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SQUILLACE (CZ) – PAZIENTE DECEDUTO A ITIC, PROCURA: «PROCESSARE I MEDICI»


Udienza preliminare fissata per il prossimo 21 Novembre. Le parole del figlio del signor Occhionorelli: “Dai medici chiaro stato di negligenza”

di REDAZIONE

SQUILLACE (CZ) – 27 LUGLIO 2016 – La Procura di Catanzaro, nella persona del dottor Paolo Petrolo, per il decesso del signor Antonio Occhionorelli, residente a Squillace Lido, avvenuto in data 9 Maggio 2014, nel reparto Utic del Policlinico Universitario di Catanzaro, diretto dal professor Ciro Indolfi, ha chiesto il rinvio a giudizio del professor Pasquale Mastroroberto, cardiochirurgo presso il suddetto Policlinico e dei dottori, Luigi Irrera, Pasquale Napoli e Giuseppina Mascaro, medici cardiologi in servizio nel reparto Utic.

L’udienza preliminare si terrà il prossimo 21 Novembre dinanzi al Gup. Carlo Saverio Ferraro. Decorso il termine concesso agli indagati per consentire le proprie attività difensive, la Procura di Catanzaro ha mantenuto inalterato l’impianto accusatorio nei confronti dei quattro indagati, sulla scorta di quanto ravvisato dai consulenti incaricati di valutare le cause del decesso di Antonio Occhionorelli ed individuare eventuali responsabilità mediche.

La famiglia Occhionorelli è difesa dagli avvocati Arturo Bova ed Antonio Lomonaco.

Sentito il figlio Luca, questi ci ha rilasciato la seguente dichiarazione: “ La mia famiglia ha voluto mantenere il massimo riserbo durante la fase delle indagini preliminari per evitare ogni forma di strumentalizzazione della vicenda e garantire la massima serenità agli organi inquirenti, pur nella immediata consapevolezza delle gravi responsabilità a carico di chi ha avuto in cura mio padre, durante la sua degenza nel reparto Utic del Policlinico Universitario di Catanzaro. Le responsabilità individuate dai consulenti nella propria relazione, che ha raccolto al suo interno dati inconfutabili presenti nella cartella clinica sottoposta a sequestro, se confermate, non rappresentano il mancato rispetto dell’Abc della sanità ma di qualcosa che viene molto prima.

Mio padre, entrato nel reparto Utic in condizioni cliniche stazionarie per un problema di natura cardiaca, deceduto dopo quattro giorni di degenza, avvertendo, l’ultimo giorno, continui dolori al torace e presentando, al momento del decesso un valore di emoglobina pari a 5 g/dl, in misura sempre decrescente durante la fase di degenza, ha avuto la evidente sfortuna di incrociare sul suo percorso le persone sbagliate in un mondo delicato come quello della sanità. Nei quattro giorni di degenza, durante i quali, attraverso un monitor, ho avuto quotidiani contatti con mio padre, anche di natura scherzosa, per alimentare in positivo il suo stato d’animo, né il cardiochirurgo ha ritenuto di intervenire nonostante il quadro clinico lo consentisse e lo stesso ne dichiarasse la necessità chirurgica, né gli operatori dell’Utic hanno pensato di effettuare le necessarie trasfusioni di sangue di fronte ad un valore della emoglobina giunto ai parametri minimi.

Tutto ciò nonostante l’epatologo, con propria consulenza, sancisse la presenza di condizioni ottimali per affrontare l’intervento cardiaco e, soprattutto, invitasse gli operatori sanitari a monitorare l’emocromo. So di non esagerare se affermo che mio padre è deceduto in uno stato di negligenza, dal punto di vista clinico, dopo quattro giorni di ricovero. Le mie nette considerazioni, non certo rese sull’onda emotiva di una vicenda familiare, trovano il loro pieno fondamento in quanto è cristallizzato nella cartella clinica e confermato dai consulenti della Procura.

Ci tengo, inoltre, a sottolineare come in questi due anni di silenziosa sofferenza mi ha fatto male il dover leggere sistematici articoli autoreferenziali del Reparto Utic del Policlinico di Catanzaro e sulle gesta del Prof. Mastroroberto, in stridente contrasto con quanto gravemente accertato nella vicenda relativa al decesso di mio padre. Resto convinto che la buona sanità dipenda dagli uomini che la rappresentano in silenzio e con umiltà ed il mio auspicio è che questa aberrante vicenda clinica rappresenti un monito affinché, nella sanità, situazioni così deficitarie dal punto di vista gestionale non abbiano più a ripetersi”.

 

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