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GIOVANNI SORRENTI, NOVANT’ANNI ATTRAVERSATI DALL’ARTE:A SOVERATO IL TEMPO COME MATERIA VIVA TRA PITTURA, SCULTURA E MEMORIA


Il compleanno dell’artista diventa racconto di una vita creativa ancora in movimento, lontana dalle mode e fedele a una pratica quotidiana fatta di rigore, sperimentazione e radici profonde

di REDAZIONE

 – SOVERATO (CZ) –  29 GENNAIO 2026 –  Novant’anni non sono soltanto un traguardo anagrafico, ma una misura del tempo attraversato. Per Giovanni Sorrenti, artista poliedrico di Soverato noto in Italia e all’estero, il tempo non è mai stato un semplice calendario: è stato seeempre una sostanza da modellare, come il bronzo, il legno, il colore. Così il suo novantesimo compleanno, celebrato in forma intima accanto alla moglie Virginia, ai figli Giuliano e Fabrizio, ai parenti e a tanti amici, ha assunto il valore simbolico di un gesto coerente con tutta la sua opera: discreto, autentico, condiviso.

«Non ho mai pensato agli anni come a qualcosa che si somma», avrebbe confidato Sorrenti ad alcuni amici, «per me il tempo conta solo se resta capindicace di generare forme».

Un’arte senza etichette

Definire l’opera di Giovanni Sorrenti significa accettarne la complessità. Pittura, scultura, segno e materia convivono in un percorso eclettico ma sorprendentemente coerente, lontano dalle mode e dagli effetti ricercati. Ogni lavoro nasce da un’urgenza interiore, da una necessità che precede lo stile. Le sue opere non si offrono allo sguardo con facilità: chiedono un incontro, un tempo di relazione.

Chi ha seguito le sue mostre, anche negli spazi pubblici della città, riconosce immediatamente quella tensione silenziosa che attraversa le figure scolpite o dipinte. «L’arte non deve piacere subito», ama ripetere l’artista, «deve restare».

Ulivi, radici e memoria

Tra i temi ricorrenti, l’ulivo occupa un posto centrale. Non come elemento decorativo, ma come simbolo profondo di resistenza, memoria e radicamento. Un’immagine che parla della Calabria senza alcuna concessione al folklore, restituendone invece la forza arcaica e la densità storica.

Nel bronzo e nel legno, l’ulivo diventa corpo, gesto, tensione trattenuta. È una forma che custodisce il tempo, lo stesso tempo che Sorrenti continua a interrogare con ostinata fedeltà.

La pittura come meditazione

Accanto alla scultura, la pittura di Giovanni Sorrenti si distingue per una solarità diffusa nei paesaggi, per un realismo rigoroso e psicologico nei ritratti e per una intensa tensione spirituale nei soggetti sacri. Qui la materia pittorica si fa luogo di meditazione, spazio di trascendenza composta, mai gridata.

«Quando dipingo il sacro», ha spiegato in passato, «non cerco l’immagine, ma il silenzio che c’è dietro».

Il maestro e la città

A novant’anni, Sorrenti non celebra una carriera conclusa: la attraversa ancora. Con lo stesso sguardo curioso e quella calma operosa che appartiene a chi considera l’arte una pratica quotidiana, non un evento. Soverato può legittimamente riconoscerlo non solo come artista di grande spessore, ma come maestro autentico, capace di lasciare un segno profondo nella scuola e nella formazione di intere generazioni di studenti.

«Insegnare arte significa insegnare a guardare», ama ricordare. «E guardare è già un atto di libertà».

Il tempo che resta

Novant’anni dopo, Giovanni Sorrenti non festeggia il tempo che passa, ma quello che resta capace di creare. Un tempo ancora aperto, fertile, ostinatamente presente.

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