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“U CUMBITU” DI SAN GIUSEPPE, AD AMARONI RIAFFIORA LA TRADIZIONE


Dopo trent’anni esatti a Casa Maria pasta, ceci e finocchi

di Franco POLITO

AMARONI (CZ) – 19 MARZO 2022 – Una tradizione radicata nel tessuto popolare ma sopita da trent’anni.

Ci ha pensato l’arciprete del posto, don Roberto Corapi, a riportare in vita l’antica usanza del “Cunbitu ‘e San Giuseppe”.

Era il 1992 quando, per mano dell’allora arciprete don Andrea Spagnolo, si celebrò la tradizionale usanza.

Dopo trent’anni esatti don Roberto, profondo di usi e costumi, l’ha ripresa.

L’appuntamento, sempre all’asilo parrocchiale, oggi diventato “Casa Maria, si concretizza in un pranzo per i poveri, i più soli, alla vigilia di San giuseppe.

In collaborazione con le signore della parrocchia, don Roberto dà vita a un risveglio della fede.

Come il papà di tutti ha offerto pasta ceci e finocchi e tante altre ricchezze in  devozione di San Giuseppe.

«Oggi in questo pranzo io ho visto Gesù – ha sottolineato il sacerdote -, nello stare insieme, in tutte quelle persone che sono soli, ho visto in loro la gioia dello stare insieme con la benedizione di San Giuseppe».

Non è mancato, tra gli altri, il sindaco Gino Ruggiero che con tanta soddisfazione ha elogiato  il giovane sacerdote «per essere riuscito a creare momenti di comunione, nonostante l’allerta Covid, all’interno della comunità amaronese».

Don Roberto ha voluto ringraziare tutti.

«Tutto è grazia di Dio – ha insistito -, tutto è un dono del cielo quando noi lo viviamo con amore e quando noi viviamo nello spirito di servizio».

E sempre come papà di tutti si è «dichiarato soddisfatto della riuscita dell’iniziativa, anche perché nello stare insieme, vivendo questi momenti di solidarietà si vede Dio, perché Dio è amore».

Grande la gioia di chi si è seduto allo stesso tavolo di tutte quelle persone che hanno condiviso «il “Cumbitu di San Giuseppe”, vera grazia di Dio e vera comunione di intenti e di amore», ha concluso il sacerdote.

Che non nasconde la sua predilezione per una pastorale di azione, la pastorale della “Chiesa in uscita” tanto cara a Papa Francesco, infarcita non soltanto di celebrazioni eucaristiche ma incentrata sul servizio e sull’amore che incontra e “vede” Dio.

Una pastorale che testimonia con la sua vita la vicinanza di Gesù che ama e abbraccia tutti senza distinzione.

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