LA VITA APPESA A UN FILO AL SECONDO PIANO E IL BALZO DELL’APPUNTATO A SQUILLACE: «ECCO IL NOSTRO EROISMO QUOTIDIANO, LONTANO DAI GRANDI NOMI MA FATTO DI CUORE»
Il Comandandante provinciale dei carabinieri di Catanzaro racconta il salvataggio di una giovane che voleva gettarsi nel vuoto da un palazzo in costruzione. “Due militari sono rimasti sotto, uno è corso su. Quando le mani hanno iniziato a tremare, l’ha afferrata al volo”
di Franco POLITO
– SQUILLACE (CZ) – 17 LUGLIO 2026 – Un palazzo in costruzione, il vuoto del secondo piano e una ragazza con la vita legata solo a una mente “poco serena” che aveva deciso di togliersi la vita. Poteva essere l’ennesima tragedia della disperazione, si è trasformata in una storia di straordinario coraggio ordinario nel quartiere Lido a Squillace.
A rivelare i dettagli del salvataggio è stato il generale Giovanni Pellegrino, Comandante provinciale dei Carabinieri di Catanzaro, che ha tracciato una linea netta tra il ricordo dei grandi martiri dell’Arma e il valore silenzioso dei militari che, ogni giorno, rischiano la pelle sulle strade nell’ambito di un’iniziativa sulla legalità a San Floro.
Il negoziato nel vuoto e il riflesso decisivo
La dinamica del salvataggio restituisce la freddezza e l’intuizione dei tre carabinieri della Stazione di Squillace intervenuti sul posto: «C’erano il maresciallo comandante di stazione, un maresciallo allievo che sta facendo il tirocinio e un appuntato», ha spiegato l’ufficiale. Di fronte alla ragazza pronta a lanciarsi dal secondo piano dell’immobile, i militari si sono divisi i compiti in una frazione di secondo: due sono rimasti a terra pronti a limitare i danni di un eventuale impatto, mentre l’appuntato si è lanciato in una corsa contro il tempo su per le scale grezze della struttura.
Raggiunto il piano, il militare si è affacciato alla stanza e ha iniziato a parlarle, cercando un contatto emotivo, l’unico appiglio rimasto per evitare che la giovane si lasciasse andare. Ma il tempo stava per scadere. «Quando ha iniziato a vedere che le mani iniziavano a tremare – ha raccontato il generale – la situazione è entrata nella fase decisivia. È a quel punto che l’appuntato si è lanciato, l’ha presa e l’ha bloccata, salvandole la vita».
Oltre il mito: l’eroismo della normalità
Il racconto del salvataggio è diventato per l’Arma l’occasione per ridefinire il concetto stesso di “eroe”, lontano dalle celebrazioni formali e vicino al battito della strada. Il pensiero del comandante è andato ai grandi caduti: dal giudice Paolo Borsellino a Giovanni Falcone, fino ai capitani D’Aleo e Russo, e ai marescialli Guazzelli e Vitrani: «Il maggiore eroismo io lo vedo tutti i giorni, ed è l’eroismo di coloro che, in condizioni non semplici, si trovano a fare sempre il loro dovere, mettendoci sempre testa, cuore e passione».
Una riflessione che non ha nascosto le fragilità umane della divisa: «Qualche volta qualcuno di loro non è all’altezza, qualche volta magari anche io non sono all’altezza, e di questo chiedo scusa – ha ammesso con franchezza il generale -. Ma credetemi, gli eroismi ci sono tutti i giorni, e devono essere gli eroismi di tutti noi. Gli eroismi di chi sa che può fare il proprio dovere ogni giorno».

















