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SQUILLACE (CZ) – Conti da sanare, si riparte dal bilancio di previsione riequilibrato


Squillace, veduta di piazza Vescovado

Squillace, veduta di piazza Vescovado

Il documento contabile approvato dal consiglio comunale. Contraria l’opposizione. Il ritardo dovuto alla dichiarazione di dissesto finanziario

di Salvatore TAVERNITI (Gazzetta del Sud, 19 febbraio 2015)

SQUILLACE (CZ) – 19 FEBBRAIO 2015 – Il consiglio comunale di Squillace ha approvato l’ipotesi di bilancio di previsione 2014 stabilmente riequilibrato. Il ritardo nell’approvazione del documento contabile è dovuto al fatto che l’amministrazione ha dichiarato il dissesto finanziario, per cui sono stati sospesi i termini per la deliberazione del bilancio.

Come affermato dal sindaco Pasquale Muccari, si tratta sostanzialmente di un bilancio consuntivo, che ammonta a circa 8 milioni e mezzo di euro. Hanno votato contro i consiglieri dell’opposizione.

Approvate anche le pratiche propedeutiche: il piano triennale delle opere pubbliche (sono stati inseriti gli interventi sugli edifici scolastici, sul centro servizi, il parco fluviale e la cartellonistica) e il piano di alienazione degli immobili (vengono messi in vendita diverse case popolari). Il sindaco ha parlato di «passaggio importante che porterà al risanamento finanziario e che si riferisce ad un documento reale improntato all’economicità e al risparmio».

Critiche sono venute dai banchi dell’opposizione. Il consigliere Franco Scicchitano, in particolare, ha affermato che la giunta ha sottoposto un’ipotesi di bilancio che impone l’aumento dell’Imu senza possibilitàdi considerare forme di esenzione e agevolazioni a favore delle fasce deboli ed ha fatto riferimento anche all’addizionale comunale Irpef, all’imposta di soggiorno, alla Tari, Tasi e  ad altri tributi comunali, all’azione coercitiva della pressione fiscale che sommergerà i contribuenti di cartelle esattoriali.

Scicchitano si è soffermato sui ruoli dell’acqua in riscossione in questi giorni, che si riferiscono a consumi rilevati su due o tre anni i cui valori sono stati calcolati “a forfait” e, quindi, con pretese illegittime da parte del comune.

 

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