- PreSerre e Dintorni - https://www.preserreedintorni.it -

A GASPERINA LA CHIESA DI CATANZARO-SQUILLACE RIPENSA LA CATECHESI: «DAI SACRAMENTI ALLA VITA CRISTIANA»

L’Assemblea diocesana apre il confronto sul rinnovamento dell’iniziazione cristiana. Al centro la relazione di don Francesco Vanotti e il lavoro dei tavoli sinodali

di REDAZIONE

 –  GASPERINA  (CZ) –  16 SETTEMBRE 2026 –  Non è soltanto una questione di programmi, tempi e incontri. A Gasperina, nel corso dell’Assemblea diocesana dell’Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro-Squillace, il tema dell’iniziazione cristiana è stato affrontato come una questione che riguarda il modo stesso con cui una comunità accompagna le persone alla fede.

L’appuntamento, svoltosi il 12 settembre 2026 al Mirabeau Park Hotel, si inserisce nel percorso avviato dalla diocesi sul rinnovamento degli itinerari di iniziazione cristiana e nella fase di discernimento successiva al confronto sviluppato nelle foranie. L’incontro era stato convocato dall’arcivescovo mons. Claudio Maniago con l’obiettivo di mettere a fuoco nuove prospettive pastorali.

L’immagine scelta per accompagnare la giornata è quella di Emmaus: i discepoli in cammino, una presenza che si affianca alla loro strada, l’ascolto, la rilettura degli avvenimenti e infine il riconoscimento del Risorto nello spezzare il pane. È un’immagine che, nel percorso della diocesi, diventa anche una chiave per leggere il rinnovamento della catechesi: meno centrata sull’organizzazione delle singole tappe e più attenta al processo attraverso cui una persona entra nella vita cristiana.

La domanda messa al centro: che cosa significa iniziare alla fede?

La mattinata è partita dall’accoglienza e dalla preghiera. Don Ivan Rauti ha richiamato il significato del cammino sinodale, mentre don Ferdinando Fodaro ha posto l’attenzione sulla comunità cristiana come luogo capace di generare e accompagnare la fede.

Il passaggio successivo è stato affidato a don Francesco Vanotti, presbitero della diocesi di Como e direttore dell’Ufficio per la Catechesi, componente della Consulta dell’Ufficio Catechistico Nazionale e dell’équipe della Scuola nazionale per formatori all’evangelizzazione e alla catechesi. Il suo profilo è confermato anche dall’Università Pontificia Salesiana, dove insegna catechetica.

Il titolo della relazione ha concentrato in una domanda l’intero problema pastorale: «Quale visione di iniziazione alla vita cristiana?». La questione, dunque, non riguarda soltanto il modo di preparare bambini e ragazzi ai sacramenti, ma il significato stesso dell’espressione “iniziazione cristiana”.

Il primo spostamento: dai sacramenti alla vita cristiana

Il primo snodo indicato da Vanotti è stato sintetizzato nella formula «dai sacramenti alla vita cristiana».

Il punto non è ridimensionare il valore dei sacramenti, ma evitare che l’intero percorso finisca per essere identificato con le tappe che precedono la loro celebrazione. La prospettiva proposta guarda invece alla formazione di cristiani capaci di vivere la fede dentro la comunità, nella preghiera, nella liturgia, nell’ascolto della Parola, nella carità e nella testimonianza.

È un cambio di fuoco: il sacramento non come punto di arrivo di un corso, ma dentro un cammino più ampio di vita cristiana.

Se la fede non può essere data per scontata

Il secondo passaggio riguarda una condizione ormai evidente nel lavoro pastorale: la fede non può più essere presupposta.

Da qui il passaggio indicato da Vanotti «dalla trasmissione presupposta al primo annuncio». La catechesi si trova così a confrontarsi con persone e famiglie che non necessariamente arrivano al percorso parrocchiale dopo aver maturato una conoscenza significativa del Vangelo.

L’annuncio di Cristo torna quindi a essere parte integrante dell’itinerario. Non come una fase preliminare destinata a esaurirsi, ma come una dimensione che accompagna il percorso e permette alla proposta cristiana di entrare in dialogo con la vita concreta.

La prospettiva non è estranea alla tradizione catechetica della Chiesa: il magistero ha da tempo sottolineato il rapporto tra primo annuncio, catechesi, esperienza cristiana, celebrazione e inserimento nella comunità.

Dal gruppo dei catechisti alla comunità

C’è poi un altro passaggio: «dalla classe alla comunità».

La parola “classe” richiama un modello nel quale bambini e ragazzi vengono riuniti in un gruppo, incontrano il catechista e seguono un percorso scandito da appuntamenti e contenuti. La prospettiva proposta all’Assemblea sposta invece l’attenzione sulla comunità nel suo insieme.

L’iniziazione cristiana, in questa lettura, non può essere affidata soltanto a catechisti, sacerdoti e famiglie. Chi viene accompagnato alla fede dovrebbe poter incontrare una comunità cristiana reale, riconoscibile nei suoi gesti, nelle sue relazioni, nella liturgia, nella preghiera e nel servizio.

È qui che il tema della catechesi diventa anche una domanda rivolta alle parrocchie: quale esperienza di Chiesa stanno offrendo a chi si avvicina alla fede?

Dalla lezione all’esperienza

Il quarto passaggio riguarda il metodo e può essere riassunto nell’espressione «dalla lezione all’esperienza».

Non significa abbandonare i contenuti o la formazione, ma evitare che la fede venga ridotta a qualcosa da apprendere. Parola di Dio, liturgia, preghiera, fraternità, carità, servizio, silenzio e testimonianza diventano altrettanti luoghi nei quali ciò che viene annunciato può essere sperimentato.

L’obiettivo è quindi collegare maggiormente conoscenza ed esperienza, facendo dell’itinerario di iniziazione un percorso nel quale la persona non si limita ad acquisire informazioni sulla fede, ma viene progressivamente introdotta nella vita della comunità cristiana.

Anche il Catechismo della Chiesa cattolica descrive l’iniziazione come un processo che comprende l’annuncio della Parola, la fede, la celebrazione dei sacramenti e l’inserimento nella vita ecclesiale.

Il pomeriggio affidato ai tavoli sinodali

Dopo la relazione di Vanotti, il lavoro dell’Assemblea è proseguito attraverso i tavoli sinodali, chiamati a raccogliere esperienze, interrogativi e proposte emerse dalle comunità. La formula scelta dalla diocesi punta quindi a trasformare l’ascolto della mattina in un confronto concreto sui percorsi pastorali.

Il lavoro arriva dopo una fase di ascolto sviluppata nelle foranie e rappresenta un ulteriore passaggio verso la definizione di un possibile rinnovamento degli itinerari di iniziazione cristiana. L’obiettivo dichiarato non è semplicemente produrre un nuovo schema catechistico, ma individuare criteri e prospettive condivise per le comunità parrocchiali.

Un percorso ancora aperto

L’Assemblea del 12 settembre ha dunque aperto una fase di discernimento. L’immagine di Emmaus utilizzata dalla diocesi accompagna un percorso nel quale il punto centrale non è ancora la definizione di un modello conclusivo, ma l’individuazione delle condizioni necessarie per rinnovare l’iniziazione cristiana.

Il confronto avviato a Gasperina mette sul tavolo una serie di passaggi: dai sacramenti alla vita cristiana, dalla trasmissione presupposta al primo annuncio, dalla classe alla comunità, dalla lezione all’esperienza.

Le indicazioni emerse dovranno ora essere confrontate con il lavoro delle comunità e con le successive decisioni pastorali dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace.