PROPRIETÀ, FEDE E LIBERTÀ: UN VIAGGIO ILLUMINANTE “TRA CIELO E TERRA”. ECCO IL NUOVO SAGGIO CURATO DA SANDRO SCOPPA
Il lavoro svela le radici profonde e sorprendenti del diritto di possedere, in dialogo tra religioni e pensiero laico
di Daniela RABIA
– CATANZARO – 23 LUGLIO 2025 – Tra cielo e terra. Le radici teologiche della proprietà, curato da Sandro Scoppa per Confedilizia Edizioni e Tramedoro, e appena pubblicato, è un libro che sorprende per chiarezza e profondità. Dietro un titolo che potrebbe sembrare specialistico si cela, in realtà, un’opera ricca di spunti semplici e potenti, capace di parlare a credenti e non credenti, a studiosi e lettori comuni. Il tema è antico ma attualissimo: esiste un legame tra fede e proprietà? E cosa può dirci la religione, oggi, sul diritto di possedere?
La risposta si costruisce con pazienza e apertura. Ogni capitolo dà voce a una tradizione diversa: il cristianesimo cattolico, l’ebraismo, l’islam, il protestantesimo, fino ad arrivare all’ateismo moderno. Ma anziché contrapporre visioni, il volume le mette in dialogo. Ne esce una trama fatta di differenze, sì, ma anche di sorprendenti convergenze. Tutte le religioni monoteiste riconoscono la legittimità della proprietà privata, pur accompagnandola con una precisa responsabilità: quella verso gli altri, verso Dio, verso la comunità.
L’ebraismo la vede come dono da amministrare e mai come assoluto. L’istituto del giubileo – la restituzione periodica delle terre – ne è un esempio affascinante: uno strumento antico per garantire un equilibrio sociale. L’islam, con la zakat, impone un contributo obbligatorio a favore dei poveri. Ma non per questo nega la proprietà: la considera anzi un diritto fondamentale, seppure sempre subordinato al principio che tutto appartiene ad Allah. Nel cristianesimo cattolico, è Tommaso d’Aquino a spiegare che la proprietà è naturale, utile alla pace, ma il suo uso deve giovare anche agli altri.
Un capitolo a parte è dedicato all’etica protestante, che lega il successo materiale al compimento del dovere. Il possesso non è solo legittimo: è segno di disciplina, responsabilità, vocazione. Questa lettura ha plasmato le culture del Nord Europa e dell’America, alimentando un’idea di proprietà come prolungamento della libertà.
Colpisce anche la riflessione sull’ateismo. Senza rivelazione, la proprietà resta pur sempre uno spazio di libertà personale. Ma i regimi che hanno fatto dell’ateismo una dottrina di Stato – come l’Unione Sovietica – hanno spesso confiscato, uniformato, abolito il possesso privato, annientando di fatto ogni autonomia.
Ciò che tiene insieme il libro è l’introduzione di Sandro Scoppa, che invita a guardare oltre il diritto positivo e la burocrazia. La proprietà, scrive, è una costruzione spontanea, come il linguaggio o il mercato: nasce dal basso, dal vivere quotidiano degli uomini, non da una volontà imposta dall’alto. È un’intuizione che richiama il pensiero di Carl Menger e degli economisti austriaci, ma viene espressa con parole semplici. La proprietà non è un privilegio: è una forma di ordine. Non è egoismo: è responsabilità.
Scoppa insiste su un punto centrale: l’idea che tutto debba essere progettato, regolato, autorizzato dallo Stato è pericolosa. L’ordine sociale migliore, spiega, non è quello voluto da un legislatore onnisciente, ma quello che nasce spontaneamente da regole condivise, da istituzioni non pianificate. È un messaggio che ha radici antiche ma parla all’oggi, in tempi in cui la proprietà privata è di nuovo sotto attacco, in nome dell’“utilità pubblica”, della transizione ecologica o di nuovi modelli di pianificazione.
Tra cielo e terra. Le radici teologiche della proprietà è un libro che unisce pensiero e civiltà. Ricorda che l’uomo ha bisogno di un suo spazio, di qualcosa che sia davvero “proprio”, per poter essere libero. E che negare la proprietà significa spesso, di fatto, negare la persona.
Una lettura utile per chi crede, ma anche per chi vuole solo comprendere cosa c’è dietro quel semplice gesto di chiudere a chiave la porta di casa. Non solo sicurezza: anche dignità.

















