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UN’OPPORTUNITÀ DI VITA


Non lasciamo che l’isolamento impostoci scavi ancor di più il senso di solitudine che prima non eravamo abituati ad ascoltare, perché più comodo farlo tacere

di ROSSELLA NASSO 

PRESERRE (CZ) –  20 APRILE 2020 –  Il periodo di isolamento dettato dalle regole di contenimento di Coronavirus ha un impatto non indifferente sul genere umano.

Il senso di solitudine che ne scaturisce può essere positivo e negativo, a seconda della misura che gli diamo.

D’istinto siamo abituati alla condivisione, alla vicinanza, ma in questo momento storico siamo chiamati alla distanza imposta proprio per proteggere noi e il mondo che ne fa parte, ma non ad una distanza affettiva.

Siamo dunque chiamati a cambiare atteggiamento limitando gli abbracci le strette di mano ma non le connessioni affettive.

Non lasciamo che l’isolamento impostoci scavi ancor di più il senso di solitudine che prima non eravamo abituati ad ascoltare, perché più comodo farlo tacere.

Viviamo questo momento intimo con noi stessi, affrontando le nostre paure, mancanze, fantasmi, creando l’opportunità meravigliosa di ritornare connessi con noi stessi prima che con il mondo.

Analizziamoci, fidandoci di ciò che sentiamo, perché quando si è molto distratti si è forse consapevoli di ciò che invece potremmo essere, ma preferiamo rimanere ad occhi chiusi. Spesso le sofferenze annichiliscono ciò che di buono sappiamo essere e provare.

Diamoci allora la possibilità di vedere, scoprire, operare adoperandoci. Creiamo da questo stop mondiale senza perder tempo un’opportunità di vita, diversa da quella appena lasciata e lasciamoci liberi di vivere nuove primavere, perché gli inverni possono essere molto lunghi se non diamo spazio alla luce. Non convinciamoci che essere iperconnessi con il mondo significa anche esserlo con il nostro mondo interiore.

Ci siamo abituati a raggiungere tutti in qualunque momento della giornata, il nostro privato diventa di pubblico dominio attraverso le tastiere di un pc o di una bacheca, ma siamo certi di vivere una realtà che ci fa bene, senza dimenticare che questa non è la reale connessione con noi stessi, con il nostro mondo o modo di essere? Essere soli e sentirsi soli non è proprio la stessa cosa: esserlo può essere oggettivo, sentirsi è profondamente soggettivo.

 La solitudine indossa varie vesti presentandosi a volte molto attraente, altre più sciatte. Sta a noi riconoscere la maschera invitandole un altro vestito, a non sentirsi tanto sola, perché un cambio d’abito anche se semplice e poco elegante a volte salva la vita.

Dalla solitudine, anche se è difficile crederlo, si possono creare forme di libertà straordinarie. Viviamo dunque ogni giorno non come fosse l’ultimo, ma come unico e straordinario.

Amiamoci. 

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