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SQUILLACE, NASCE IL COMITATO “RITORNO AL FUTURO»


Bruzzese: “Lavoreremo anche nella nostra Città nella scia della migliore tradizione, oggi come ieri da una parte sola quella degli ultimi”

di Franco POLITO

SQUILLACE (CZ) –  27 FEBBRAIO 2019 –  Anche a Squillace nasce il Circolo Ritorno al Futuro.

«Una scelta di campo netta pure nella nostra Città – spiega il referente Sardo Bruzzese -, dove sembra essere smarrito il senso della collettività a favore di retro pensieri, personalismi ed egoismi».

Ed è (anche) per questo che il tema prescelto è quello della “società aperta contro l’esclusione”.

«E non è stato un caso – aggiunge Bruzzese -, la scelta dell’affissione della frase di Antonio Gramsci (di assoluta attualità pur essendo una riflessione di quasi cento anni fa) sul mondo vecchio che sta sparendo mentre il nuovo stenta a nascere, su questo tempo sospeso, nel quale il rischio che si corre è quello che prendano piede moti e sentimenti da rigettare senza tentennamenti».

Chiaro l’obiettivo. «Dalla consapevolezza di questo rischio – sottolinea Bruzzese -, lavoreremo anche nella nostra Città nella scia della migliore tradizione, oggi come ieri da una parte sola quella degli ultimi».

I comitati nascono in tutta Italia come reazione a quanto sta accadendo nel Paese.

«I cardini del nostro vivere civile – sottolinea il referente -, quei principi base della nostra democrazia che fino a oggi avevamo considerato come accettati e condivisi da tutti, sono improvvisamente stati messi in discussione e ridotti al rango di mere opinioni.

È cambiato anche il linguaggio: in Italia si dicono apertamente cose che fino a qualche mese fa non si sarebbe mai osato pronunciare in pubblico. Si è sdoganato un linguaggio di odio sconosciuto alla nostra identità e alla nostra cultura».

«Non è un problema solo politico – insiste Bruzzese -, è un problema civile. In democrazia ci si divide sui contenuti ma ci si unisce sulle regole soprattutto quando a essere messi in discussione sono i fondamenti stessi del nostro contratto sociale non basta più delegare al proprio parlamentare o al proprio sindaco: nell’agire collettivo, la difesa dei valori democratici non può che essere una responsabilità condivisa da ciascuna e ciascuno di noi».

«Questo sono i “Comitati di azione civile” – mette in luce – Una scelta di campo, una chiamata all’azione in difesa di 7 “valori” base che si pensavano garantiti per sempre e che sono oggi rimessi in discussione: l’Europa, contro i nazionalismi; la democrazia rappresentativa, verso il plebiscitarismo; la crescita sostenibile, contro l’assistenzialismo; il sapere, contro la superstizione; la giustizia, contro il giustizialismo; il vero, contro il virale; la società aperta, contro l’esclusione».

«I Comitati di Azione Civile  – conclude –  scelgono un valore di elezione su cui lavorare in modo prioritario, ma certamente non esclusivo.,lavorando in rete sia su base geografica che su base tematica e il loro lavoro sarà basato su campagne di azione e di informazione, mettendo circolo le idee sviluppate dal basso e le competenze di ciascuno degli aderenti che desideri contribuire alla crescita del patrimonio di idee comuni e del network dei comitati».

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