DA BENE DELLA ’NDRANGHETA A RIFUGIO PER LE DONNE: A MONTEPAONE NASCE UN CENTRO ANTIVIOLENZA IN UN IMMOBILE CONFISCATO
Un immobile sottratto alla criminalità organizzata nel Catanzarese verrà trasformato in un Centro Antiviolenza. La Regione Calabria ha pubblicato un avviso per affidarne co-progettazione e gestione al Terzo settore, con un investimento di 500mila euro
di REDAZIONE
– MONTEPAONE (CZ) – 14 MARZO 2026 – A Montepaone, nel Catanzarese, un immobile sottratto alla criminalità organizzata si prepara a cambiare destinazione d’uso e significato. Quello che in passato rappresentava un simbolo del potere della ’ndrangheta sarà convertito in uno spazio dedicato alla protezione delle donne vittime di violenza.
La Regione Calabria ha infatti pubblicato un avviso pubblico finalizzato a individuare un ente del Terzo settore che si occupi della co-progettazione e della gestione di un Centro Antiviolenza all’interno dell’edificio confiscato. L’iniziativa rientra nelle politiche regionali dedicate alla valorizzazione dei beni sottratti alla criminalità e al rafforzamento dei servizi sociali sul territorio.
Il progetto mira a trasformare concretamente un patrimonio sottratto alle organizzazioni criminali in un luogo destinato all’accoglienza, all’assistenza e al sostegno di donne che hanno subito abusi.
Montuoro: “Restituire alla collettività ciò che era stato sottratto”
Sull’iniziativa è intervenuto Antonio Montuoro, assessore regionale alla Legalità e alla valorizzazione dei beni confiscati, che ha sottolineato il significato dell’operazione dal punto di vista simbolico e sociale.
«Questa iniziativa ha un forte valore simbolico. Abbiamo deciso di trasformare un bene confiscato alla criminalità organizzata in uno spazio di protezione per le donne: è il segno concreto della restituzione alla collettività di ciò che la criminalità aveva sottratto, mettendolo al servizio delle persone più fragili», ha dichiarato Montuoro in occasione della presentazione dell’avviso pubblico diffuso dalla Regione Calabria.
L’assessore ha aggiunto che il recupero di immobili confiscati può rappresentare anche uno strumento concreto nella lotta alla criminalità organizzata. «Recuperare un bene confiscato e destinarlo alla tutela delle donne significa affermare con forza che la Calabria non arretra nella battaglia contro la violenza e contro ogni forma di sopraffazione», ha affermato.
Il finanziamento europeo e la strategia regionale
L’intervento si inserisce nel quadro del Programma regionale Calabria FESR FSE+ 2021-2027, lo strumento con cui vengono utilizzate le risorse europee destinate allo sviluppo territoriale e al rafforzamento delle politiche sociali.
All’interno di questo programma, il progetto risponde all’obiettivo di promuovere le pari opportunità e contrastare le discriminazioni, rafforzando al tempo stesso la rete dei servizi dedicati alle persone in condizione di vulnerabilità.
Per la realizzazione e l’avvio del Centro Antiviolenza è stato previsto un finanziamento complessivo di 500mila euro. Le risorse sono destinate a sostenere sia la fase iniziale della struttura sia il suo funzionamento nel tempo, con l’obiettivo di consolidare una rete territoriale capace di fornire accoglienza, supporto e percorsi di autonomia alle donne che si rivolgono ai servizi di tutela.
L’avviso pubblico e i requisiti per gli enti
L’iter amministrativo che ha portato alla pubblicazione dell’avviso è stato formalizzato attraverso i decreti firmati dalla dirigente del settore Legalità Antonella Sette e dalla dirigente generale del dipartimento Segretariato generale Eugenia Montilla.
Il bando è rivolto agli enti del Terzo settore che intendono partecipare alla co-progettazione e alla futura gestione del Centro Antiviolenza. Tra i requisiti previsti figurano l’iscrizione al RUNTS, il Registro unico nazionale del Terzo settore, da almeno sei mesi e una documentata esperienza nella gestione di beni confiscati alla criminalità organizzata.
Agli enti partecipanti viene inoltre richiesta la capacità di assicurare la sostenibilità del progetto per almeno dieci anni, requisito che punta a garantire continuità e stabilità alle attività del centro.
Un progetto inserito nella rete dei servizi territoriali
La futura struttura di Montepaone dovrà integrarsi con la rete dei servizi sociali e sanitari presenti sul territorio regionale, contribuendo al rafforzamento dei percorsi di protezione e accompagnamento per le donne che denunciano situazioni di violenza.
L’iniziativa rientra nelle politiche regionali dedicate alla riutilizzazione sociale dei beni confiscati, uno degli strumenti previsti dalla normativa italiana per restituire alla collettività patrimoni sottratti alla criminalità organizzata.
Il bando resterà aperto per la selezione del soggetto del Terzo settore incaricato della co-progettazione e della gestione della struttura. Una volta completata la procedura amministrativa, l’immobile confiscato potrà essere riconvertito e destinato alle nuove attività previste dal progetto.

















