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VIRUS, A STALETTÌ IL RESPONSORIO DI S. GREGORIO SBARCA SUI SOCIAL


Su Facebook e Whatsapp l’inno che racconta i prodigi compiuti in vita dal santo

 di Salvatore CONDITO 

STALETTÌ (CZ) –  31 MARZO 2020 –  La fede, la devozione, il senso delle proprie radici cristiane, muove la coscienza verso una parola di conforto, questo il sentimento in questi giorni in tutto il paese, tante le iniziative di preghiere, suppliche messe d’intercessione alla guarigione.

Il Covid 19 anche in questa comunità, ha creato paura e apprensione ma le persone si sono raccolte nella loro intimità, per riflettere e capire il senso delle cose che accadono.

Il Padre provinciale dei Frati minori conventuali Padre Mario Chiarello attraverso una lettera inviata ai fedeli ha raccolto il senso dei tempi racchiuso nelle famiglie che in questi giorni vivono le loro giornate in casa.

Un’occasione come rileva lo stesso Padre Chiarello “riflessione e condivisione come momento di staccare la velocità dei tempi, ritrovarsi fragili umili e bisognosi, il Covid 19, un’occasione per riscoprire gli affetti il senso della famiglia”.

Una comunità che si raccoglie dinanzi al san patrono San Gregorio Taumaturgo, che nella sua storia di prodigi e miracoli, ha lasciato un segno che oggi più che mai diventa attuale.

Gregorio, soprannominato Taumaturgo, nacque al principio del secolo in Neocesarea del Ponto. I suoi genitori, illustri per nobiltà e ricchezze, ma idolatri, lo allevarono, assieme al fratello Atenodoro, nel paganesimo. Ma la Provvidenza Divina, che aveva prestabilito di farne due grandi luminari della Chiesa, dispose che ancora fanciulli trovassero la verità e la vera religione.

Dotato di grande penetrazione e di una sete inestinguibile di sapere, Gregorio fu messo a frequentare la scuola di filosofia del celebre Origene.

Alla luce di quelle lezioni tanto eloquenti, la sua mente fu rischiarata e ben presto volle essere battezzato. Approfonditosi in modo particolare nello studio della S. Scrittura, deliberò di consacrarsi interamente al divino servizio e di rinunziare ad ogni vantaggio terreno. Infatti, mentre era ancora a Cesarea, la morte gli rapi i genitori, ed egli trovandosi padrone di molte ricchezze, ne fece parte alle vedove ed agli orfani e si ritirò in una solitudine.

Colà la penitenza, la preghiera e lo studio della Sacra Bibbia furono i suoi grandi mezzi per salire alla contemplazione e alla perfezione. Non poté tuttavia rimanere ignoto, poichè la fama delle sue virtù giunse agli orecchi del santo vescovo Fotino, che per speciale rivelazione dello Spirito Santo lo volle far risplendere sul candelabro della Chiesa, creandolo vescovo di Neocesarea.

Invano tentò di sottrarsi al grave peso; ma conosciuta essere quella la volontà di Dio, dopo una conveniente preparazione, fece l’ingresso nella sua popolatissima città, che non contava però più di diciassette cristiani.

Nondimeno la sua fama di uomo straordinario aveva preparato quel popolo, idolatra al culto del vero Dio; e da parte sua il Santo non risparmiò sforzi, preghiera e specialmente miracoli per affrettarne la conversione. Ne riportiamo qualcuno.

Trattavasi di costruire il primo tempio cristiano; ma il fiume da un lato e la montagna dall’altro rendevano angusto il luogo. Il Santo comandò al monte di scostarsi, e il monte docilmente si spostò quanto era necessario. Il popolo si lamentava che una palude, già causa di discordie tra fratelli, rendeva insalubre il clima. San Gregorio col segno di croce la fece divenire fertile campagna. In una piena, il torrente di Casalmacco ruppe gli argini e minacciava l’abitato: vi accorse il Santo, piantò in terra il suo bastone, e le acque si ritirarono nel loro alveo e il bastone divenne robustissima pianta.

Un fatto questo che ha portato a una singolare, ma carica di fede e devozione, Maurizio Torchia  elemento della Gioventù francescana, ha pensato di  mandare tramite i canali sociali (facebook e whatsapp) il canto del responsorio a san Gregorio, un inno che racconta i prodigi compiuti nella vita del santo: “ i demoni figgono i morti resuscitano gli odii si spengono “.

Un’iniziativa che ha conseguito tanto successo, perché ha portato un canto caro alla comunità che raccoglie tutti nei tanti momenti scanditi nella vita di questo paese, sia nelle varie funzioni ma soprattutto nei momenti di pericolo.

Oggi più che mai la comunità si stringe nelle parole di questo inno, come segno di devozione e protezione verso questo virus, che ha portato una nazione a vivere un dramma, ma la fede e la speranza porteranno una rinascita, una nuova era.

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