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STIPENDI A METÀ, EPPURE TUTTI TACCIONO


Continua lo stato di disagio dei  lavoratori addetti alle pulizie nell’Asp catanzarese. Dopo due anni di “proteste”, nessuno è ancora intervenuto

Articolo di Gianni ROMANO

CATANZARO –  2 SETTEMBRE 2018 – Perdura ancor oggi a due anni di distanza dalla firma del contratto di lavoro, la situazione di sconforto e disagio degli oltre 100 lavoratori addetti alle pulizie nell’ ASP  n.7 per conto dell’ azienda Segi di Montalto Uffugo. 

Già nel lontano 2016 i suddetti lavoratori, lamentano le sigle sindacali CGIL e UIL, venivano indotti ad una firma di contratto che  prevedeva un taglio del 50% delle ore lavorative,vedendosi ridotti di gran lunga i propri stipendi  già esigui. A nulla erano valse le battaglie intraprese e supportate dalle sigle sindacali dell’epoca.

Subivano un passaggio di azienda da una parte perdendo le ultime due mensilità e non solo, a molti di loro veniva addirittura negato anche il TFR,costringendoli ad intraprendere le vie  legali per recuperare quanto negli anni avevano accumulato. Il tutto dovuto ad un mancato versamento delle somme all’ Inps da parte dell’azienda S. G.S. di  Reggio Calabria. E ad un rimpallo di responsabilità  tra  ditta e Asp e nel completo silenzio.

Tutto tace, eppure sono passati ben 2 lunghi anni,tutto e’ lecito in  Calabria,soprattutto se a farne le spese sono le  persone che stanno zitte solo per bisogno. Dall’altra parte invece venivano assunte dalla nuova Azienda,la SE.Gi ,in cui tutti speravano in  un miglioramento delle condizioni economiche e lavorative. Invece,continuano le sigle sindacali, taglio immediato delle ore e delle spettanze o taglio immediato del personale,il tutto nel totale menefreghismo di chi avrebbe dovuto garantire già al momento della  programmazione della nuova ditta.

Oggi un dipendente porta a casa mensilmente 300 euro di stipendio,al limite della civile vivibilità,e in un orario ridotto del 50% e’ costretto a fare lo stesso lavoro che faceva  precedentemente,previo continue lettere disciplinari.

A nulla sono serviti i vari incontri con l’azienda, lamentando la disorganizzazione lavorativa Sottolineando lo stato di difficoltà dei lavoratori a gestire il quotidiano e gli stipendi da fame ,purtroppo mai puntuali,con versamenti a singhiozzo del 50%. Eppure la lamentela persiste e perdura in tutti i distretti sanitari soprattutto nella fornitura  non solo dei servizi ma anche dei materiali.

Perche’ tutti tacciono? Perche’ nessuno interviene? Chiedono i lavoratori. Eppure il capitolato d’appalto parla chiaro. Per non parlare che a tutt’oggi i dipendenti non hanno ancora percepito la 14°mensilita’. Ne’ lo stipendio del mese di luglio.

A tal proposito la Cgil unitamente alla Uil che rappresentano la maggior parte dei lavoratori hanno inteso diffidare la Se.gi al rispetto dei tempi previsti dal CCNL per l’erogazione degli stipendi,invitando anche l’Asp a regolarizzare alla ditta quanto dovuto,mentre nei mesi precedenti veniva informato anche il Prefetto di questa situazione di spiacevole disagio.

In conclusione ci si chiede,alla luce di quanto sopra riportato,se e’ possibile far perdurare questa situazione, che da una parte umilia i lavoratori, ma dall’altra sicuramente non crea gli   strumenti giusti per un miglioramento della sicurezza in materia di igiene in tutti i distretti  ospedalieri e non.”

In ogni caso,dicono i lavoratori,diversi sono stati gli incontri con l’azienda negli ultimi mesi, che nulla di positivo hanno apportato,anzi lamentiamo il disinteresse generale su tutti gli accordi che si erano  stabiliti,che non hanno fatto altro che generare malessere e umiliazioni continue in tutti i  dipendenti,abbiamo notato la non disponibilità da parte dell’azienda verso i lavoratori,alcuni  dei quali costretti ad auto licenziarsi “.

Nuova gara per  una situazione più consona alle esigenze degli ambienti  ospedalieri.”Pertanto,concludono i lavoratori della Se.Gi saremo costretti nostro malgrado ad attivare tutte le procedure necessarie per  difendere la dignità dei nostri lavoratori,con tutte le forze e le proteste che la legge ci  consente.

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