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IL VIVARIUM DIMENTICATO: A COPANELLO IL MONASTERO DI CASSIODORO RESTA UN’EREDITÀ SENZA TUTELA


Sulla costa jonica soveratese i resti del Vivarium fondato  giacciono nell’abbandono. Tra ruderi, degrado e assenza di manutenzione, uno dei luoghi chiave della cultura europea resta ai margini delle politiche di tutela. Un patrimonio che scompare alla vista

di REDAZIONE

 –  STALETTÌ (CZ) –  7 GENNAIO 2026 –  A Copanello, una delle località turistiche più note della costa jonica catanzarese, la memoria storica convive con un presente fatto di incuria. In località San Martino affiorano i resti del Vivarium, il monastero fondato nel VI secolo da Flavio Magno Aurelio Cassiodoro, figura centrale della cultura tardoantica. Oggi, però, ciò che resta del complesso appare soffocato dalle erbacce, accompagnato da cartellonistica deteriorata e da una mancanza evidente di manutenzione. Il sito archeologico, pur riconosciuto come bene di grande valore, non risulta inserito in un percorso di tutela continuativa e accessibile.

Il Vivarium e la nascita di un progetto culturale

Secondo le ricostruzioni storiche, il complesso risalirebbe a circa il 555 d.C. e comprenderebbe un edificio di culto a navata unica con abside trichora, affiancato da una sala trapezoidale nella quale è presente un sarcofago con iscrizioni in greco. L’area sorge su terreni appartenenti alla villa di Cassiodoro, non lontano dall’antica Scolacium. Il Vivarium non fu concepito come un monastero ordinario: l’attività centrale non era soltanto la preghiera o il lavoro manuale, ma lo studio, la trascrizione e la conservazione dei testi classici e cristiani. In questo senso, viene considerato dagli storici uno dei primi esempi strutturati di scriptorium, destinato a influenzare la trasmissione del sapere nei secoli successivi.

Cassiodoro, tra Roma e il Mediterraneo

Cassiodoro fu segretario imperiale e cancelliere di Teodorico il Grande, succedendo a Severino Boezio in una fase cruciale di transizione tra mondo romano e regni barbarici. Dopo la guerra gotica, scelse di ritirarsi in Calabria, dove fondò il Vivarium e una biblioteca che le fonti descrivono come ampiamente frequentata e i cui manoscritti circolarono nel Mediterraneo. La sua opera viene considerata un punto di raccordo tra l’eredità classica e la cultura cristiana medievale, con un ruolo riconosciuto nel preservare testi che altrimenti sarebbero andati perduti.

Tra rovine antiche e degrado contemporaneo

Accanto ai resti del monastero si trovano le cosiddette vasche di Cassiodoro, anch’esse in stato di degrado avanzato. Poco distante è visibile la struttura incompiuta dell’ex discoteca Blu 70, che si interrompe bruscamente su uno scoglio affacciato sul mare. Sulle murature residue compare anche una scritta anonima contro Nicola Gratteri, magistrato noto per le azioni di contrasto all’abusivismo edilizio a Caminia negli anni passati. La presenza di questi elementi, estranei al contesto storico del sito, contribuisce a restituire l’immagine di un’area priva di un progetto unitario di valorizzazione e controllo.

Un sito archeologico senza un piano di tutela

Il caso del Vivarium di Copanello viene spesso citato come esempio di patrimonio archeologico privo di gestione strutturata. Non risultano, allo stato attuale, interventi continuativi di manutenzione o programmi di valorizzazione capaci di integrare il sito nel tessuto culturale e turistico del territorio. La condizione del complesso evidenzia una distanza tra il riconoscimento storico del luogo e le politiche pubbliche necessarie a garantirne la conservazione e la fruizione.

Lo stato attuale e le prospettive istituzionali

La situazione del Vivarium si inserisce in un quadro più ampio che riguarda numerosi siti archeologici calabresi, caratterizzati da vincoli di tutela formale ma da risorse limitate per la gestione ordinaria. Al momento non sono disponibili dichiarazioni ufficiali recenti da parte delle istituzioni competenti su interventi imminenti o piani di recupero specifici per l’area di San Martino a Copanello. La condizione del sito resta quindi affidata allo stato attuale, in attesa di eventuali iniziative di recupero e valorizzazione coerenti con il suo rilievo storico.

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