LE CARTE CHE RIDISEGNANO LA CALABRIA: A SQUILLACE LA STORIA NASCOSTA TRA MAPPE, CONFINI E DIOCESI
Un progetto Mab riunisce Museo, Archivio e Biblioteca per raccontare attraverso documenti e mappe le controversie territoriali con Gerace. In mostra le fonti che attraversano quasi otto secoli di storia
di REDAZIONE
– SQUILLACE (CZ) – 13 SETTEMBRE 2026 – Non sempre il passato si lascia leggere attraverso monumenti, affreschi o opere d’arte. In alcuni casi bisogna cercarlo tra pergamene, mappe, diplomi e documenti d’archivio, capaci di restituire la geografia e le trasformazioni di un territorio molto più efficacemente di quanto possa fare una semplice ricostruzione a posteriori.
È da questa prospettiva che nasce “Dalla tradizione greca alla rinascita latina. Documenti e controversie territoriali (XI-XIX sec.)”, il progetto diocesano integrato MAB – Museo, Archivio e Biblioteca, presentato a Squillace nell’ambito dell’edizione 2026.
L’iniziativa mette in relazione materiali e istituzioni diverse, con l’obiettivo di ricostruire attraverso le fonti alcuni passaggi della storia della diocesi e del territorio calabrese.
A coordinare l’incontro è stato don Maurizio Franconiere, responsabile dell’Ufficio Diocesano per i Beni Culturali Ecclesiastici e direttore del Museo Diocesano d’Arte Sacra (MU.D.A.S.). Nel corso dell’appuntamento ha sottolineato la necessità di creare un rapporto più stretto fra Museo, Archivio e Biblioteca, collegando la ricerca scientifica alla comunità e il patrimonio alla conoscenza del territorio.
Il patrimonio che non si vede
Il primo intervento istituzionale è stato quello di Natascia Mellace, assessora alla Cultura del Comune di Squillace. Il suo richiamo ha riguardato soprattutto una parte del patrimonio culturale che spesso rimane in secondo piano rispetto ai beni più visibili.
Accanto alle chiese, ai monumenti e alle opere d’arte esiste infatti una vasta eredità documentaria. Sono le carte conservate negli archivi a permettere di ricostruire vicende amministrative, ecclesiastiche e sociali che altrimenti rischierebbero di rimanere frammentarie.
La conoscenza delle radici di una comunità, secondo quanto evidenziato dall’assessora, rappresenta quindi uno strumento per comprendere il presente e affrontare con maggiore consapevolezza le trasformazioni future.
Il progetto MAB si muove proprio lungo questa direttrice. Le tre istituzioni coinvolte non vengono considerate come compartimenti separati, ma come differenti punti di accesso a una medesima vicenda storica. Una funzione sintetizzata da don Franconiere nel compito di “custodire e trasmettere la memoria”.
Da Cassiodoro alle controversie territoriali
L’appuntamento del 2026 si inserisce in un percorso che l’Arcidiocesi ha sviluppato negli anni precedenti. Il filo della ricerca attraversa Cassiodoro e Vivarium, le testimonianze legate al pellegrinaggio e gli antichi culti collegati all’itinerario giubilare, arrivando fino alla documentazione utile per ricostruire i rapporti territoriali dell’antica diocesi di Squillace.
Questa volta l’attenzione si concentra soprattutto sulle controversie territoriali, una materia nella quale la dimensione religiosa si intreccia inevitabilmente con quella amministrativa e sociale.
A entrare nel merito delle fonti sono stati Antonio Paonessa, direttore dell’Archivio di Stato di Catanzaro, che ha affrontato il Fondo Cassa Sacra, Benedetta Trapasso, archivista dell’Archivio Storico Diocesano, e l’archeologo cristianista Dante Palmerino, intervenuto sulle dispute territoriali tra le diocesi di Squillace e Gerace.
Quando un documento racconta un territorio
Per Trapasso il valore dell’archivio sta nella capacità delle carte di conservare una memoria che può essere interrogata anche a distanza di secoli. Nel suo intervento ha sintetizzato questo rapporto con la frase: “La memoria prende forma nelle carte e continua a parlare nel tempo”.
La documentazione dell’Archivio Storico Diocesano permette così di ricostruire una vicenda nella quale entrano in gioco regio patronato, confini, giurisdizione ecclesiastica e vita delle comunità.
Il termine “confine”, nelle fonti, assume un significato concreto. Dietro le delimitazioni territoriali emergono infatti paesi, chiese, patrimoni, diritti e comunità. Le mappe e gli atti conservati negli archivi diventano quindi strumenti per comprendere come si sia progressivamente definita la geografia di una parte della Calabria.
Squillace e Gerace, una disputa dalle radici antiche
È stato Dante Palmerino a ricostruire, attraverso fonti manoscritte e a stampa, la lunga vicenda delle controversie tra Squillace e Gerace, mettendo in relazione la documentazione ecclesiastica con quella della Cassa Sacra.
La Cassa Sacra, istituita nel contesto delle trasformazioni successive al terremoto del 1783, costituisce una fonte particolarmente significativa per comprendere le vicende territoriali e patrimoniali dell’epoca.
Le ricerche presentate durante l’incontro indicano inoltre che le controversie fra le due diocesi non nacquero alla fine del Settecento. Le loro radici possono essere ricondotte almeno agli inizi del XVIII secolo e interessavano concretamente territori e comunità collocate lungo il confine meridionale della diocesi di Squillace.
Diplomi, atti giuridici, mappe e memorie ecclesiastiche consentono così di seguire l’evoluzione di una questione nella quale religione, amministrazione e organizzazione del territorio risultano strettamente collegate.
La mostra porta le fonti fuori dall’archivio
Il progetto non si è fermato agli interventi degli studiosi. Il percorso trova una prosecuzione concreta nella mostra documentaria allestita al Museo Diocesano di Squillace, dove alcune delle testimonianze richiamate durante l’incontro vengono presentate direttamente al pubblico.
È il passaggio che don Franconiere ha definito “dall’ascolto alla visione”: dopo la ricostruzione affidata agli studiosi, il visitatore può confrontarsi direttamente con le fonti.
Il risultato è un percorso nel quale Museo, Archivio e Biblioteca concorrono alla lettura dello stesso patrimonio da prospettive differenti. Le carte, sottratte alla sola consultazione specialistica, diventano così materiali attraverso cui osservare la storia di luoghi, comunità e istituzioni.
Il documento come fonte storica
Il progetto MAB 2026 presenta dunque una parte della storia di Squillace attraverso documenti che consentono di seguire trasformazioni territoriali e controversie ecclesiastiche sviluppatesi nell’arco di diversi secoli.
La mostra documentaria costituisce il momento conclusivo del percorso presentato a Squillace, mettendo a disposizione dei visitatori una selezione delle fonti analizzate dagli studiosi. La documentazione storica diventa in questo modo direttamente consultabile e leggibile nel contesto museale, senza separarla dagli altri materiali che compongono il patrimonio culturale diocesano.
Le fonti esaminate riguardano un arco temporale compreso tra l’XI e il XIX secolo e permettono di seguire, attraverso documenti diversi, le vicende relative alla formazione e alla definizione dei territori delle diocesi di Squillace e Gerace.

















