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SQUILLACE (CZ) – Sant’Agazio, due sticheri in suo onore scoperti da Viscido


Un'immagine di Sant'Agazio

Un’immagine di Sant’Agazio

Lo studioso squillacese li ha scovati n un manoscritto risalente all’XI secolo, un codice membranaceo contenente sticheri per le feste fisse dell’anno ecclesiastico

Articolo di Salvatore TAVERNITI (Gazzetta del Sud, 30 Gennaio 2015)

SQUILLACE (CZ) – 30 GENNAIO 2015 – Due sticheri inediti in onore di San’Agazio, patrono di Squillace. Li ha scovati il professore Lorenzo Viscido, studioso squillacese che vive negli Usa, noto per i suoi studi sulla Calabria medievale e su Cassiodoro.

Gli sticheri sono composizioni poetico-musicali intercalate da versetti salmodici e canti biblici. Quelli sul santo, martire di Bisanzio, eletto patrono di Squillace e compatrono dell’arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, si conservano in un manoscritto risalente all’XI secolo, un codice membranaceo contenente sticheri per le feste fisse dell’anno ecclesiastico.

Sulla figura di S. Agazio, Viscido ha dedicato due libri e approfonditi studi e interessanti articoli pubblicati sulle più prestigiose riviste nazionali e straniere, oltre alla traduzione dal greco del “Martyrion”. Viscido è stato per alcuni anni ricercatore nel dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università di Salerno e nel Dipartimento di Filologia classica dell’Università della Calabria.

Dopo aver insegnato nei licei italiani, si è trasferito con la famiglia negli Usa, dove ha svolto attività didattica sia nel liceo scientifico “Scuola d’Italia” di New York, sia nell’Università di Danbury (Connecticut). Si è distinto come poeta latino nei certami vaticani del 1983, 1985 e 1986, riscuotendovi “publicae laudes” e la medaglia d’oro.

Come poeta latino si è anche distinto nel certame catulliano del 1984, in cui ha ottenuto la medaglia d’argento. E’ pure filologo e i suoi interessi di studio sono stati finora rivolti a S. Girolamo, S. Agostino, Clemente Alessandrino, Cassiodoro Senatore, Paolo Diacono e all’innografia bizantina.

Dei due sticheri rinvenuti nell’antico codice da Viscido, pubblicati sull’ultimo numero di “Analecta Bollandiana”, finora erano noti solo i rispettivi primi versi, perché segnalati in alcuni repertori.

 

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