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STALETTI’ (CZ) – DON ROBERTO CORAPI: «LE TRADIZIONI RICCHEZZA DI UN POPOLO


Intervista al giovane parroco della pastorale “in uscita” molto impegnato in favore degli altri

di Franco POLITO

STALETTI’ (CZ) – 10 DICEMBRE 2016 –  E’ già aria di Natale nella comunità di Stalettì.

Il fermento per le feste che verranno è alimentato (anche) dal parroco don Roberto Corapi. Assieme alla sua Parrocchia e ai giovani che gli stanno attorno, il giovane sacerdote della “chiesa in uscita”, ha acceso i motori organizzativi.

Don Roberto è prete molto attivo. Da qualche anno, animato dall’amore per gli altri, porta avanti la pastorale del religioso che va verso l’uomo. Una pastorale di “vita eterna” che predilige il religioso operante in mezzo alla gente. Proprio in questi giorni ha ideato “Maranathà, un programma televisivo  per entrare nelle case di tutti e portarvi Gesù.

Ma don Roberto è anche il sacerdote che ha ripreso le tradizioni. Molto impegnato su quest’altro “fronte”, gli abbiamo rivolto alcune domande.

Don Roberto, lei ama le tradizioni, le rispetta molto ed è andato alla loro ricerca perché?

«Perché le tradizioni sono a mio avviso, la ricchezza di un popolo, un vero patrimonio e non vanno mai annullate, vanno riprese, perché c’è un popolo con esse. Voglio ribadire che le tradizioni sono il risveglio della fede».

Secondo lei, oggi c’è tanto relativismo, tanti si sono allontanati dalla fede, perché?

«Oggi viviamo è vero in un mondo relativista, dove tutto si riduce al materiale. L’uomo è attaccato alle cose materiali. Tanti è vero si sono allontanati da Dio, perché si pensa a un Dio lontano. Basta una prova  nella vita e l’uomo si allontana. Invece Dio è sempre con l’uomo, condivide con tutti noi prove, sofferenze, gioie, è vicino sempre a noi. Mi accorgo che oggi l’uomo vive una fede fai da te, e questo non è bello. Qui il nostro lavoro. Noi sacerdoti dobbiamo educare le coscienze ed invitare l’uomo a stare con Gesù, ad innamorarsi sempre di più di Lui e del suo Vangelo».

Don Roberto e per queste feste, già con l’Avvento cosa bolle nella sua pentola che si chiama pastorale? Qual è la sua azione?

«La mia azione pastorale, mira a mettere l’uomo di oggi insieme agli altri, a farlo stare insieme, perché oggi l’uomo rischia di isolarsi sempre di più, nel mondo di internet  che informa, ma non forma. Quindi voglio creare momenti  di socializzazione».

Quali le tradizioni che lei ha ripreso per questo periodo?

«In primo, la “Cuncetta”, antico canto dedicato alla Beata Vergine Immacolata, la sera della Vigilia della festa. Ho coinvolto i rioni e ci troveremo al suono delle zampogne, a cantare e a gustare le zeppole e murinedi, che le famiglie offrono a tutti, ricordando i tempi di  una volta, quando i poveri bussavano alle porte delle case per mangiare di quello che loro non si potevano permettere. E cosi anche la festa di Santa Lucia».

Don Roberto questi sono momenti belli, come ha fatto a recuperarli?

«Li ho recuperati, visitando gli anziani, e facendomi raccontare, le tradizioni di un tempo, dove esisteva il vero rispetto e  bastava poco per essere felici. Recuperandoli, mi sono accorto che sono momenti molto belli di convivialità, di preghiera e di amore vero, che crea comunione. Voglio dire infine che oggi bisogna che l’uomo torni a socializzare e a meravigliarsi, come un tempo . Meravigliarsi dinanzi al profumo di mosto che segna la vendemmia, dinanzi alle  caldarroste al loro profumo che annunciano l’autunno».

Cosa vuole dire ai suoi giovani?

«Di amare Dio sempre, di seguirlo, di pregarlo. Dico ai giovani coraggio, forza, siete grandi voi. Noi abbiamo bisogno di voi per costruire questa Chiesa che dobbiamo amare con la nostra vita. E andiamo avanti sempre  con entusiasmo, perché oggi la vera tristezza, non è quando ti ritiri a casa e non sei atteso da nessuno,  ma quando tu non attendi più nulla dalla vita. E la solitudine più nera la soffri, non quando trovi il focolare spento, ma quando non vuoi accenderlo più».

 

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