GIANNI MAZZEI E LA CRITICA COME ATTO VITALE, IN MIMESIS LA PAROLA DIVENTA ESPERIENZA E IL SUD TORNA CENTRO DEL PENSIERO LETTERARIO
Da Walter Benjamin agli autori meridionali la critica esce dall’accademia e si fa gesto poetico memoria, identità e resistenza del dire
di REDAZIONE
– PRESERRE (CZ) – 7 GENNAIO 2025 – Nella premessa al suo libro “La funzione del critico” Gianni Mazzei chiarisce un concetto per lui molto importante:
“Nel critico avviene ciò che dice Walter Benjamin per il traduttore: fedele al testo e libero nello stesso tempo. Ciò, per altro, vale anche per l’artista, essendo egli traduttore di un mondo di cui magari lambisce certi fermenti, devi farli diventare essenziali, centrali, ma senza stravolgerli.
La seduzione della parola, la sua rarefazione a canto e forse a vibrante silenzio non permette all’artista di essere irrelato nelle immagini: la sua fantasia (fos, fotos luce secondo Aristotele) non può diventare “fantasticheria”, o artificio retorico, stucchevole come nel marinismo”.Questo preambolo chiarisce in qualche modo che questo testo di Gianni Mazzei, “Mimesis. Scritti letterari”, edito da Macabor, è molto più di una raccolta di saggi critici: è un viaggio attraverso la parola, un’esplorazione profonda e appassionata del pensiero letterario come forma di vita, di resistenza, di rivelazione.

Esso si propone come mappa dell’anima letteraria, dove ogni autore – italiano, straniero, meridionale – diventa occasione per interrogare il senso dell’identità, del tempo, della parola, del silenzio. La critica non è mai esercizio accademico, ma esperienza vissuta, dialogo interiore, gesto poetico.
Ne viene fuori un percorso intenso che è una vera e propria scoperta soprattutto nella sezione “Autori meridionali”, dove le voci degli autori via via richiamati alla luce, attestano un percorso letterario e umano molto importante per il nostro Sud, a cui dobbiamo sentirci in qualche modo debitori.
Alba Florio, Aldo Dramis, Ermelinda Oliva, Gilda Trisolini, Dante Maffia, Domenico Cara, Pino Corbo – per citare solo alcuni degli autori calabresi approfonditi in questo libro da Mazzei– vengono presentati come specchio per una riconsiderazione del nostro essere e sentirci orgogliosamente meridionali.
Tutto ritorna anche in queste pagine a ravvivare storicamente quel tempo a cui è legata la nostra appartenenza.

















