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“VOCABOLARI E ALTRI VOCABOLARI”, LA RACCOLTA DI POESIE CHE DÀ VOCE A CHI NON CE L’HA


Pubblicato da Macabor Editore il libro che Brina Maurer dedica al linguaggio dell’uomo  e degli animali

di Emilia SIRANGELO

PRESERRE (CZ) –  16 NOVEMBRE 2020 –  Raccolta di poesie pubblicata da Macabor Editore nel maggio 2020, il cui processo creativo, come viene scritto nelle note finali, viene sollecitato durante il periodo della pandemia, tutt’ora in corso.

Vocabolari e altri vocabolari, ossia il linguaggio proprio dell’ uomo e il linguaggio proprio di altre specie, nello specifico, di quella animale.

Il popolo degli animali, da una parte, quello degli umani, dall’altra. I primi perennemente al servizio dei secondi, da sempre i più deboli e i più inermi, con una loro sensibilità e dignità intatte. L’essere umano si è da sempre contrapposto all’essere animale, per la sua “umanità”, insieme di caratteri distintivi della propria specie, dalla connotazione pienamente positiva, come di ciò che è peculiare all’uomo, alla sensibilità umana, opposta all’animalità, al puro istinto.

Concezione, questa, frutto della solita arroganza, egocentrismo, tendenza al dominio sulle altre creature del pianeta, autocelebrazione della razza umana (la superiore razza umana), che invero, le sue tendenze alla supremazia le ha sempre manifestate anche nei confronti dei propri simili, nei confronti del “diverso”, diverso per abilità fisica, provenienza geografica, età anagrafica, “diverso”, una parola che fa estremamente paura all’uomo medio e che l’umano “nella norma” ha sempre cercato di tenere lontana da sé attraverso la violenza e la discriminazione.

La razza umana, incapace di decentramento, accentra tutto a sé.

Quelle presenti nella raccolta sono simili a poesie in fiaba, fiabe moderne, per intenderci, in cui i protagonisti vivranno infelici e di stenti.

Sin dalla prima poesia spicca la figura di Lord Glenn, il cane che ha nutrito numerosi dei manoscritti precedenti di Brina Maurer, che l’autrice indica come il diretto erede di Lord Byron, eroe romantico, poeta tra i maggiori esponenti del suo periodo.

E allora, ci sono Isabella, bambina affetta dalla “sindrome dei bambini farfalla” e, una volta diventata adulta, la sua fantastica amicizia con Lord Glenn, un amore di neoprene, storia di un’amicizia che le fa guadagnare la gioia di vivere. Ogni cellula in agonia,/ un’angusta cella,/ da cui presto l’anima sarebbe evasa.

La morte di un animale quanto può passare inosservata? Si rivela essere un evento di poco conto, che sia essa provocata da un incidente fortuito o da una ferma volontà. Eppure l’autrice si sofferma su di essa avvertendola come un evento tragico, che scuote violentemente la sua coscienza, ma che rimane invisibile agli occhi dei molti.

La morte di un gatto sulla strada, per esempio, quanto è guardata con indifferenza da una umanità arrogante e distratta? Non esiste tribunale che emetta un giudizio di fronte a un fatto del genere. Chi è che decide che la sua morte sia un fatto di poco conto?

Sempre noi. Le 4 del mattino,/ un’autostrada deserta,/ io accanto al guidatore,/ colti di sorpresa/ immersi nel buio che tutto ingoia. L’animale come un angelo, che ingenuamente ha fede nell’uomo, il quale può arrivare a trasformarsi in un crudele e noncurante torturatore. L’angelo è stupido,/ si fida./ Il diavolo è intelligente,/ subdolo e ammaliante./ Magari le sue labbra/ profumano/ di rossetto.

Il vocabolario dell’uomo si contraddistingue per violenza, tracotanza, spirito di contraddizione, che giustifica l’assassino, suo simile, e nutre indifferenza verso gli esseri inermi. E allora si vede come esso provenga da quel regno animale, i cui membri hanno in comune la natura corporea, ma come si sia posto al di sopra di essi per arguzia e ingegno, qualità che lo hanno portato nel giro di poco tempo a dominare indistintamente sugli altri, ponendosi ontologicamente ad un livello superiore.

L’autrice, provocando, disturbando, cerca di lanciare questo messaggio, cerca di dar voce a chi voce non può avere, gli animali hanno un loro vocabolario, che l’uomo trascura da sempre di comprendere. Afasia,/ cui è sempre condannato l’animale/ da chi l’ha voluto indifeso.

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