Presentata la nuova edizione del volume dedicato al Santuario. Immagini, testimonianze e ricordi per custodire l’eredità di don Domenico Cirillo e consegnarla al futuro
di Franco POLITO
– SQUILLACE (CZ) – 3 SETTEMBRE 2026 – Un gesto d’amore per riscoprire tradizioni, fede, simboli, storia e senso di comunità, guardando al passato per comprenderlo, ma anche al futuro, affidandolo alle nuove generazioni. È questo, ma non solo, il significato della serata di presentazione della nuova edizione del libro “Squillace – Santuario Madonna del Ponte”. Il volume, apparso nel 1977 per opera di don Domenico Cirillo, in occasione del cinquantenario della ristrutturazione del Santuario, è stato aggiornato e rivisto dal nipote Carlo Mauro. E ieri sera al battesimo della “rivisitazione letteraria” erano in tanti fra società civile, politica e religiosa. Anche una rappresentanza dell’Associazione Carabinieri.
Un libro, ma anche un viaggio nella memoria
Non solo la presentazione di un libro, però, ma anche simbologia, sensazioni e slanci a ritroso nel tempo, affidati anche alla mostra fotografica parallela. Le immagini, molte delle quali in bianco e nero, hanno guidato quanti sono accorsi nel piazzale del Santuario lungo un itinerario tra volti, storie, avvenimenti e cambiamenti legati al luogo. Uno scrigno datato 1976, che, nei fatti, restituisce un mondo lontano e diverso.
“Diverso”, in qualche maniera, pur rimanendo indelebile paradigma di spiritualità, è anche il Santuario. La struttura è risorta dai rovi e dalla boscaglia che la soffocavano grazie alla lungimirante visione del sacerdote don Domenico Cirillo, primo rettore.

Il Santuario, “luogo simbolo per Squillace e la sua gente”
«Un luogo simbolo per Squillace e la sua gente», ha sottolineato il giornalista Oldani Mesoraca, moderatore dell’iniziativa. Mesoraca ha parlato di Cirillo come del «prete di tutti noi» e ha evidenziato l’amore incondizionato di Carlo Mauro per lo zio. Un amore che si è tradotto nell’aggiornamento del volume.
«Un regalo – ha aggiunto Mesoraca, fatto di immagini nuove e aneddoti nuovi, suggestioni ed emozioni nuove. Don Cirillo starà sorridendo come sapeva fare», ha concluso.
La storia del Santuario intrecciata a quella degli squillacesi
Il sindaco di Squillace, Enzo Zofrea, ha parlato con il cuore in mano. «Un libro che racconta non solo del Santuario ma che traccia la storia di noi squillacesi».
Affondando nei ricordi (su tutti la processione a piedi del Primo maggio e la benedizione delle auto), Zofrea ha definito il Santuario come un «luogo del cuore». Poi le parole dolci per don Cirillo, «ha rinvigorito la fede», e per i rettori, zelanti e continuatori di un’opera straordinaria, venuti dopo di lui: don Emidio Commodaro, don Peppino Megna con il suo periodo cerniera, fino all’attuale padre Piero Puglisi.
«È grazie a tutti loro se questo luogo (di proprietà del Comune di Squillace, ndr) è rinato, vive come simbolo unico di fede e speranza da consegnare a chi verrà dopo di noi».

Un’eredità da custodire e consegnare al futuro
Chi verrà, appassionati e devoti, nel libro troveranno «il desiderio di rinvigorire una storia preziosa», ha sottolineato con non poca emozione Carlo Mauro.
Oltre a concretizzare il suo legame con lo zio rettore, Mauro ha inteso custodire il passato per consegnarlo al futuro, dando vita a un ponte tra passato e futuro.
«Vogliamo riproporre, aggiornata, l’eredità di don Cirillo», ha aggiunto. «Oltre al testo originario abbiamo inserito foto, poesie, scritti e testimonianze del popolo oltre agli avvenimenti che hanno segnato il cambiamento nel tempo della struttura».
Rivive così don Cirillo e, con lui, la storia di un popolo e della sua devozione alla Madonna del Ponte. Rivive il legame con la città.
Mauro ha ricordato anche quando, nel 1983, don Cirillo diede vita al Bollettino del Santuario. Col tempo ne è venuta fuori una raccolta, mentre i mille volumi della libreria del sacerdote sono stati donati dai familiari al Comune di Squillace.
Il finale è uno sguardo a quello che sarà. «Aiutiamo i giovani a conoscere la storia del Santuario e le tradizioni che custodisce – ha concluso Mauro -. Non si può costruire il futuro senza dimenticare da dove viene».

“Un faro di spiritualità”: la voce di padre Puglisi
Di spiritualità mariana, invece, le considerazioni di padre Piero Puglisi. Il religioso ha posto l’accento sul momento della memoria storica per il quale occorre dire grazie alla Madonna: «Tante persone, tante famiglie raggiungono questo luogo per pregare e ne escono ristorate. In un mondo di precarietà, pregare qui significa aggrapparsi alla sicurezza della Vergine. Percorso storico certamente, ma anche fede verso di Lei che non è autoreferenziale e ci riporta sempre a suo figlio».
Soffermandosi sul Santuario, padre Puglisi lo ha definito «un faro di spiritualità, la gente viene qui perché prega bene e se ne torna a casa rigenerata nella fede».
I sacerdoti come riferimento nei momenti difficili
Sul valore dei sacerdoti si è soffermato il consigliere regionale Enzo Bruno. Non solo don Cirillo, ma anche don Vincenzo Cassadonte, parroco a Vallefiorita ma originario di Squillace
«In periodi difficili come quelli del dopoguerra sono stati un faro insostituibile per tante famiglie e giovani a cui hanno dispensato istruzione, svago, esempio e testimonianze in grado di indicare una strada».
E poi il convincimento del vicesindaco di Soverato e consigliere provinciale Emanuele Amoruso: «Il Santuario della Madonna e il suo primo rettore don Domenico Cirillo sono scolpiti nel cuore di tutti noi, sono emblemi di un vissuto e di un presente che continuano a guidare le nostre azioni».
La consegna della raccolta dei Bollettini e il messaggio dell’Arcivescovo
Prima dei convenevoli finali scanditi dalla consegna degli attestati e del “dono” al Comune di Squillace e al Santuario della raccolta dei Bollettini e della copia del libro, è arrivato il sigillo metaforico dell’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, monsignor Claudio Maniago (nel video un breve passaggio del suo intervento): «Il Santuario della Madonna del Ponte è un quadro, un’opera d’arte, mentre la cornice sono la figura di don Cirillo e quanto da lui realizzato e il volume».
Il presule ha insistito sulla necessità di non non perdere il senso della storia evitando il «non vivere alla giornata» per «essere protagonisti attuali della storia». Gli spunti ci sono. Tra essi le storie del Santuario. Storie vere, non favole, volti, aneddoti e momenti.
«Ecco perché – ha ragionato Maniago – i santuari hanno vocazioni particolari e strategiche. Sono diversi dalle parrocchie. Nascono, come questo in cui ci troviamo, in posti scelti dalla Madonna. In altri casi, in luoghi indicati da un santo. In un caso o nell’altro, al Santuario ci devi andare, devi muoverti da casa. Sono luoghi dove si è chiamati. Ci si mette in disparte, sapendo di essere ascoltati».
Quindi la chiosa definitiva: «Sono contento per la cornice. Va custodita come le opere d’arte che non hanno prezzo. Nessuno può accaparrarsele».