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“KALEA”: A MONTEPAONE UN RACCONTO CORALE DI DONNE, MEMORIA E LIBERTÀ [VIDEO]


Partecipata presentazione del libro di Maria Cristina Romano. Iorfida guida il confronto con Pungitore, Grandinetti e Claudia Celi: dalle radici calabresi alla possibilità di scegliere il proprio destino. L’abbraccio finale della comunità all’autrice

di REDAZIONE

 –  MONTEPAONE (CZ) –  19 AGOSTO 2026 –  Un libro dedicato alle donne, alla Calabria, alla memoria, ma soprattutto alla possibilità di trasformare ciò che si eredita in una scelta consapevole. È stato questo il filo conduttore della partecipata presentazione di Kalea (ed. La Mongolfiera), il volume di Maria Cristina Romano, svoltasi al Gatsby di Montepaone Lido davanti a un pubblico davvero numeroso.

A condurre l’incontro è stato Antongiulio Iorfida, che ha moderato la serata, presentando l’autrice e i relatori e accompagnando con cultura e competenza il pubblico dentro i diversi temi dell’opera. Al tavolo sono intervenuti il professor Francesco Pungitore, il giornalista e conduttore televisivo Luigi Grandinetti e la modella e conduttrice televisiva Claudia Celi. Presente anche Luce Catanzariti, fotografa che ha firmato gli intensi scatti in bianco e nero che accompagnano e completano il percorso narrativo del libro.

A portare il saluto istituzionale è stato il sindaco di Montepaone, Mario Migliarese, che ha sottolineato il valore culturale dell’iniziativa e rivolto all’autrice l’apprezzamento dell’amministrazione comunale.

Il cuore della discussione si è acceso già dalle prime pagine. Iorfida ha scelto di leggere Consapevolezza, il testo che apre il percorso di Kalea, soffermandosi in particolare su quell’esortazione spezzata graficamente e semanticamente in due parole: «Libera. Mente». Un passaggio che invita le donne a imparare ad appartenere a se stesse e a scegliere liberamente, uno dei nuclei più forti dell’intera opera.

Da qui si è sviluppata una riflessione sul ruolo storico della donna nella società calabrese e sulle molte forme di un “matriarcato” sostanziale, spesso lontano dalle definizioni teoriche ma profondamente presente nella vita quotidiana: donne capaci di reggere famiglie intere, amministrare la casa, crescere figli, affrontare assenze, partenze, lutti e difficoltà economiche, diventando in molti casi il vero asse attorno al quale ruotavano le comunità.

Su questa stessa linea si è inserito Luigi Grandinetti, che ha intrecciato i temi di Kalea con ricordi e aneddoti della propria storia familiare, restituendo una dimensione concreta e personale a quel modello di donna forte e silenziosamente centrale che appartiene a tanta memoria del Sud.

Un taglio più propriamente filosofico è stato proposto da Francesco Pungitore, che ha individuato nel libro una tensione continua tra appartenenza e libertà, ponendo una domanda: quanto di ciò che siamo ci viene consegnato e quanto, invece, possiamo scegliere di diventare?

Significativo, in questo senso, il riferimento al capitolo Radici, nel quale le donne calabresi vengono invitate a viaggiare, studiare, nutrirsi di cultura e sentirsi cittadine del mondo, potendo poi tornare nella propria terra “se vogliono”. Due parole nelle quali Pungitore ha individuato uno dei passaggi filosoficamente più rilevanti del libro: la trasformazione della radice da vincolo a possibilità.

Il suo intervento ha toccato anche Simone de Beauvoir e il tema della costruzione dell’identità femminile, fino ad arrivare alla parola forse decisiva di Kaleascelta. Scegliere non significa cancellare il passato, ma impedire che sia il passato a scegliere per noi. Da qui l’idea della memoria non come ritorno nostalgico all’indietro, ma come strumento per procedere avanti: dal destino alla scelta, dall’appartenenza ricevuta all’appartenenza consapevole, fino alla capacità di appartenere finalmente a se stessi.

Particolarmente intenso anche l’intervento di Claudia Celi, già Miss Calabria 2024, che nel libro non è soltanto una delle figure legate al progetto, ma soprattutto è figlia di Maria Cristina Romano. Claudia ha raccontato il rapporto con la madre, indicandola come esempio e fonte di ispirazione, e ricordando il sostegno dato affinché questa “piccola-grande” impresa editoriale potesse finalmente vedere la luce.

Un progetto, quello di Kalea, rimasto troppo a lungo nel cassetto dei sogni e che, secondo Celi, meritava invece di essere condiviso. Nel suo racconto è emersa così anche un’altra dimensione del volume: non soltanto un libro sulle donne, ma un’opera nata concretamente dentro una relazione tra generazioni, nel passaggio di esperienze, valori e incoraggiamenti tra madre e figlia.

Nel corso della serata non sono mancati gli interventi del pubblico, che hanno ulteriormente arricchito il confronto. Domande, testimonianze e riflessioni hanno trasformato la presentazione in un dialogo collettivo, ben oltre il tradizionale schema della presentazione editoriale.

E proprio il pubblico ha regalato all’autrice il momento forse più significativo della serata: lunghi applausi e un vero e proprio abbraccio collettivo della comunità montepaonese, testimonianza non soltanto dell’apprezzamento per l’opera, ma anche dell’affetto e dell’amicizia che circondano Maria Cristina Romano.

Kalea diventa così un viaggio attraverso parole come consapevolezza, eredità, memoria, radici, dolore, dignità, amore, rinascita e rivoluzione. Un mosaico nel quale la Calabria non costituisce semplicemente lo scenario, ma diventa parte dell’identità delle donne raccontate: una terra dalla quale partire, alla quale tornare, ma soprattutto con la quale continuare a dialogare.

Il volume è già disponibile per l’acquisto online e, a partire dal mese di settembre, arriverà anche nelle librerie.

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