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APPALTI PILOTATI E FONDI PUBBLICI DRENATI: ARRESTATO L’EX VICEPRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI CROTONE


Un sistema collaudato, secondo la Procura, per manipolare appalti pubblici e redistribuire denaro attraverso società di comodo: cinque ai vertici, 19 indagati nell’inchiesta “Teorema”

di REDAZIONE

 –  CROTONE –  17 APRILE 2026 –  Un presunto circuito corruttivo strutturato capace di intercettare e deviare fondi pubblici attraverso appalti pilotati. È questo il quadro delineato dalla Procura di Crotone nell’ambito dell’inchiesta “Teorema”, che ha portato all’arresto in carcere dell’ex vicepresidente della Provincia, Fabio Manica, e dell’imprenditore Giacomo Combariati. Per altri due indagati, i coniugi Luca Bisceglia (ingegnere) e Rosaria Luchetta (architetto), sono stati disposti i domiciliari, mentre per l’avvocato Francesco Manica, fratello dell’ex amministratore, è scattato il divieto di dimora nell’intera provincia. L’inchiesta coinvolge complessivamente 19 persone.

Le accuse: corruzione, falso e truffa

Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe operato con modalità sistematiche per ottenere il controllo di appalti pubblici e drenare risorse economiche. I reati contestati, a vario titolo, sono corruzione, falso in atto pubblico e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. “Un meccanismo consolidato e funzionale alla sottrazione di risorse pubbliche”, emerge dagli atti dell’accusa, coordinata dal pubblico ministero Rosaria Multari e sviluppata dalla Guardia di Finanza.

Il ruolo dei professionisti e le società di comodo

Al centro del presunto sistema ci sarebbe l’utilizzo delle competenze tecniche di Bisceglia e Luchetta, che – secondo la Procura – “mettevano stabilmente a disposizione le proprie qualifiche professionali” per ottenere incarichi ufficiali nella gestione o direzione dei lavori. Una volta incassati i compensi pubblici, parte delle somme veniva – sempre secondo l’accusa – reindirizzata attraverso società di comodo, creando un flusso finanziario finito sotto la lente degli inquirenti. “Le somme venivano sistematicamente stornate e fatte transitare su canali societari fittizi”, ipotizzano gli investigatori.

Il flusso di denaro e il bancomat “schermo”

Il denaro, seguendo questo percorso, sarebbe infine arrivato nelle disponibilità di Fabio Manica. Gli inquirenti sostengono che l’ex vicepresidente avrebbe prelevato contanti utilizzando un bancomat intestato formalmente a Combariati, schermando così la reale destinazione dei fondi. Un dettaglio che rafforza l’ipotesi di una regia organizzata e consapevole dell’intero sistema.

La strategia legale per eludere i controlli

Nel meccanismo avrebbe avuto un ruolo anche l’avvocato Francesco Manica, accusato di aver fornito consulenze strategiche per proteggere il gruppo. Secondo la Procura, avrebbe suggerito operazioni societarie come fusioni e scissioni, con l’obiettivo di “blindare le imprese e sottrarle a eventuali attività investigative”.

Sequestri e sviluppi investigativi

Nei giorni scorsi la Guardia di Finanza ha eseguito anche la convalida del sequestro preventivo di 400 mila euro nei confronti degli indagati. L’ordinanza cautelare arriva dopo gli interrogatori preventivi dello scorso 7 aprile e segna un passaggio cruciale nell’inchiesta, che punta a chiarire l’estensione del presunto sistema e le eventuali responsabilità ulteriori.

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