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TRAGEDIA SIMONA: NO AL SILENZIO, SÌ ALLA DENUNCIA

Occorre far chiasso tanto chiasso, affinché i nostri territori come i nostri boschi ed i loro percorsi, siano dei luoghi sicuri e non da temere

di Rossella NASSO

PRESERRE (CZ) –  1 SETTEMBRE 2021  – I mass media in tutte le forme hanno il compito di informare il mondo su quanto accade intorno a noi.

Spesso sono scoop, altre volte notizie di cronaca nera o rosa.

Spesso, tanto le notizie sono inenarrabili per crudeltà e atrocità, gli organi di informazione sono gravati da un compito oneroso.

E proprio  in questi giorni la Calabria, Soverato in particolare, sono state scosse da una notizia cruenta e nefasta.

Simona, 20enne bella e raggiante, ha perso la vita durante una spensierata passeggiata, sbranata viva da cani randagi all’interno della pineta di Satriano.

Al giorno d’oggi notizie come questa,  raggiungono ogni angolo del mondo.

Anche chi non vuole ascoltare.

Pur con tutto l’impegno di cui possiamo essere capaci, non possiamo rappresentarci i momenti terribili vissuti da Simona.

Come non si può misurare il dolore di chi rimane, famiglia, persone care, amici, e tutti coloro che ne avevano attraversato la giovane e breve vita.

Il papà Alfio in una intervista ha sottolineato: «Simona è stata cercata, voluta, desiderata e cresciuta nel miglior modo possibile, aveva una vita davanti ed ora …».

Ora, diremmo noi, rimane il ricordo di chi è stata e l’amarezza di una vita cosi selvaggiamente stroncata e rubata.

Pur con la Calabria tutta stretta in un abbraccio virtuale di vicinanza e cordoglio, per la famiglia nulla sarà come prima.

Per la gente comune Simona sarà un ricordo vivo per la tragicità con la quale è venuta a mancare.

Da oggi, da domani, quando andremo in un parco solo a passeggiare, il ricordo di quanto accaduto e consumato in questi ultimi giorni, sarà un monito a non abbassare mai la guardia, poiché un cane, da sempre fedele amico e servitore dell’uomo, potrebbe divenire un feroce assassino se appoggiato dai suoi simili.

Certo, per una ragazza che esce di casa e non vi fa più ritorno in simili circostanze, un responsabile ci deve pur essere.

Fortemente necessario che su questa triste vicenda non cali il silenzio o si chiuda il sipario con l’avvenuto e doloroso funerale.

Occorre far chiasso tanto chiasso, affinché i nostri territori come i nostri boschi ed i loro percorsi, siano dei luoghi sicuri e non da temere.

Bisogna che se ne parli per mettere in sicurezza, ma senza fare da scarica barile, ciò che di più bello abbiamo: i nostri panorami e le nostre montagne.

Altrimenti è meglio tacere, perché una giovane vita indifesa non è più nel posto dov’era.

Simona aveva il diritto di vivere, soprattutto non di finire così atrocemente e la famiglia aveva il diritto di vederla felice e realizzata.

Aveva  semplicemente il diritto di continuare a viverla, non piangerla.

A noi spettatori passivi di un dolore così grande rimane lo sgomento e l’incapacità di proferire qualsiasi parola poiché anche i vocaboli, in simili circostanze, perdono di significato.

Denunciamo sempre ciò che potrebbe essere un pericolo, facciamo rumore, anche se rimarremo inascoltati.

Solo così non ci renderemo complici di atrocità tanto gravi e indicibili, con la speranza che lutti del genere non debbano mai più ripetersi.

Mettiamoci nei panni di questa famiglia e se non riusciremo a starci, capiremo il dovere morale che abbiamo, quello di rimanere vigili, attenti e mai indifferenti perché certi lutti non tramontano allo scorrer del tempo.