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VIRUS ALLA RSA DI CHIARAVALLE CENTRALE, ECCO LA RELAZIONE DEL MINISTERO


Nel mirino degli ispettori la Regione, che «non si è prontamente attivata», ma soprattutto il direttore sanitario e l’amministratore della struttura

 Fonte: ILVIZZARRO.IT 

CHIARAVALLE CENTRALE (CZ) –  23 MAGGIO 2020 –  «Alla luce delle circolari emanate dal ministero della Salute già a partire dal 9 gennaio e della circolare del 22 gennaio 2020 in cui veniva resa evidente l’emergenza epidemiologica da Covid-19 e si indicavano le prime misure di contenimento del contagio, compreso l’isolamento dei casi (sospetti), la Regione Calabria, come peraltro numerose regioni italiane, non si è prontamente attivata per individuare e proteggere adeguatamente le categorie più fragili, come gli anziani allocati nelle strutture socio-sanitarie, vigilando affinché i provvedimenti relativi al contenimento del contagio venissero applicati alla popolazione degli anziani residenzializzati».

 Lo scrivono gli ispettori del ministero della Salute nella relazione sullo stillicidio della Casa di cura “Domus Aurea” di Chiaravalle Centrale, nelle Preserre catanzaresi. Secondo quanto riportato da “Il Fatto Quotidiano”, sul banco degli imputati ci sono tutti: gli amministratori della struttura, la Regione Calabria e le Aziende sanitarie provinciali di Catanzaro e Vibo Valentia.

Nel documento, firmato dal direttore generale della Programmazione sanitaria Andrea Urbani, vengono riportati una serie di errori che sarebbero stati commessi nella gestione dell’emergenza.

La verifica ispettiva del ministero si è svolta in videoconferenza. Oltre ai componenti della commissione, c’erano i vertici e i funzionari della Regione Calabria, la struttura commissariale dell’Asp di Catanzaro e il comandante dei Nas.

 Il ministero, però, se da un lato dà atto che «la Regione, a partire dalla situazione riscontrata il 27 marzo 2020 presso la struttura socio-sanitaria di Chiaravalle, abbia posto in essere atti e conseguenti iniziative finalizzate al monitoraggio dei pazienti e degli operatori sanitari della Rsa e case di riposo private del territorio», dall’altro sottolinea «come elemento di criticità che l’ospedale di Tropea (individuato come presidio Covid per l’area geografica della Calabria centrale, ndr) non disponesse di reparti di terapia intensiva e sub-intensiva necessari a gestire pazienti critici, né erano stati forniti loro i dpi».

 Sulla “strage dei nonnini” di Chiaravalle, che ha causato 28 vittime, la Procura della Repubblica di Catanzaro ha avviato un’inchiesta.

Per il ministero della Salute, secondo quanto riportato dal Corriere della Calabria, «emergerebbe un comportamento inappropriato del direttore sanitario, dottor Battaglia, e anche dell’amministratore della struttura, avvocato De Santis che, come dichiarato da tutti i professionisti auditi e in base all’evidenza della situazione precaria in cui sono stati trovati i degenti, tra cui un’anziana morta nel suo letto di cui nessuno si era accorto, hanno totalmente sottovalutato o non considerato la situazione di rischio cui andavano incontro i degenti della Rsa e della Casa protetta, soggetti fragili e maggiormente esposti al rischio di contagio e all’insorgenza di complicanze gravi associate all’infezione».

 Presso la Domus Aurea, gli ispettori hanno evidenziato altresì l’«assenza di qualsiasi misura di contenimento del contagio e la mancata fornitura di adeguati dpi agli operatori sanitari delle due strutture», i quali avrebbero avuto «a disposizione qualche mascherina, qualche visiera ma non camici, non è chiaro se in conseguenza di una mancata richiesta o di un mancato approvvigionamento».

«Grave», inoltre, viene definito il mancato rispetto delle «indicazioni fornite dall’infettivologo (il dottor Caroleo della task force regionale, ndr) circa la suddivisione da effettuare tra percorso Covid positivo e percorso Covid negativo e l’addestramento degli operatori all’uso dei dpi».

 C’è poi un’altra relazione che evidenzierebbe disfunzioni nelle strutture. «Al di là della situazione relativa al contagio da Covid-19», il documento sottolinea «che, secondo quanto dichiarato dal dottor Zurzolo, anche i pazienti Covid negativi versavano in uno stato di trascuratezza e abbandono e ciò farebbe presupporre una situazione di grave sub standard care degli anziani di fatto già presente presso la struttura ben prima dell’emergenza Covid verificatasi».

 Dalla visita ispettiva è emersa, poi, la «mancata comunicazione» tra l’Asp di Vibo Valentia e quella di Catanzaro, in particolare con riguardo a un’operatrice sanitaria residente nel Vibonese risultata positiva al Covid-19. I dirigenti dell’Asp di Catanzaro, infatti, nella tarda serata del 26 marzo, erano stati messi a conoscenza, sebbene solo verbalmente, della positività al Coronavirus della dipendente della Domus Aurea.

«Risulta poco chiaro – è scritto nella relazione del ministero – il motivo per cui non sia stato comunicato tale dato al dottor Belcastro e al dottor Caroleo (rispettivamente ex direttore del dipartimento Salute della Regione Calabria e componente della task force nominata dalla governatrice Jole Santelli) che nella giornata del 27 marzo avevano effettuato un sopralluogo presso la Rsa di Chiaravalle di cui avevano messo a conoscenza l’Asp di Catanzaro».

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