OMICIDIO PROCOPIO A GASPERINA, 30 ANNI A DANILO VISCOMI: LA CORTE D’ASSISE INFLIGGE LA CONDANNA
La sentenza a Catanzaro per l’episodio avvenuto nella notte tra il 2 e il 3 ottobre 2024. Il risarcimento dei familiari sarà quantificato in sede civile
di REDAZIONE
– GASPERINA (CZ) 10 OTTOBRE 2026 – Trenta anni di reclusione. È la pena inflitta dalla Corte d’Assise di Catanzaro a Danilo Viscomi per l’omicidio di Antonio Procopio, morto a Gasperina dopo essere stato raggiunto da una coltellata. La decisione è arrivata al termine della discussione delle parti, e ha recepito la richiesta formulata dal pubblico ministero nella precedente udienza. La Corte ha inoltre riconosciuto il diritto delle parti civili al risarcimento dei danni, rimettendone la quantificazione al giudice civile.
La vicenda giudiziaria arriva così alla sentenza dopo un procedimento iniziato a seguito dei fatti della notte tra il 2 e il 3 ottobre 2024, quando Procopio venne colpito mortalmente a Gasperina. Le fonti giudiziarie e giornalistiche consultate collocano l’omicidio in quella notte, mentre sull’età della vittima emergono indicazioni non uniformi nelle diverse ricostruzioni pubblicate.
La discussione in aula
Prima della decisione hanno concluso gli avvocati delle parti civili Antonio Lomonaco, Sergio Sangiovanni e Nunzio Raimondi, che assistono i familiari di Procopio. Successivamente è intervenuto l’avvocato Alessandro Guerriero, difensore di Viscomi. La sequenza delle discussioni e l’esito della sentenza sono riportati dalle cronache giudiziarie pubblicate nella giornata dell’8 ottobre.
Non risultano, nelle fonti consultate, dichiarazioni testuali ufficiali degli avvocati o del pubblico ministero tali da poter essere riportate come virgolettati senza il rischio di alterarne il contenuto. Per questo motivo non vengono introdotte dichiarazioni dirette non documentate.
La ricostruzione dell’omicidio
Il procedimento riguarda l’uccisione di Antonio Procopio, raggiunto da un unico fendente al torace. Secondo la ricostruzione emersa nelle indagini, alla base della lite ci sarebbe stata una questione economica di modesta entità, indicata dalle cronache dell’epoca in un debito di 30 euro. Dopo una prima discussione all’interno di un bar, secondo la ricostruzione investigativa, Viscomi si sarebbe allontanato per poi tornare armato di coltello e avrebbe successivamente affrontato Procopio all’esterno del locale.
Quella ricostruzione aveva portato all’arresto di Viscomi nei giorni immediatamente successivi al delitto. Nel giugno 2025 il Gup di Catanzaro aveva disposto il rinvio a giudizio, fissando l’avvio del processo davanti alla Corte d’Assise. In quella fase l’accusa contestava l’omicidio e la difesa era affidata all’avvocato Guerriero. CCorriere della Calabria+1
L’accusa e il risarcimento
Nel processo, secondo quanto riportato nelle cronache della sentenza, a Viscomi è stato contestato l’omicidio volontario aggravato dai motivi futili, oltre alle contestazioni relative al porto e all’utilizzo dell’arma. La Corte ha stabilito una pena di 30 anni di reclusione, coincidente con quella richiesta dal pubblico ministero.
Sul piano civile, la sentenza ha riconosciuto il risarcimento dei danni alle parti civili, ma la somma non è stata determinata dalla Corte d’Assise: la quantificazione dovrà avvenire in separata sede davanti al giudice civile.
Una decisione dopo due anni
A circa due anni dai fatti, il procedimento approda dunque alla decisione della Corte d’Assise di Catanzaro. La sentenza stabilisce per Danilo Viscomi la pena di 30 anni di reclusione e riconosce il diritto delle parti civili al risarcimento, rinviando al giudizio civile la determinazione dell’importo.

















