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VIRUS, LA CALABRIA VA IN “ZONA ARANCIONE”


Assieme ad Emilia, Lombardia Sicilia e Veneto. saranno messe in una fascia con più restrizioni. Gli esperti: “”La situazione epidemiologica peggiora e potrebbe esserci una nuova fase di rapido aumento”

Fonte: REPUBBLICA.IT

PRESERRE (CZ) –  8 GENNAIO 2021 – In base al monitoraggio della Cabina di regia del ministero alla Salute e dell’Istituto superiore di sanità sul periodo 28 dicembre-3 gennaio sarebbero tre le Regioni arancioni a partire da lunedì (il week end è per tutti di quel colore). Si tratta di Calabria, Emilia-Romagna e Lombardia. Anche Sicilia e Veneto sono state inserite nella stessa zona perché lo hanno richiesto. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha così firmato un’ordinanza con le cinque Regioni. Intanto l’Rt nazionale sale a 1,03, sorpassando per la prima volta dopo sei settimane la soglia dell’1.

L’Rt a 1,03 in Italia. La situzione delle Regioni, la Lombardia sfiora la zona rossa

I tecnici prendono in considerazione l’Rt, l’incidenza e il rischio per determinare in quale zona deve essere messa una Regione. Visto che l’incidenza, cioè il numero di positivi per 100mila abitanti, è alta ovunque e il rischio è alto o moderato in tutte le Regioni (a parte la Toscana), ci si basa principalmente sul fattore di replicazione del virus, cioè l’Rt. Se è sopra 1 si entra in zona arancione, se supera 1,25 in zona rossa.

Per valutare l’Rt non si tiene conto del dato medio ma dell’intervallo inferiore dei due che appunto servono a ricostruire la media. Per questo motivo, anche se molte Regioni sono sopra 1 questa settimana, solo tre finiscono in zona arancione.

Lombardia, Emilia e Calabria hanno infatti anche l’intervallo inferiore dell’Rt sopra quella soglia. La Sicilia invece ha 0,99 ma ha chiesto che venga considerato come 1 e infatti è stata messa anche lei in zona arancione. Stessa destino ha avuto il Veneto, che ha inviato una lettera alla Cabina di regia nella quale illustra i suoi problemi, soprattutto riguardo all’altissima circolazione del virus.

Ecco i dati delle Regioni, con indicato tra parentesi l’intervallo inferiore dell’Rt. Abruzzo 0,9 (0,83), Basilicata 0,83 (0,67), Calabria 1,14 (1,04), Campania 0,83 (0,76), Emilia-Romagna 1,05 (1,03), Friuli 0,91 (0,86), Lazio 0,98 (0,94), Liguria 1,02 (0,95), Lombardia 1,27 (1,24), Marche 0,93 (0,82), Molise 1,27 (0,96), Piemonte 0,95 (0,92), Provincia Bolzano 0,81 (0,75), Provincia di Trento 0,85 (0,79), Puglia 1 (0,96), Sardegna 1,02 (0,95), Sicilia 1,04 (0,99), Toscana 0,9 (0,87), Umbria 1,01 (0,95), Val d’Aosta 1,07 (0,87), Veneto 0,97 (0,96).

Si nota che la Lombardia sfiora la zona rossa e che ci sono dieci regioni la cui media ha raggiunto o superato superato la soglia dell’1.

Il commento degli esperti: rischio di un repentino aumento della circolazione

“Questa settimana – scrive la Cabina di regia – si osserva un peggioramento generale della situazione epidemiologica nel Paese. L’incidenza a 14 giorni torna a crescere dopo alcune settimane di decrescita, aumenta anche l’impatto della pandemia sui servizi assistenziali e questo si traduce in un aumento generale del rischio”.

I tecnici sono preoccupati. Bisogna intervenire perché “l’epidemia si trova in una fase delicata che sembra preludere ad un nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane, qualora non venissero definite ed implementate rigorosamente misure di mitigazione più stringenti.

Questo avverrebbe in un contesto di elevata incidenza con una pressione assistenziale ancora elevata ed in crescita in molte Regioni e Province”.

Sono 12 le Regioni a rischio alto

Il rischio, che sintetizza i 21 indicatori utilizzati dalla cabina di regia, è alto in 12 Regioni e province: Emilia, Friuli, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Provincia Bolzano, Provincia Trento, Puglia, Umbria, Veneto.

Nel monitoraggio precedente non c’era nessuno in questa situazione. Altre 8 realtà (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Sardegna, Sicilia, Val d’Aosta) sono a rischio moderato e solo la Toscana ha un rischio basso.

L’incidenza, altissimo il dato del Veneto

Riguardo all’incidenza, nelle due settimane dal 21 dicembre al 3 gennaio è stata di 313,28 casi per 100mila abitanti, contro i 205,47 dei 14 giorni precedenti. Si evidenzia, in particolare, il persistente valore elevato di questo indicatore nella Regione del Veneto (927,36 per 100.000 abitanti negli ultimi 14 gg).

L’incidenza su tutto il territorio è ancora lontana da livelli che permetterebbero il completo ripristino sull’intero territorio nazionale dell’identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti.

Il servizio sanitario ha mostrato i primi segni di criticità quando il valore a livello nazionale ha superato i 50 casi per 100.000 in sette giorni e una criticità di tenuta dei servizi con incidenze elevate”.

Il Veneto in effetti è un caso e dimostra come l’Rt può non sempre rendere conto della reale circolazione del virus. L’incidenza in quella Regione è altissima, non solo rispetto alla media nazionale. Basta pensare che la seconda per incidenza è l’Emilia, che ha meno della metà dei casi: 459.

Aumentano l’occupazione dei posti letto di terapia intensiva e i casi non riconducibili a catene di trasmissione note

Ancora, i tecnici della Cabina di regia spiegano che 13 Regioni e Province hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva oppure delle aree mediche sopra la soglia critica (La settimana scorsa erano 13). “Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale torna a essere sopra la soglia critica (30%).

Complessivamente, il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in lieve aumento da 2.565 (28/12/2020) a 2.579 (04/01/2021); il numero di persone ricoverate in aree mediche è invece lievemente diminuito passando da 23.932 (28/12/2020) a 23.317 (04/01/2021). Tale tendenza a livello nazionale sottende forti variazioni inter-regionali”.

A crescere sono anche i casi “non riconducibili a catene di trasmissione note”, per i quali cioè non si riescono a ricostruire i contatti che hanno provocato l’infezione. Sono stati 40.487 contro i 31.825 della settimana precedente.

“Questo nonostante la percentuale dei casi rilevati attraverso attività di tracciamento dei contatti aumenti lievemente (26,8% vs 26,0% la settimana precedente). Si osserva, anche, un lieve aumento nella percentuale di casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (32,8 % vs 32,4% la settimana precedente).

Infine, il 28,8% dei casi è stato rilevato attraverso attività di screening e nell’11,6% non è stata riportata la ragione dell’accertamento diagnostico”.

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