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“URBI ER ORBI”, INCOMBE L’UDIENZA PRELIMINARE


Davanti al Gup il prossimo 11 maggio compariranno 13 persone

Fonte: Edoardo CORASANITI (LANUOVACALABRIA.IT)

PRESERRE (CZ) –  12 MAGGIO 2021 –  Ci sono più ragioni che fanno sprofondare l’accusa della Procura di Catanzaro nei confronti di Nicola Malta, sindaco di Olivadi, coinvolto nell’operazione “Urbi et Orbi”, dal 12 ottobre al 4 novembre 2020 sottoposto al divieto di dimora. 

E’ il Tribunale della libertà di Catanzaro a restituire la libertà al primo cittadino finito al centro di un blitz su un presunto giro di appalti truccati ad Olivadi ma con occhi puntati anche su Palermiti e Centrache. Sulla decisione del Tdl che ha annullato l’ordinanza di custodia per l’assenza di gravi indizi di colpevolezza, la pm Veronica Calcagno ha presentato ricorso in Cassazione e verrà discusso a Roma il 27 maggio, 15 giorni prima dell’inizio dell’udienza preliminare davanti al Gup dove compariranno i 13 imputati.

 Ai giudici di piazza Cavour, il sostituto procuratore ha chiesto l’annullamento dell’ordinanza del Tdl e il conseguente ripristino della misura applicata a ottobre 2020: divieto di dimora.

Il sindaco è accusato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e turbata libertà degli incanti in concorso con Ubaldo Valentino, responsabile dell’ufficio tecnico del Comune e all’obbligo di dimora (prima agli arresti domiciliari), difeso dall’avvocato Siciliano Felice e Vittorio Ranieri. 

Secondo il teorema della Procura, Malta e Valentino avrebbero prima turbato la procedura selettiva per l’affidamento in regime di somma urgenza di lavori di manutenzione straordinarie di immobile e strutture di proprietà comunale attraverso la revoca della determinata della selezione a cui avevano partecipato due imprese. Subito dopo, il Comune ha affidato i lavori direttamente ad una delle due imprese che aveva partecipato alla gara e di proprietà di Fabrizio Vito Paparazzo (indagato nella vicePer i giudici Giuseppe Valea, Ermanna Grossi, Valeria Isabella a non essere credibile è l’accusa limata e costruita in base alle dichiarazioni rilasciate da un ex assessore di Olivadi. In una parola: inattendibile.

“Le accuse formulate provengono  infatti  da una  persona avente, con ogni probabilità, motivi di astio nei  confronti del sindaco, Nicola Malta, che l’aveva revocata dall’incarico di assessore”. Il Tdl scende nel dettaglio e specifica che “l’accusa più  grave – quella secondo cui il procedimento di scelta del contraente sarebbe stato  turbato da Valentino, su iniziativa del sindaco Malta, perché quest’ultimo avrebbe ricevuto da un imprenditore la somma di 500 euro – è stata avanzata dall’ex assessore solamente in un seconda Sit (sommarie informazioni testimoniali) a distanza di quattro mesi dalla prima”.

Questi 500 euro (circostanza che sarebbe stata confessata in privato da Malta all’ex assessore), il sindaco li avrebbe ricevuti ed accettati dall’imprenditore perché “disoccupato”: accusa sconfessata dal fatto che il sindaco svolge l’attività di subagente assicurativo. 

Ritornando alla determina, per gli investigatori la revoca realizzata da Valentino e suggerita da Malta sarebbe nata dall’esigenza di assicurare la vittoria all’imprenditore amico, mentre per il collegio la lettura è completamente diversa: l’atto del febbraio 2018 con cui era stata indetta la gara per i lavori era privo del visto di regolarità contabile, mai emesso dal responsabile finanziario.

Un mancanza grave che avrebbe potuto comportare l’instaurazione del rapporto non con il Comune ma direttamente con il funzionario che aveva dato l’ok. Cioè, avrebbe dovuto pagare di tasca propria Valentino. 

