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SQUILLACE (CZ) – “INNESTI CONTEMPORANEI”, PARTITA L’OPERAZIONE “INNESTO” CULTURA


Festival presentato ieri in conferenza stampa. Appuntemento nel Castello Normanno i prossimi 30, 31 luglio e  agosto

di REDAZIONE 

SQUILLACE (CZ) – 27 LUGLIO 2016 –  E’ stato presentato ieri, in conferenza stampa, “Innesti Contemporanei”, festival di teatro e arti performative, che si svolgerà nel Castello Normanno-Svevo in Squillace i prossimi 30, 31 luglio e 1 agosto .

Nato con l’intento di “innestare” sul territorio una nuova realtà culturale, che possa divenire nel tempo un appuntamento fisso per il luogo, attrazione culturale e turistica, “Innesti Contemporanei” è un festival che non riceve alcun fondo ed è totalmente  autofinanziato dagli artisti stessi, che hanno deciso autonomamente di donare il proprio spettacolo  aderendo all’importante operazione di sensibilizzazione del territorio della pratica teatrale, e delle arti performative.

Il Festival ha come obiettivo la creazione di uno spazio ideale dove gli artisti possano
esprimersi al meglio, in armonia con la popolazione di Squillace, autentico teatro a cielo aperto. L’anima della rassegna è la realizzazione di un unico grande spettacolo, un’unica grande festa che unisce gli spettatori, i cittadini e gli artisti. Durante lo svolgimento del festival si organizzeranno dei laboratori, tenuti dagli artisti che si esibiranno durante il festival, al fine di sensibilizzare la comunità alla cultura artistica e teatrale.

PROGRAMMA

30 LUGLIO ORE 20.30

“Lavori in corso” di Plutino2 (Giuseppe Plutino e Pietro Plutino)

Questa performance è un’indagine sulla relazione tra soggetti e tra questi e lo spazio, nell’eventualità di una sua condivisione. Una ricerca volta a ricreare un moderno spazio embrionale, quasi un ritorno al grembo materno, a quel luogo archetipico che ha rappresentato per tutti la prima esperienza di spazialità e che, se condiviso, induce a negoziare i termini di una convivenza: l’uno deve plasmare il proprio esserci in relazione a quello dell’altro, al suo muoversi, coordinando reciprocamente i movimenti. La sincronia ideativa è estrema, tanto da poterli considerare un’unica entità, una identità condivisa, esemplificata in quell’effetto ” mirror “, in cui l’uno di fronte all’altro vede di sè “il riflesso che parla, dice e risolve”. L’impalcatura, che gli artisti simultaneamente montano al momento della performance, rappresenta una porzione di spazio modulabile, indica un’idea di spazio costruito dalle relazioni umane che si inscrivono in esso tramite il linguaggio dei corpi. Costruirlo per entravi e una volta all’interno muoversi. Le aste delimitano questo spazio, diventano gabbia, rendendolo estraneo all’ambiente circostante e spostando l’attenzione, di chi osserva, al suo interno e, per chi lo abita, verso se stesso, la propria identità, i propri gesti e movimenti. L’idea di spazio agente e spazio agito in questo lavoro coincidono. La struttura, seppure standard, rispetta le proporzioni del corpo umano, dal Rinascimento unità di misura per la progettazione architettonica, sintetizzando visivamente un’immagine antropometrica. Un richiamo all’uomo vitruviano, dalle proporzioni ideali: l’uomo che in piedi e a braccia aperte è inscrivibile in un quadrato e che al tempo stesso può misurare e contenere, nell’ambito della sua esperienza, lo spazio definito dalla struttura. E’ questo il celebre “homo ad quadratum” di Vitruvio, un uomo che entra in contatto con la figura geometrica in maniera del tutto proporzionale e in sintonia, “misura di tutte le cose”, dello spazio e del tempo. Una sorta di ritratto della condizione umana, una situazione di tipo esistenziale incentrata sulla relazione dell’uomo con lo spazio, uno spazio in cui però “qualcosa” non è riconducibile a misura, la eccede e interferisce, qualcosa con cui comunque bisogna fare i conti, “l’altro”. “La porzione

di cui hai bisogno per muoverti presuppone l’incidente di doverlo condividere” e nell’incidente, l’incontro-scontro con l’altro. Il doppio umano nell’incontro con l’altro mostra una visione stereoscopica, attraverso la quale gesto e azione sono immagine icastica e archetipica dell’essenza umana, vetrina della sua dicotomia. L’impossibilità di essere soli.

30 LUGLIO ORE 21.00

“Onora il Padre”

 (Reading Teatrale) di e con Saverio Tavano

Pubblicato nel volume collettivo I LUOGHI DEL POSSIBILE – cinque pezzi di teatro italiano contemporaneo – La Mongolfiera Editrice, aprile 2013.

Tre personaggi: una famiglia. Un padre, una madre, un figlio. Un luna park abbandonato, simbolo di un’infanzia tradita, incolta, oltraggiata. In questo luogo si regolano i conti familiari, ma i panni sporchi non si lavano in casa come nelle migliori famiglie, si seppelliscono sotto terra. Le tradizioni familiari non vanno mai tralignate, il rischio a cui si incorre è la morte. Gli errori commessi sono eredità, conformismo, ricadano fatalmente sui figli. L’identificazione eccessiva è incollamento, è riproduzione dello stesso, una coazione a ripetere.  Il fato è definito, ma come nelle migliori tragedie spesso si è troppo distratti per capirlo.

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