DALLE RADICI DI MONTEPAONE ALLE TELE DEL MONDO: IL VIAGGIO ARTISTICO DI MARIANNA PROCOPIO
Un’atmosfera magica avvolge la sala convegni del Palazzo gentilizio Cesare Pyrrò per la mostra antologica di pittura: un’esplosione di colori e movimento intitolata “Grano e Melograno”, simboli di vita e rigenerazione
di Giovanna VECCHIO*
– MONTEPAONE (CZ) – 13 AGOSTO 2025 – Nel Centro Storico di Montepaone, fino al 17 agosto – dalle ore 21:00 alle ore 23:00 – è ancora visitabile la Mostra Antologica di pittura dell’artista Marianna Procopio, allestita nella sala Convegni del Palazzo gentilizio Cesare Pyrrò.
Un ambiente già prezioso di suo, noto per le sue nobili origini, l’architettura che lo caratterizza,l’atmosfera magica, il suo fascino senza tempo, cornice perfetta per le iniziative culturali che al suo interno si realizzano, come la Mostra Antologica dell’Artista Marianna Procopio, dal titolo evocativo: Grano e Melograno, simboli di vita, semi di un ciclico rigenerarsi, inaugurata il primo agosto.
A condurre ed animare il “viaggio” in questaesplosione di colori e movimento,che ne amplificano il valore, Giovanna Vecchio, ovvero chi scrive, e Maria Piacente, giornalista pubblicista, direttrice responsabile della rivista Pedagogika, trimestrale di informazione-formazione-cultura, componente della Società Nazionale delle Letterate.
Dialoghi d’arte è il senso di questa mostra antologica quale occasione per dimostrare che, nel turbinio del quotidiano, qualcosa di diversamente positivo può accadere sotto i nostri occhi, basta accorgersene! Qualcosa che può stimolare curiosità, confronto, riflessione, grazie all’impegno gratuito e spontaneo di quanti si attivano nel fare sistema per promuovere il patrimonio materiale e immateriale edinteragiscono per il Bene Comune.
Al vernissage e nelle visite successive, Marianna Procopio risponde alle sollecitazioni con schiettezza, relazionandosi con misura; con la generosità che le è propria, non si risparmia nel rivolgere da subito sentimenti di gratitudine a me e a Maria Piacente, per le nostre considerazioni critiche, all’Amministrazione Comunale di Montepaone, nella persona del Sindaco Mario Migliarese,per il patrocinio, a Massimiliano Cappuccino, responsabile L’Occhio del Pavone, per l’affiancamento nell’organizzazione, a Nicole Pizzi per la grafica, a Gianpaolo Clavennaper la stampa, a Rosalba Adelardi, Catrambone Francesco, Roberto Corea, per la loro gentile disponibilità, ai visitatori per la vivace partecipazione.
Dalla sua biografia apprendiamo che all’età di 16 anni lascia Montepaone, suo paese natìo, e si trasferisce a Milano, a Rho precisamente, in cerca di occupazione e di una propria realizzazione personale.
“Sono nata a settembre, dice, quando l’autunno veste Montepaone dei suoi colori più belli, “colori” che ho lasciato a 16 anni, l’età del cuore e che mi sono rimasti dentro accompagnandomi sempre. E proprio il colore è stato il protagonista della mia vita, il suo prorompente imporsi mi ha appassionata da autodidatta a studi pittorici che hanno fatto sgorgare dal mio profondo una sorgente di tinte e racconti ben visibili nelle mie opere. Mostre personali, collettive e permanenti, hanno trasformato la mia passione in arte pura, riconosciuta sia in Italia che all’estero”.
Artista dinamica, Marianna Procopio, da autodidatta, si fa notare per la sua cifra stilistica netta e inconfondibile; con tenacia, riesce a distinguersi, uscendo dai confini; diversi i luoghi e le dimore storiche che hanno ospitato sue esposizioni: dal Palazzo Pyrrò al Palazzo dell’Arengario, impropriamente detto magazzino, in Piazza Duomo, Milano; Villa Pomini, Castellanza, Varese; Palazzo Merula, Vigevano; Famiglia Legnanese, Legnano; Cascina Roma, San Donato Milanese; Wimbledon, Londra.
E’ riduttivo incanalare la sua Arte in stereotipi, schematismi, classificazioni statiche; Marianna, sente l’urgenza di sviluppare un contatto tattile con la materia, ponendosi in una dimensione tutta sua ed in questo è rivoluzionaria: non accetta modelli che possono subordinare la sua creatività; la sua Arte è un continuo fieri, innovarsi, sperimentare; è ricerca, tanto è ricca di linguaggi, nuovi inserimenti, fascinazioni; è Arte spontaneama non usuale; è “pittura studiata emai banale” afferma il critico Boris Bollo.