Una ragione che “costituisce pertanto un valido motivo a sostegno della decisione di ritirare la determina, che non può ritenersi, di per sé sola, strumentale a turbare il procedimento di scelta dcl contraente”.

C’è un altro motivo di carattere processuale che diventa determinante: “Poiché i lavori commissionati erano di importo inferiore alla soglia di 40mila euro, l’affidamento diretto successivamente eseguito in favore della ditta doveva ritenersi consentito “anche senza previa consultazione di due o più operatori economici”.

Inoltre, il Tribunale della libertà sottolinea che gli atti amministrativi contestati sono stati posti in essere dal responsabile dell’ufficio tecnico Ubaldo e non dal sindaco. Il coinvolgimento del primo cittadino è stato ricavato dalle dichiarazioni rese dall’ex assessore che però il collegio reputa inattendibili.

La difesa di Malta, rappresentata dagli avvocati Domenico Cortese e Gianni Caridi, ha inoltre riportato e documentato che l’ex assessore versava in una situazione di conflitto di interessi con il Comune di Olivadi, a causa di un contenzioso pendente fra suo marito e l’ente comunale. Il motivo della lite nasce prima dell’elezioni di Malta, ma il sindaco in Appello avrebbe continuato a difendere la posizione del Comune: “Una circostanza sicuramente idonea a minare la credibilità  dell’ex assessore, anche in  considerazione  del fatto che  –  per come riferito dallo stesso  Malta durante l’interrogatorio – le ragioni della revoca dall’incarico vanno ricercate proprio nella situazione di grave conflitto di interessi creata l’ex assessore a causa del contenzioso portato avanti dal Malta nei confronti di suo marito”.

Il ricorso in Cassazione avanzato dalla Procura: “Il Tribunale del Riesame è incorso in un grave vizio motivazionale: si legge infatti che i gravi indizi di colpevolezza in ordine alla posizione del Sindaco Malta sarebbero stati desunti dalle dichiarazioni rese dall’ex assessore, ritenuta dal Tribunale del Riesame, inattendibile sulla base di argomentazioni carenti e illogiche”, scrive la pm Calcagno nel ricorso in Cassazione per poi evidenziare che a suo dire “l’analisi dell’ordinanza del Riesame lascia la spiacevole sensazione che il Tribunale della Libertà abbia aderito alle argomentazioni difensive pretermettendo completamente la valutazione del materiale probatorio in atti, con il risultato di una motivazione gravemente lacunosa”.

La Procura rende attendibile l’ex assessore e fa sapere ai giudici romani che “la documentazione acquisita che ha confermato la sequenza di eventi come descritta dall’ex assessore”.

Per la difesa e il Tdl la revoca di Valentino era regolare perché avrebbe portato ad un danno economico per lo stesso responsabile, mentre per la pm “si evidenzia come la revoca della procedura di gara esperita sul Mepa fosse del tutto immotivata e la pretesa mancanza di copertura finanziaria altro non è che una scusa posticcia, priva di qualsivoglia fondamento e credibilità tenuto conto che a distanza di solo un mese quei medesimi lavori venivano affidati in via diretta per lo stesso prezzo alla stessa ditta, quella di Paparazzo, che per prima aveva presentato un preventivo per aggiudicarsi quei medesimi lavori con un affidamento diretto”.

E ancora sulle dichiarazioni dell’ex assessore: “Infatti, dalle intercettazioni, come evidenziato nell’ordinanza cautelare, emergono ulteriori indizi: la conoscenza diretta tra Paparazzo e il sindaco, tanto che il Responsabile dell’Ufficio Tecnico Ubaldo Valentino si rivolgeva al sindaco per avere il contatto telefonico di Paparazzo; la presunta intromissione del sindaco nelle procedure di affidamento degli appalti (non contestate nell’indagine, ndr); le accuse di un terzo soggetto ad Ubaldo che avrebbe dato un appalto per soddisfare la richiesta di Malta”.

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