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STORIE DI MIGRANTI, A BADOLATO LE “PROVOCAZIONI” ARTISTICHE DELLO SCULTORE GIANNI VERDIGLIONE


In questi giorni forte del suo amore per il suo paese è tornato nei sui vicoli nelle sue strade per esprimere il suo dolore e solidarietà verso i tanti migranti che quotidianamente sbarcano sulle nostre terre alla ricerca dell’eldorado

di Salvatore CONDITO

BADOLATO (CZ)  –  17 AGOSTO 2022 – La strada della poesia, raccontata attraverso un percorso fatto di pietre granitiche con una serie di mattonelle con incise versi di poeti italiani; questa una delle tante performances artistiche raccontate dallo scultore Gianni Verdiglione.

Figlio di questa terra, ex assessore provinciale dei Verdi, che ha raccontato con le sue ‘provocazioni’ una terra sfruttata abusata, mentre il suo linguaggio poetico dei versi semplici come i bambini che come diceva Povia in una canzone:” Non hanno peli né sulla pancia né sulla lingua”.

In questi giorni forte del suo amore per il suo paese è tornato nei sui vicoli nelle sue strade per esprimere il suo dolore e solidarietà verso i tanti migranti che quotidianamente sbarcano sulle nostre terre alla ricerca dell’eldorado.

In una mattinata d’agosto parte la sua performance artistica:” Canne al vento”, teatro i gradini della Chiesa dell’Annunziata, in un attimo tante penne di colombi poggiate su tanti limoni poi due sedie vuote.

Il dramma dei migranti raccontato con semplicità ma con profondità, le penne rappresentano la simbologia delle fragilità spezzate, arrivano con mezzi di fortuna sulle nostre coste poi molti di loro sistemate in case di fortuna diventano vittime spesso di caporali che per pochi euro al giorno li sfruttano per raccogliere arance e olive a venti euro al giorno per otto dieci ore al giorno.

Un punto così drammatico che ha portato il Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto ad emettere un’ordinanza di urgenza per vietare durante le ore calde il lavoro nei campi, che ha portato diversi morti in diverse parti della nostra regione

Un dramma moderno in chiave antica, il colore della pelle il silenzio dei loro visi rassegnati che si incontrano con le loro biciclette di fortuna lungo le nostre strade, storie di invisibili che convivono nella nostra società moderna.

Gianni Verdiglione ci racconta che questi scalini un tempo sedevano contadini di ritorno dal lavoro dei campi, oggi invece accolgono migranti uomini e donne che cercano riparo dal caldo, generazioni che cambiano, qualche ragazzo del posto commosso rivede suo padre che oggi non c’è più.

Storie non raccontate quelle dei migranti ma facendo un salto indietro, tornando nei loro paesi, ne volgiamo raccontare una quella di Alì e Maurice, due amici partiti dalla Libia che speravano di trovare una speranza un modo migliore, sacrifici per racimolare i soldi del viaggio, poi il barcone giorni di viaggio.

Si intravede la terra ma il destino li separa, rimane poca acqua da dividere, lì nasce la scelta: salvati tu amico mio dice Alì, l’amico capisce abbassa gli occhi beve, si salva, il suo amico invece muore.

Gianni Verdiglione con le sue performances racconta e descrive la forza del pensiero in una troppo spesso offesa dimentica, la semplicità dei suoi messi artistici sono dirompenti carichi di significato simbolico.

“Voglio ricordare il medico Gino Strada- ha sottolineato- lo scultore Gianni Verdiglione perché tanto lavoro ha fatto portando un esempio di vita salvando numerose vite umane, non ci può essere salvezza se non diventiamo tutti solidali uno con l’altro”.

I suoi interventi silenziosi sono stati tanti la strada dell’informazione, tanti fogli di giornale che sono diventata una strada per raccontare che abbiamo bisogno di pace; le poesie dei migranti in lingua originale, il suo paese arroccato lungo la collina parla e racconta storie di uomini e giovani di migranti e generazioni che si susseguono nel tempo nella speranza che nasca un mondo nuovo di armonia e pace.

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