È come se dicesse: nel mio esserci e divenire sono sempre me stessa e non mi sono mai sognata di spezzare il cordone con le mie radici, pur accogliendo nuove sollecitazioni.
In un mondo che corre verso l’innovazione, custodire le radici ha un valore immenso e lei ne è testimone; la sua poetica intreccia con equilibrio: storia, identità e visione.
E’ una sorta di diario visivo, un itinerario affascinante, tra segni marcati e accesi cromatismi da cui originano lavori artistici autentici ed unici che materializzano atmosfere intime, alcune dal sapore malinconico.
Le sue opere testimoniano talento, certo, ma anche etica; c’è la concretezzadi chi non si arrende, inciampa, affronta le sfide e va avanti con coraggio e determinazione; il suo gesto artistico si concreta in slanci, vibrazioni, suggestioni, che non lasciano indifferenti; un lessico espressivo che è segno tangibile di operosità e di amore per l’Arte che per lei è essenzialmente Vita!
Andy Warhol sosteneva:”Credo che sia un artista chiunque sappia fare bene una cosa” e Marianna lo èancor di più essendo un’artista poliedrica che spazia tra pittura, scultura, musica,espressioni apparentemente differenti ma nel contempo similari.

L’Arte in tutte le sue declinazioni è territorio dell’animae la creatività, come sosteneva Piero Angela,è soprattutto la capacità di porsi delle domande.
Marianna sente la materia, il colore, coglie le sfumature, s’interroga,e in un discorso intimo e onesto con sé stessa, si esprime; nelle sue creazioni, ogni pennellata descrive il suo sentire e le sue tele sono tessuto esistenziale, offrono una visione plurale della realtà, narrano mondi interiori, radici profonde: paesaggi, vissuti, sogni,e nel concatenarsi dell’esercizio estetico con l’abilità nell’uso ardito, quasi anarchico, dei colori ad olio a tutto spessore, lascia la sua impronta,c’è la sua firma.
“La sua pittura, sostiene Maria Piacente, è il suo daimon, la sua forza misteriosa, la sua intima guida. La sua Arte è informale: Marianna Procopio, fin dagli inizi si è tenuta lontana da precise correnti pittoriche.La sua forza sta, soprattutto, nei suoi colori, nelle infinità di sfumature che il colore sa dare accompagnato dai suoi gesti, dall’impeto che in un preciso momento fa sì che l’artista diventi preda delle emozioni in quel dato contesto per non pensare più a nulla. È proprio nell’esaurimento di quello stato, di quelle sensazioni, anche fisiche, che si realizza il quadro, grande, piccolo o medio che sia.
E sia chiaro per tutti che il quadro, o meglio, la tela viene considerata finita nella sua realizzazione solo quando un punto rosso lasciato lì quasi per caso sembra diventare, e in realtà lo è, la sua vera firma, il suo vero imprimatur/ultimo consenso;il punto rosso, il fil rouge, che lega colori, sfumature, lineamenti, che, come diceva Picasso, seguono i cambiamenti delle emozioni.Il colore è lo strumento espressivo per comunicare emozioni e stati d’animo; Vincent Van Gogh lo considerava un elemento fondamentale della sua arte.
Ecco come costruisce Marianna le sue opere: una folata di vento indirizzata verso un campo di papaveri, investe i papaveri e si porta via anche la prospettiva. È un’emozione così forte che è un sentire che si porta dietro tutto.A volte le parole non bastano e allora servono i colori(Baricco), dove certi colori presi a prestito dalle nostre colline, dalle nostre montagne, dal nostro mare e dalle nostre spiagge sono entrati in modo così profondo nell’animo della nostra artista, che contaminano inesorabilmente lo spettatore orientandone la comprensione e pare che lo stesso le dica: “ho passato del tempo ad ammirare i tuoi quadri; sono entrato nei tuoi colori, nelle tue emozioni”.
Scriveva Grazia Deledda:”Le più grandi cose si dicono in silenzio. Guarda la luna” e Marianna Procopio non vuole rumore; nel rapporto silenzioso tra noi spettatori-osservatori e le sue opere, il senso delle cose si racconta, la sua Arte si svela e la forza espressiva è tale da coinvolgere e generare stupore, e allora “prendiamoci il diritto di sorprenderci”, liberiamo lo stupore che abita in noi!
Nutriamoci di Arte, dedichiamo un po’ del nostro tempo a quanto intorno a noi si realizza e che non ci impegna più di tanto ma chiede solo interesse, condivisione, rispetto.
*Giovanna Vecchio, Divulgatrice Culturale, autrice di articoli e recensioni critiche

















