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L’OMBRA DELLA COSCA SUL COMUNE A BADOLATO: A PROCESSO L’EX SINDACO E ALTRI CINQUE DELL’INCHIESTA OSTRO-AMARANTO


Il Tribunale di Catanzaro rinvia a giudizio amministratori, imprenditori e presunti affiliati. Al centro del dibattimento appalti, elezioni comunali e il ruolo della cosca di Guardavalle. Prima udienza fissata per il 7 aprile

di REDAZIONE

 – BADOLATO (CZ) –  26 GENNAIO 2026 –  Il gup distrettuale del Tribunale di Catanzaro ha disposto il rinvio a giudizio per una parte degli imputati dell’inchiesta Ostro-Amaranto, l’operazione che aveva portato all’esecuzione di 29 misure cautelari e al commissariamento di fatto del Comune di Badolato. Tra gli imputati figura anche l’ex sindaco Giuseppe Nicola Parretta, già primo cittadino del centro ionico, finito al centro di un’indagine che la Direzione distrettuale antimafia ritiene abbia svelato una gestione amministrativa condizionata dalla cosca di Guardavalle, ritenuta egemone sul territorio.

Secondo l’impianto accusatorio, l’amministrazione comunale sarebbe stata asservita agli interessi di Antonio Paparo, imprenditore considerato dagli inquirenti espressione del gruppo criminale riconducibile al boss Cosimo Damiano Gallace.

L’inchiesta Ostro-Amaranto

L’indagine, coordinata dalla Dda di Catanzaro, ruota attorno a appalti pilotati, intimidazioni, estorsioni, traffico di droga e di armi, nonché alla gestione di aziende intestate a prestanome. Gli atti ricostruiscono anche il supporto logistico alla latitanza di Gallace, garantita – secondo l’accusa – attraverso bunker dotati di videosorveglianza, sistemi di allarme, vitto, alloggio e mezzi di trasporto per il boss e i suoi familiari.

Nel quadro investigativo compaiono inoltre collegamenti con traffici internazionali di armi provenienti da Serbia, Montenegro e altri Paesi dell’area balcanica.

I rinvii a giudizio e la data della prima udienza

Il giudice dell’udienza preliminare ha mandato a processo Enrico Cacciotti, Massimo Carè, Roberto Ferrara, Domenico Gagliardi, Liberato Riitano e Giuseppe Nicola Parretta. Il dibattimento davanti al Tribunale collegiale di Catanzaro prenderà il via il 7 aprile.

Il presunto voto di scambio alle Comunali 2021

Uno dei capitoli centrali dell’inchiesta riguarda le elezioni amministrative di Badolato, svoltesi il 3 e 4 ottobre 2021. Secondo la contestazione della Procura, Antonio Paparo, insieme a Ernesto Maria Menniti, Andrea Bressi, Maicol Paparo, Antonella Giannini e all’allora candidato sindaco Giuseppe Nicola Parretta, avrebbe organizzato una serie di riunioni finalizzate a pilotare l’esito elettorale.

L’obiettivo, secondo l’accusa, era la vittoria della lista “Vivi Badolato”, con Parretta sindaco, e il contestuale ingresso in Consiglio e in Giunta di soggetti ritenuti graditi alla cosca, sfruttando la forza di intimidazione derivante dalla vicinanza al sodalizio dei Gallace.

Parretta fu eletto sindaco con 1007 voti, mentre Menniti, candidato con la lista “Uniti per Badolato”, ottenne 86 preferenze e venne successivamente nominato assessore e vicesindaco. Maicol Paparo, figlio di Antonio, risultò il più votato con 170 preferenze e ottenne la delega al Bilancio. Antonella Giannini, nonostante le 29 preferenze, fu nominata assessore esterno. Un quadro che, secondo gli inquirenti, avrebbe determinato il crollo dell’assetto politico del Comune, pur a fronte della decisione della Corte di Cassazione che ha escluso, in altra sede, l’esistenza di un patto politico-mafioso in senso tecnico.

Il filone del rito abbreviato

Parallelamente al processo ordinario, prosegue il procedimento con rito abbreviato per numerosi altri imputati. L’udienza dell’8 febbraio è fissata per le richieste del pubblico ministero nei confronti, tra gli altri, di Antonio Paparo, Cosimo Damiano Gallace, Ernesto Maria Menniti, Maicol Paparo, Antonella Giannini, Andrea Bressi e diversi soggetti ritenuti organici o contigui alla cosca di Guardavalle.

