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TRANSIZIONE ENERGETICA, DALLA LOCRIDE AL MESSICO: LA RIVOLTA DEI TERRITORI CONTRO IL “VERDE INDUSTRIALE”

Ad Agnana Calabra il coordinamento regionale di Controvento Calabria lancia accuse a incentivi distorsivi e progetti calati dall’alto e dice no:  “Non in nome del nostro paesaggio”

di REDAZIONE 

  AGNANA CALABRA (RC) –  19 GENNAIO 2026 –  «La cosiddetta transizione energetica è sempre più un furbesco e super efficace meccanismo per buttare risorse collettive, denaro sborsato dai cittadini, dentro il pozzo senza fondo scavato nelle visceredel pubblico erario dai gruppi economici e finanziari legati al settore delle fonti rinnovabili.

Questotragico e beffardo processo è ben definito in un documento degli indigeni messicani espulsi dalleloro terre ancestrali per la costruzione di 132 pale eoliche: di barbarie tecnologica della presunta economia verde si tratta, l’opposto cioè della sostenibilità e della decarbonizzazione che la propaganda industriale dichiara di voler perseguire attraverso l’incremento tendenzialmenteillimitato della monocultura energetica.

La vandalica distruzione dei territori, definita in unadolente nota dallaSoprintendenza speciale per il PNRR una complessiva azione per la realizzazione di nuovi impianti da fonte rinnovabile che lascia prefigurare la sostanzialesostituzione del patrimonio culturale e del paesaggio con impianti di taglia industriale per laproduzione di energia elettrica oltre il fabbisogno, è supportata da una sostanziale sospensione della Carta costituzionale e della prassi democratica attraverso la creazione del “prioritario interesse nazionale” messo in campo dallo sfacciato decreto 1999 del 2021 emanatodal presidente del consiglio Draghi.

La violenza autoritaria dei governi di ogni colore (che hanno privatizzato anche il settore

energetico e garantito enormi profitti a multinazionali e aziende varie con i soldi dei cittadinielargiti a pioggia utilizzando la modalità impazzita di un sistema di incentivi retto da logiche emergenziali, favorevoli alla speculazione di privati senza scrupoli) sta creando in Italia tensioni sociali un po’ ovunque, visto che l’avanzata dellerinnovabili contro il territorio e il buon senso è incompatibile con l’impegno della gente capace diaffrontare la crisi ecologica davvero, rigenerando i propri ambienti di insediamento con attivitàproduttive, culturali ed escursionistiche il cui presupposto è la buona salute del contesto diappartenenza.

La temperatura si sta facendo incandescente, e proprio ieri ad Agnana, nellaLocride in provincia di Reggio Calabria, la popolazione locale ha dato una grande prova di dignità, attaccamento al luogo di residenza e capacità di argomentare con la ragione e con la passione l’opposizione al raggiro ideato ai suoi danni da una compagnia energetica norvegese (Statkraft) edalle sue succursali italiane.

Questi signori lontani, che avevano inviato ad Agnana un manipolo dispauriti giovani di sesso femminile e maschile incaricati di perorare la causa del loro distruttivo  progetto (tre anni dopo la presentazione nelle previste sedi istituzionali-burocratiche per l’avviodella procedura), hanno provato a prendere per i fondelli gli autoctoni con un furfantesco bla blabla teso a spacciare il disprezzo nei confronti delle loro esigenze e delle loro esistenze perimpegno a favore del territorio.

Ma le povere facce toste prezzolate schierate al Centropolifunzionale davanti a unuditorio di 140 persone non erano credibili mentre, posizionate afianco del sindaco Cusato organizzatore della serata e moderatore del dibattito, definivano i lorodatori di lavoro paladini della valorizzazione degli ecosistemi, coinvolgimento delle comunità locali, protezione dei versanti e del patrimonio culturale, promozione della consapevolezza edell’istruzione.

E gli agnanesi, ponendosi all’attenzione di tutto il territorio nazionale come un farodi resistenza e di fierezza nella notte buia del torpore e dell’asservimento, li hanno costretti a prendere atto della gatta difficile da pelare che intralcerà la marcia mortale della loro energia sporca.

I cori definiti dal sindaco da stadio, intervenuti a più riprese a sostegno del bellissimo intervento della signora Sansalone e di tanti altri partecipanti e la stessa votazione finale, giuridicamente irrilevante ma politicamente significativa, fanno capire ai proponenti che adAgnana tira per loro una brutta aria.

Come ha detto un signore che ha chiesto di rimanere nell’anonimato al termine della consultazione del 15 gennaio (riservata ai residenti e vinta dai contrari alprogetto con il punteggio schiacciante di 52 a 9): Sti norvegesi ficiru i chi mundu è mundupiscistoccu e baccalà, e s’a purtaru bona. Ora chi nci pari, chî baccalà simunui? (Traduzione:Questi norvegesi da sempre erano specializzati nella produzione di stoccafisso e baccalà, equesto è stato un loro grande merito. Oracosa si sono messi in testa invece, che i baccalà siamonoi?)». E’ quanto afferma in una nota il Coordinamento regionale Controvento per il paesaggio e il territorio calabrese.