione del Regolamento non riguarda, tuttavia, soltanto gli sviluppatori delle grandi piattaforme. Anche chi utilizza professionalmente questi strumenti è chiamato a interrogarsi sulle finalità dell’impiego, sulla qualità dei dati, sui possibili rischi, sulle modalità di controllo e sulla responsabilità delle decisioni finali.
Nel video ne parliamo con il professor Francesco Pungitore, esperto di intelligenza artificiale, direttore tecnico dell’Osservatorio Nazionale Minori e Intelligenza Artificiale e coordinatore della Consulta Nazionale UCIIM per l’intelligenza artificiale e le buone pratiche educative.
Secondo Pungitore, il 2 agosto non deve essere considerato soltanto come una scadenza normativa, ma come il passaggio verso una più concreta responsabilità organizzativa. Aziende, enti pubblici e istituzioni scolastiche devono conoscere gli strumenti utilizzati, stabilire regole interne, formare il personale e mantenere un controllo umano effettivo sui processi nei quali interviene l’intelligenza artificiale.
Il tema delle regole, però, rappresenta soltanto una parte della questione. La competizione mondiale sull’IA assume oggi una dimensione sempre più economica, industriale e geopolitica. Il mercato tende a polarizzarsi attorno ai grandi protagonisti degli Stati Uniti e della Cina, mentre l’Europa rischia di rimanere dipendente da modelli, piattaforme, semiconduttori e infrastrutture sviluppati altrove.
«In Europa osserviamo spesso l’intelligenza artificiale quasi esclusivamente attraverso la lente dell’etica e della regolazione», sottolinea Pungitore. «Si tratta di dimensioni indispensabili, ma oggi non più sufficienti. L’IA è diventata una questione di potere economico, industriale e geopolitico».
Per costruire una reale autonomia tecnologica non bastano dichiarazioni di principio o modelli presentati formalmente come “sovrani”. Servono investimenti strutturali in energia, semiconduttori, capacità di calcolo, ricerca, dati, formazione e capitali. L’Europa è quindi chiamata a trovare una propria via: rispettosa dei diritti e della dignità della persona, ma anche capace di produrre innovazione e di competere nei mercati internazionali.
La sfida aperta dall’AI Act è dunque duplice. Da un lato, governare l’intelligenza artificiale attraverso regole chiare, trasparenza e responsabilità. Dall’altro, evitare che l’Europa diventi soltanto il continente che disciplina tecnologie progettate e controllate da altri. Perché la sovranità tecnologica non si proclama: si costruisce.

