Ecco tutti i nomi di chi ha scelto l’abbreviato: Loredana Abate, 50 anni, di Isca sullo Ionio; Cesare Antonio Arcorace, 36 anni, di Aschaffenburg (Germania) Antonio Afflitto, 48 anni, di Badolato; Maria Altamura, 40 anni, di Badolato; Francesco Aloi, 57 anni, di Guardavalle; Agazio Andreacchio, 48 anni, di Giaveno; Cosimo Andreacchio, 23 anni, di Guardavalle; Giuseppe Bava, 48 anni, di Anzio; Andrea Bressi, 61 anni, di Badolato; Antonio Bressi, 38 anni, di Davoli; Nicola Chiefari, 52 anni, di Bucine; Ilario Comito, 57 anni, di Stilo; Giuseppe Antonio Fiorenza, 48 anni, di Badolato; Giuseppe Foti, 48 anni, di Stefanaconi; Pasquale Franco, 44 anni, di Roma; Angelo Gagliardi, 30 anni, di Guardavalle; Bruno Gagliardi, 37 anni, di Guardavalle; Antonio Galati, 56 anni, di Guardavalle; Francesca Galati, 27 anni, di Guardavalle; Francesco Galati, alias fascista, 48 anni, di Guardavalle; Cosimo Damiano Gallace, 64 anni, di Guardavalle; Domenico Gallelli, 50 anni, di Badolato; Domenico Geracitano, 24 anni, di Guardavalle; Antonella Giannini, 48 anni, di Badolato; Francesco Giorgi, 28 anni, di Bovalino; Massimiliano Giorgio, 50 anni, di San Sostene; Fernando Grande, 40 anni, di Isca sullo Ionio; Gregorio Grande, 51 anni, di Isca sullo Ionio; Saverio Grande, 45 anni, di Sant’Andrea Apostolo dello Ionio; Vincenzo Grupico, 36 anni, di Marina di Gioiosa Ionica; Ernesto Maria Menniti, 75 anni, di Badolato; Marco Ottaiano, 31 anni, di Rho; Angelo Paparo, 55 anni, di Badolato; Antonio Paparo, 63 anni, di Isca sullo Ionio; Gregorio Paparo, 61 anni, di Badolato; Maicol Paparo, 31 anni, di Badolato; Nicola Paparo, 24 anni, di Badolato; Pasquale Paparo, 33 anni, di Badolato; Pasquale Paparo, 27 anni, di Badolato; Rosa Maria Paparo, 65 anni, di Isca sullo Ionio; Antonio Cosimo Perronace, 31 anni, di Guardavalle; Ivano Piperissa, 49 anni, di Isca Marina; Giovanni Renda, 63 anni, di Santa Caterina dello Ionio; Moreno Rocco Riitano, 38 anni, di Guardavalle; Giuseppe Riitano, 30 anni, di Guardavalle; Cosimo Sorgiovanni, 47 anni, di Monasterace; Antonio Ussia, 38 anni, di Guardavalle; Bruno Vitale, 28 anni, di Sedriano; Domenico Vitale, 56 anni, di Terricciola; Domenico Vitale, 49 anni, di Guardavalle.

Il boss e la gestione del clan dal carcere

Secondo l’accusa, Cosimo Damiano Gallace avrebbe continuato a dirigere le attività della cosca anche dopo l’emissione dell’ordine di carcerazione del 25 novembre 2020, impartendo disposizioni su alleanze, traffici di stupefacenti, estorsioni e sul sostegno ai detenuti. Il suo presunto braccio destro, Domenico Vitale, avrebbe gestito la cosiddetta “bacinella” del clan, ovvero il fondo comune per le famiglie degli affiliati incarcerati.

Gli atti descrivono inoltre il ruolo di imprenditori e sodali nel favorire latitanze, documenti falsi, monitoraggi delle forze dell’ordine e nella gestione di appalti, anche attraverso l’uso di criptofonini.

Il collegio difensivo

Nel procedimento sono impegnati numerosi avvocati del foro calabrese e nazionale, chiamati a rappresentare le diverse posizioni degli imputati davanti al Tribunale di Catanzaro. Le vicende giudiziarie legate all’inchiesta Ostro-Amaranto proseguono ora nella fase dibattimentale. Saranno le aule di giustizia a valutare la fondatezza delle accuse e le responsabilità individuali contestate.

Ecco i nomi dei difensori: Salvatore Staiano, Vincenzo Cicino, Vincenzo Varano, Giuseppe Vetrano, Giuseppe Mussari, Alice Piperissa, Lucrezia Staiano, Livio Muscatiello, Mauro Ruga, Giuseppe Gervasi, Vincenzo Sorgiovanni, Giuseppe Germanò, Vincenzo Garruba, Vincenzo Maiolo Staiano, Sergio Callipari, Alessio Scala, Giuseppe Vetrano, Guido Maria Crea, Alfredo Arcorace, Valentina Romagnoli, Costanza Pedrotti, Teresa Ermocida, Sergio Rotundo, Riccardo Misaggi, Vincenzo Larocca, Domenico Pietragalla, Annamaria Domanico, Francesco Lojacono, Eleonora Ferrillo, Alessandro Bavaro, Natale Ferraiuolo. 

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