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VIRUS, BOVA: «GLI ENTI LOCALI, UNA GRANDE RISORSA NELL’EMERGENZA»


Arturo Bova

Riceviamo e pubblichiamo:

PRESERRE (CZ) –  27 APRILE 2020 –  «In queesti giorni non pochi sono stati gli appelli lanciati da cittadini comuni alle Istituzioni pubbliche per far fronte alla drammaticità di una crisi che ha scosso nelle  fondamenta il concetto stesso del vivere consociati e, ancor di più, quello di  economia globalizzata.

Se fino a tre mesi fa l’argomento principe del dibattito politico era l’autonomia differenziata e le prospettive di ampliamento della sovranità riservata alle Regioni in materia sanitaria, credo che nessuno avrà l’ardire, all’indomani dell’emergenza coronavirus, di riproporre, quantomeno nei toni enfatici di prima, la richiesta di sovradimensionamento degli Enti Locali rispetto al potere centrale.

Gli egoismi di una impostazione votata al profitto, ancora dominata dallo sfrenato liberismo economico del ventennio berlusconiano, sferzata dai venti nazionalistici di un pensiero di destra imperante a fronte di una sinistra smarrita nei suoi propositi fondanti, in questi giorni di tragedia hanno lasciato il posto ad una declinazione finalmente etica e solidale delle priorità che dovranno guidare le scelte dell’Umanità
nel prossimo futuro.

Argomenti di cui dovrà occuparsi la politica, dimostrando di avere competenza,  lungimiranza e capacità di risposta, se vuole veramente recuperare quel fondamentale ruolo di mediazione che la Costituzione le assegna tra cittadino ed istituzione.

Fase 2, ripresa, ripartenza, sono termini che in questi giorni invadono le pagine dei giornali e i servizi televisivi, monopolizzando il dibattito politico. Ed è giusto che sia così. Sarebbe estremamente grave se non si riflettesse su cosa sta accadendo e su come uscirne, facendo tesoro del bagaglio esperenziale maturato in questi mesi e su tutto ciò che dovrà essere evitato affinchè minacce di questo tipo non abbiano più a coglierci di sorpresa.

Ma sono termini, a ben riflettere, che impegnano il futuro e quello che potrà succedere allorquando si incomincerà a tornare gradualmente alla normalità. C’è un’altra emergenza dai contorni inquietanti per le implicazioni connesse e che riguarda il contingente e non il futuro.

Una impellenza che impone risposte urgenti da dare nei prossimi giorni, se non nelle prossime ore. Mi riferisco ai nuovi poveri che la pandemia ha creato non risparmiando alcun settore, e a quelli che tali diventeranno se questa stagnazione obbligata ci relegherà ad una inevitabile recessione di dimensioni che la stragrande maggioranza degli uomini e delle donne dei nostri giorni non hanno neppure l’immaginazione.

Penso ai calabresi, ma il discorso vale per tutte le persone che si trovano fuori dalla  propria regione, che sono impossibilitati a fare rientro per la “giusta” ordinanza di blocco del Presidente Santelli, ma che sono stati licenziati, non hanno alcun lavoro, non possono usufruire di ammortizzatori sociali o di altri aiuti sussidiari pubblici.

Penso agli studenti fuori sede che non possono frequentare gli studi per la chiusura
obbligata degli Atenei. Categorie di persone costrette a vivere lontano dalle loro case, che non possono rientrare in Calabria, ma costrette anche a sopportare interamente sulle proprie spalle il peso economico della permanenza fuori regione ( canoni di locazione, in primis, e spese di prima necessità ), e fare ricorso alle già dilaniate rimesse familiari.

Come deve fare un padre di famiglia che fino a pochi mesi fa riusciva a mantenere il proprio figlio all’Università facendo lavori saltuari e precari, visto che da due mesi non si riesce a lavorare neppure in nero?

Come deve fare il piccolo imprenditore amaronese titolare di una impresa individuale con uno, due o massimo tre dipendenti ( penso alle piccole imprese edili o artigiane tipiche dei nostri paesi ) che da due mesi non riceve nessun incarico lavorativo, neppure la ristrutturazione di un bagno o la pitturazione interna. Nulla!

In mezzo a loro, nelle loro famiglie, crescono gli embrioni della nuova povertà.  La recente delibera di G.R. che destina 25 milioni alle famiglie bisognose per l’acquisto di generi alimentari prodotti in Calabria, oltre che a spese farmaceutiche, è una buona misura, utile anche al settore agroalimentare e che spero sia incrementata.

Ma non aiuta concretamente ed in via diretta ad alleviare il peso che i fuori sede debbono affrontare. Rispetto a queste categorie, le Amministrazioni Comunali possono svolgere un importante ruolo di “primo intervento”.

Mai come oggi è prioritario Incrementare le politiche sociali, destinare risorse del bilancio comunale ad aiuti immediati e diretti agli studenti fuori sede e ai lavoratori fuori sede che hanno perso il posto di lavoro e non usufruiscono di ammortizzatori sociali. Così come sarebbe auspicabile attingere alle casse comunali per impiegare risorse pari a quelle stanziate dal Governo al fine di incrementare il fondo “ Buoni spesa “.

Aiutare solo chi ha un reddito inferiore ai tetti stabiliti nei provvedimenti adottati sino ad oggi, rischia veramente di tagliare fuori da ogni forma di sussidio la stragrande maggioranza dei nuclei familiari. È una buona misura, ma insufficiente. Mai come adesso bisogna dar fondo ad ogni risorsa per stare vicino alla Comunità.  Conosco la situazione finanziaria del nostro Comune.

Ritengo che si potrebbero destinare risorse immediate per l’emergenza Covid-19, da  ripartire in parte in buoni spesa e in parte in aiuti agli studenti fuori sede.  È una misura straordinaria, che esce dagli schemi tipici e richiede anche la forzatura delle regole ordinarie di contabilità. Ma non credo, anzi mi auguro, che nella nostra vita non dovremo mai più affrontare una emergenza così straordinaria come quella
che stiamo vivendo.

Bisogna avere il coraggio di essere più solidali e di pensare che c’è gente che sta molto male, che si priva di tutto pur di poter campare. Ascoltiamo la loro richiesta di aiuto dignitosa, quasi silenziosa. Ancora una volta avete dimostrato di essere in prima linea quando Amaroni chiama. E avete gestito l’emergenza con grande saggezza e competenza amministrativa.

Mi auguro che ascolterete il mio appello e accoglierete questa proposta diretta a sollecitare un intervento diretto finanziario del Comune, supplementare rispetto a quello del Governo e a quelli annunciati dalla Regione Calabria.

Un giorno ci gireremo indietro e tireremo il bilancio della nostra vita. E non sarà un bilancio economico, ma un bilancio etico».

Arturo BOVA, ArticoloUno Calabria

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