La solennità nella chiesa di San Giorgio ha rinnovato il legame tra la comunità, la tradizione mariana e il valore della fraternità. Nell’omelia di don Enzo Iezzi, il richiamo alla coerenza cristiana e alla gioia della comunione. Dalla Supplica alla Madonna di Pompei alla processione tra le vie del centro storico, una festa che guarda oltre la devozione e si fa messaggio di pace
di Franco POLITO
– SQUILLACE (CZ) – 12 OTTOBRE 2026 – A Squillace, la festa della Madonna del Rosario segna uno di quei passaggi simbolici in cui la fine della stagione estiva si intreccia con il ritorno alla dimensione più raccolta della vita comunitaria e spirituale. Un cammino che conduce verso le celebrazioni di Ognissanti e della Commemorazione dei Defunti, nel segno di una fede che attraversa le generazioni e continua a dare identità al territorio.
Ieri, la ricorrenza ha restituito al borgo tutto il suo carico di significati: devozione popolare, partecipazione e senso di appartenenza. Il cuore delle celebrazioni è stato la chiesa di San Giorgio, che custodisce e ospita alla venerazione dei fedeli l’immagine sacra della Vergine.
Attorno all’altare si sono ritrovati famiglie, cittadini e rappresentanti delle istituzioni religiose e civili, in una partecipazione che ha dato alla giornata il carattere di una vera festa di popolo. Nei banchi il sindaco di Squillace, Enzo Zofrea, insieme ad altri amministratori comunali, a testimonianza della partecipazione della comunità istituzionale a una ricorrenza profondamente radicata nella tradizione religiosa e nell’identità del territorio.

La celebrazione eucaristica e il richiamo alla comunione
A presiedere il momento liturgico, il parroco don Enzo Iezzi, affiancato da padre Modeste Djafanony. Presente, in un atteggiamento discreto e raccolto, anche monsignor Giuseppe Megna, la cui testimonianza continua a richiamare una fede profonda e una sentita devozione mariana, nonostante il peso degli anni.
Nell’omelia, don Enzo ha posto al centro della riflessione il tema della comunione, intesa non soltanto come partecipazione alla vita della Chiesa, ma come scelta concreta di apertura a Dio e agli altri. Un invito che, ha sottolineato il parroco, rischia troppo spesso di essere respinto da una quotidianità assorbente, dominata dall’individualismo e dall’egocentrismo.
«Il Signore invita alla comunione, ma l’egoismo e l’egocentrismo rischiano di farci rifiutare il suo invito», è il senso del richiamo affidato ai fedeli. La comunione diventa così una nuova strada da percorrere, una risposta alla frattura originata dal peccato e un impegno da rinnovare ogni giorno.
Il riferimento evangelico al pranzo nuziale ha offerto al sacerdote l’occasione per approfondire il significato di una chiamata che è, prima di tutto, promessa di gioia. Una gioia che l’uomo, preso dalle occupazioni e dalle preoccupazioni della vita, finisce talvolta per trascurare, arrivando persino a disprezzare l’invito ricevuto.

L’abito nuziale, segno di una fede vissuta con coerenza
Nella riflessione del parroco, l’immagine dell’abito nuziale ha assunto un valore preciso: rappresenta la coerenza tra la fede professata e la vita quotidiana. Non basta accogliere un invito, dunque; occorre prepararsi a viverlo, trasformandolo in comportamenti, scelte e relazioni capaci di testimoniare autenticamente il Vangelo.
In questo percorso, ha evidenziato don Enzo, un posto particolare spetta alla preghiera mariana, con un riferimento speciale alla Vergine Santissima del Rosario. La devozione alla Madonna diventa così uno stimolo a rinnovare il proprio impegno spirituale, per essere davvero pronti a partecipare alla comunione con Dio e con i fratelli.
Un messaggio diretto, che dalla dimensione religiosa si apre alle inquietudini del presente. In un mondo attraversato da guerre e conflitti, il richiamo alla fraternità acquista infatti un significato ancora più urgente: la pace comincia dalla capacità di riconoscere l’altro, accoglierlo e costruire legami autentici.

La Supplica, la processione e la festa che attraversa il borgo
Il desiderio di pace ha trovato una delle sue espressioni più intense nella Supplica alla Madonna di Pompei, recitata al termine del rito religioso. Un momento di preghiera collettiva che ha raccolto idealmente le intenzioni della comunità, affidandole all’intercessione della Vergine.
All’esterno della chiesa, l’atmosfera si è fatta più festosa. La fresca brezza autunnale ha accompagnato le note del concerto bandistico di Chiaravalle Centrale, che ha scandito musicalmente i diversi momenti della ricorrenza.
Poi, la processione ha attraversato le caratteristiche vie del borgo, portando l’immagine della Madonna tra le case e lungo gli scorci del centro storico. Un percorso che ha tradotto in gesto visibile il messaggio pronunciato durante l’omelia: la fede non è soltanto una dimensione personale, ma una realtà che si condivide, si testimonia e si fa incontro.
A chiudere la giornata, gli immancabili fuochi d’artificio, con i loro colori nel cielo, hanno suggellato una festa capace di unire tradizione religiosa, partecipazione popolare e identità cittadina.
A Squillace, la Madonna del Rosario ha così accompagnato la comunità in un nuovo passaggio dell’anno, lasciando un messaggio che va oltre la ricorrenza: ritrovare la comunione, vivere con coerenza la propria fede e custodire, attraverso la fraternità, una speranza concreta di pace.