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VELENI SAN CALOGERO, AL VIA PETIZIONE WWF PER BONIFICA


Un disastro ambientale che ha fatto della “Fornace Tranquilla” la «discarica più pericolosa d’Europa», sottoposta a sequestro da ormai dieci anni

Fonte: ILVIZZARRO.IT

SAN CALOGERO (VV) –  10 APRILE 2019 – Sono oltre 134mila le tonnellate di rifiuti tossici interrate tra il 2000 e il 2007 alla “Fornace Tranquilla”, un’ex fabbrica di laterizi abbandonata nel territorio di San Calogero.

Si tratta di metalli pesanti, solfuri, cloruri, fluoruri, nichel, selenio, stagno e vanadio, il 93% dei quali provenienti dalla centrale termoelettrica Enel di Brindisi. Un disastro ambientale che ha fatto della “Fornace Tranquilla” la «discarica più pericolosa d’Europa», sottoposta a sequestro da ormai dieci anni nonostante il processo sull’interramento dei rifiuti non sia ancora arrivato a una sentenza.

Ora il Wwf Italia ha promosso una petizione sul sito change.org per chiedere al sindaco del Comune di San Calogero «di adottare l’ordinanza di rimozione dei rifiuti pericolosi ancora presenti nell’ex sito industriale».

«Mentre il procedimento penale per disastro ambientale volge verso la prescrizione – fanno sapere gli ambientalisti – i rifiuti composti da ceneri e fanghi industriali giacciono ancora oggi abbandonati in un’area ubicata tra gli agrumeti, a ridosso del crinale che funge da spartiacque tra il torrente Cenerato ed il torrente Mammella.

L’Arpacal ha accertato la pericolosità dei rifiuti interrati nell’area dell’ex Fornace di San Calogero, i quali conterrebbero considerevoli quantità di componenti velenosi che continuano a disperdersi nell’ambiente circostante attraverso i fenomeni di lisciviazione e per via aerea.

Peraltro, il nichel e il vanadio, combinati con altri elementi, darebbero origine a composti altamente tossici e pericolosi per la salute umana. È questo il dato allarmante emerso dall’elaborato peritale dell’Arpacal».

L’area della “Fornace Tranquilla” è anche salita agli onori della cronaca per un omicidio avvenuto nello scorso giugno: Soumaila Sacko, 29enne del Mali, era andato nella fabbrica abbandonata con due amici a prendere qualche lamiera che sarebbe servita a dare riparo ai braccianti della baraccopoli di San Ferdinando, ma è stato ucciso da un colpo di fucile che lo ha raggiunto alla testa, e il 19 febbraio è iniziato il processo nei confronti dell’unico imputato, Antonio Pontoriero, parente di uno degli ex custodi dell’area sequestrata.

«L’art. 192 del Codice dell’Ambiente – proseguono i rappresentanti del Wwf, che hanno inviato anche un’istanza via pec al Comune e alla Prefettura di Vibo – attribuisce al sindaco il potere di emanare nei confronti dei responsabili dell’illecito (produttore compreso) ordinanze di rimozione, avvio a smaltimento/recupero e ripristino dello stato dei luoghi, in caso di abbandono e deposito incontrollato di rifiuti sul suolo, nel suolo e nelle acque superficiali e sotterranee».

L’ente locale, dunque, a giudizio degli ambientalisti, «dispone degli strumenti per intervenire e il cambiamento, a volte, passa dalla semplice applicazione della legge. Chiediamo insieme al sindaco del Comune di San Calogero – si legge sulla petizione – di adottare l’ordinanza di rimozione dei rifiuti pericolosi ancora presenti nell’ex sito industriale».

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