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ADDIO A MICHELE ALBANESE: CRONISTA SOTTO SCORTA ED ESEMPIO DI GIORNALISMO CIVILE CONTRO LA ‘NDRANGHETA

È morto a 63 anni il giornalista esperto della malavita calabrese: una vita per la verità e contro le cosche

di REDAZIONE

 –  COSENZA –  15 FEBBRAIO 2026 –  È morto all’ospedale di Cosenza il giornalista Michele Albanese, redattore del Quotidiano del Sud e collaboratore dell’ANSA. Aveva 63 anni. Con lui scompare una delle firme più autorevoli nel racconto della ’ndrangheta, un cronista rigoroso che ha pagato con anni di vita sotto scorta il suo impegno professionale.

Cronista di frontiera

Albanese è stato per decenni un punto di riferimento nel panorama del giornalismo giudiziario calabrese e nazionale. Le sue inchieste e i suoi articoli hanno documentato assetti, affari e dinamiche delle cosche, con uno sguardo lucido e indipendente.

Nel corso della sua carriera si è occupato prevalentemente di cronaca nera e giudiziaria, seguendo da vicino le principali operazioni antimafia. Per l’ANSA ha raccontato le più importanti inchieste contro la criminalità organizzata, distinguendosi per precisione e affidabilità.

«Michele era un giornalista scrupoloso e coraggioso – ricordano alcuni colleghi –. Non cercava visibilità, ma verità».

Le minacce e la scorta

La sua attività professionale lo aveva esposto a gravi rischi. La misura della protezione armata gli era stata assegnata dopo che, da un’intercettazione, era emerso un progetto della ’ndrangheta per ucciderlo.

A seguito delle minacce provenienti dalle cosche della Piana di Gioia Tauro, su richiesta della Dda di Reggio Calabria, il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica della Prefettura dispose la scorta.

Un provvedimento che testimonia il livello di esposizione a cui era sottoposto per il suo lavoro.

«Ha continuato a scrivere senza arretrare di un passo – sottolineano ambienti vicini al movimento antimafia – dimostrando che il giornalismo può essere un presidio di libertà».

L’impegno civile

Oltre all’attività professionale, Albanese era profondamente impegnato nel movimento antimafia, collaborando attivamente con l’associazione Libera, fondata da Luigi Ciotti.

La sua voce era spesso presente in incontri pubblici e iniziative dedicate alla legalità, soprattutto tra i giovani.

Viveva a Cinquefrondi, nella città metropolitana di Reggio Calabria. Lascia la moglie Melania e le figlie Maria Pia e Michela.

Un’eredità di coraggio

Con la scomparsa di Michele Albanese, la Calabria perde un cronista che ha fatto della legalità e della ricerca della verità la propria missione quotidiana. La sua storia resta quella di un giornalista che non ha mai smesso di raccontare, anche quando farlo significava vivere sotto protezione. Un esempio di giornalismo civile che continuerà a parlare attraverso i suoi articoli.